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Lazio, intervista speciale a Radu: “Orgoglioso di far parte della famiglia biancoceleste”

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LAZIO INTERVISTA SPECIALE RADU – Il rapporto di Stefan Radu con la maglia della Lazio è la classica “storia infinita” da raccontare alle future generazioni. Con quella di quest’anno sono 13 le stagioni in biancoceleste per il difensore rumeno classe ’86. La sua dedizione ai colori bianc’azzurri gli ha permesso di ritagliarsi uno spazio importante nell’olimpo dei calciatori che hanno indossato la maglia con l’aquila sul petto. Da pochi giorni, inoltre, Radu è diventato il calciatore con più presenze nella lunga storia societaria della Lazio. Nell’ultimo match di campionato contro lo Spezia, il terzino ha raggiunto quota 402 apparizioni con la squadra capitolina staccando il precedente recordman Beppe Favalli. In settimana, a Formello, Claudio Lotito, la rosa della Lazio e lo stesso Favalli hanno premiato il giocatore per ciò che rappresenta per l’ambiente biacoceleste. A questo proposito la radio ufficiale della società ha rilasciato via social la lunga intervista fatta a Radu per omaggiare il grande traguardo raggiunto.

Lazio, la speciale intervista a Radu

“Sono orgoglioso di aver ottenuto questo record di presenze. Non avrei mai immaginato di raggiungere le apparizioni di Favalli con la Lazio. Mi ricordo quando sono arrivato a Roma. Ero un ragazzino solo e spaventato. Sono stato accolto molto bene da subito e piano piano sono diventato della famiglia biancoceleste. Quando sono arrivato alla Lazio, Pandev e Kolarov mi hanno insegnato tanto. Mi hanno fatto inserire velocemente nel gruppo. Il mio ruolo naturale è al centro della difesa. Poi sono stato spostato terzino sinistro”.

Il rapporto con la Nazionale

“Per motivi di salute ho deciso di lasciare la Nazionale per puntare tutto sulla Lazio”.

L’energia dei tifosi

“Mi vengono i brividi quando i tifosi urlano il mio nome allo stadio. L’anno scorso l’Olimpico era quasi sempre sold out. Quei momenti mi sono rimasti dentro perché giocare in casa ci fa sentire protetti”.

Esordio e primi trofei

“La prima partita è stata in Coppa Italia contro la Fiorentina. Esordio con vittoria. Dopo 3 giorni dal mio arrivo quel risultato mi ha dato una spinta per il futuro qui. I ricordi migliori sono i primi trofei che ho vinto in bianc’azzurro. Ho gioito, anche se in quelle occasioni non ho giocato”.

Il 26 maggio

“Il 26 maggio è stato il giorno più bello della mia carriera. Quando incontro Lulic ancora ne parliamo. Gli dico che di quella Coppa Italia se ne parlerà per sempre. La competizione ha avuto un peso enorme. Man mano che ci avvicinavamo alla finale ci rendevamo conto dell’importanza. La settimana prima dell’ultima partita è stata stressante perché volevamo fare bella figura e regalare ai tifosi il trofeo”.

Le vittorie con Inzaghi

“Le finali dell’era Inzaghi sono state tutte belle. Sono partite fatte per vincere. Ne abbiamo perse tante, ma abbiamo vinto quelle che ci davano per sfavoriti. Abbiamo ribaltato i pronostici, soprattutto contro la Juventus. In quelle partite abbiamo fatto vedere a tutti di essere una grande squadra”.

Il pensiero del ritiro

“Alla fine del 2019 ho pensato di smettere. Questa cosa la sa solo il mio procuratore. Gli dissi che avrei giocato solo per la Lazio e per nessun altro. Sono fiero di questo scelta”.

Rapporto con i compagni

“Con i compagni mi sono sempre trovato bene. Sono un uomo spogliatoio perché voglio sempre il bene per la squadra. Quando arrivi alla Lazio capisci immediatamente l’ambiente particolare. Qui devi sempre pensare a vincere perché i tifosi sono molto esigenti”.

La corte di Zenga

“Zenga mi voleva portare alla Sampdoria. Ho un bel rapporto con lui ma non avrei mai rinunciato alla Lazio per niente al mondo”.

L’amore dei figli per Roma

“I miei figli sono nati a Roma e questa è la loro casa. Spesso piangono pure se ci allontaniamo da qui per le vacanze. Quando torno dalle trasferte mi fermo sempre in qualche negozio a comprare un regalo ai miei figli. Una volta trovai tutto chiuso e loro si infuriarono. Erano piccoli, ora sono cresciuti”.

Un occhio al futuro

“Vivo il momento. Ancora non ci penso al futuro perché ho tanta voglia di giocare. Fisicamente sto bene, mi alleno sempre al massimo. Il ritiro può attendere”.

La fascia di capitano

“Non mi sentivo di fare il capitano e ho lasciato la fascia a Lulic. Senad merita di essere il nostro capitano”.

La morte del padre

“Quando ho perso mio padre è stato un momento bruttissimo. Subito dopo la sua morte ho pensato di smettere per lo shock”.

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