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Lazio, partenza da grande: Gattuso ha già trovato solidità e carattere, ma il potenziale è ancora tutto da esplorare
Tre partite, tre vittorie e nove punti. Basterebbero i numeri per descrivere l’avvio di campionato della Lazio, ma limitarsi alla classifica significherebbe perdere la parte più interessante del discorso. La squadra affidata a Gennaro Gattuso non ha soltanto cominciato vincendo: lo ha fatto mostrando qualità differenti a seconda delle situazioni, passando dalla sofferenza di Bologna al controllo contro il Genoa, fino alla rimonta sul campo dell’Udinese.
Il percorso appare ancora troppo breve per formulare giudizi definitivi, soprattutto dopo l’eliminazione interna contro il Mantova in Coppa Italia che aveva preceduto l’esordio in Serie A. Eppure la reazione è stata netta. In campionato i biancocelesti hanno battuto Bologna 1-0, Genoa 1-0 e Udinese 2-1, salendo a nove punti con quattro reti segnate e appena una subita. La sensazione è quella di una squadra che abbia trovato rapidamente una propria identità, pur lasciando intravedere margini di miglioramento considerevoli.
La prima certezza è una Lazio difficile da battere
Il dato maggiormente indicativo riguarda probabilmente la fase difensiva. Nelle prime due giornate la Lazio non ha subito reti, riuscendo a proteggere due vantaggi minimi in trasferte e contesti differenti. A Bologna è servita anche una grande prestazione di Mandas, mentre contro il Genoa gli avversari hanno prodotto pochissimo e sono arrivati al primo tiro nello specchio soltanto nel recupero della ripresa.
Non significa necessariamente che la Lazio domini già le partite attraverso il possesso. Anzi, una delle caratteristiche più evidenti della formazione di Gattuso è stata finora la capacità di convivere con fasi nelle quali sono gli avversari a prendere campo.
Doekhi e Provstgaard hanno composto con continuità la coppia centrale nelle prime giornate, mentre sugli esterni Gattuso ha potuto alternare caratteristiche differenti. Nuno Tavares resta un giocatore capace di modificare profondamente la fase offensiva attraverso corsa e conduzioni, Floriani Mussolini ha trovato spazio sulla destra e Pedraza rappresenta un’ulteriore soluzione sulla corsia opposta.
La compattezza, soprattutto, sembra essere diventata immediatamente una priorità. È una base importante perché permette alla Lazio di restare dentro le partite anche quando il gioco non scorre con continuità.
Frattesi è diventato immediatamente il simbolo del nuovo corso
Tre gol nelle prime tre giornate rappresentano un dato straordinario per Davide Frattesi, soprattutto considerando il suo ruolo. Il centrocampista ha deciso tutte le prime tre partite della Lazio in modi differenti.
A Bologna è entrato dalla panchina e dopo pochi minuti ha sfruttato una combinazione con Dia per segnare la rete dello 0-1. Nella stessa partita ha anche salvato sulla linea una conclusione del Bologna, sintetizzando perfettamente la sua capacità di incidere nelle due fasi.
Contro il Genoa ha invece attaccato l’area sul cross di Tavares trovando nuovamente il gol, mentre a Udine si è inserito centralmente sull’assist di Zaccagni per firmare l’1-1. Tre reti che hanno un denominatore comune: l’occupazione dell’area.
È probabilmente questa una delle idee più interessanti della nuova Lazio. Frattesi non deve essere necessariamente coinvolto continuamente nella costruzione; la sua vera forza emerge quando può partire qualche metro più indietro per attaccare lo spazio senza palla. Gattuso sembra avergli costruito rapidamente un contesto adatto.
Il rischio, però, sarebbe dipendere troppo da questa produzione offensiva. Una squadra che vuole mantenersi nelle zone alte della classifica non può chiedere a un centrocampista di segnare praticamente in ogni partita.
Un centrocampo che offre caratteristiche complementari
Dietro l’esplosione realizzativa di Frattesi c’è anche una struttura interessante. Rovella può garantire ordine nella costruzione, Taylor aggiunge dinamismo e capacità di coprire terreno, mentre Belahyane rappresenta una soluzione differente quando bisogna aumentare intensità e mobilità. Proprio Taylor è stato indicato da Sky Sport (e non solo) come il migliore in campo nella vittoria di Udine, davanti anche ai due marcatori Frattesi e Gudmundsson.
La varietà è un elemento importante. Gattuso sta utilizzando principalmente una struttura riconducibile al 4-3-3, ma all’interno di quel sistema i movimenti dei centrocampisti possono cambiare parecchio. Frattesi può diventare quasi un incursore aggiunto, mentre gli altri due uomini della mediana devono garantire equilibrio alle sue avanzate.
È proprio nella gestione delle distanze che la Lazio potrà crescere ulteriormente. Quando il pressing funziona, i biancocelesti riescono a mantenere la squadra corta e a recuperare rapidamente il pallone; quando invece viene superata la prima pressione, possono aprirsi spazi che avversari tecnicamente più forti potrebbero sfruttare meglio.
Zaccagni resta il riferimento dell’attacco, ma servono più gol dalle punte
Una delle particolarità della partenza laziale sta nei marcatori. Quattro reti complessive in campionato: tre di Frattesi e una di Gudmundsson. Nessun centravanti ha ancora segnato. Non è necessariamente un problema dopo appena tre giornate, ma rappresenta sicuramente il principale margine di crescita offensivo.
Dia ha contribuito, per esempio, all’azione decisiva di Bologna con un assist di tacco per Frattesi. Pinamonti ha già trovato spazio al centro dell’attacco, mentre Noslin può garantire soluzioni differenti. Gattuso dispone quindi di alternative, ma dovrà riuscire progressivamente a portare anche il numero nove maggiormente dentro l’area e dentro la produzione realizzativa.
Zaccagni continua invece a rappresentare uno dei principali creatori di pericoli partendo dalla sinistra. A Udine è stato decisivo nell’azione del pareggio, superando Vojvoda e servendo Frattesi, e poco dopo ha anche colpito un palo.
Con Isaksen, Cancellieri e le altre alternative offensive, la Lazio possiede velocità e possibilità di uno contro uno. La prossima evoluzione dovrà essere trasformare questa pericolosità in un numero maggiore di occasioni pulite e, soprattutto, distribuire maggiormente i gol.
Udine ha mostrato forse la qualità più importante: la capacità di reagire
Le vittorie contro Bologna e Genoa avevano raccontato soprattutto una Lazio solida. Quella ottenuta contro l’Udinese ha aggiunto qualcosa. Dopo un primo tempo equilibrato, Karlström ha portato avanti i friulani al 49′. Per la prima volta in campionato la Lazio si è trovata in svantaggio. La risposta è arrivata nel finale: Frattesi ha pareggiato, Zaccagni ha colpito il palo e Gudmundsson, entrato dalla panchina, ha completato la rimonta all’88’.
È significativo soprattutto il modo in cui sono arrivati i due gol. Il primo attraverso una delle connessioni già consolidate, quella tra Zaccagni e l’inserimento di Frattesi. Il secondo grazie a due nuovi arrivati: assist di Doekhi e rete di Gudmundsson, quest’ultimo a segno pochi minuti dopo il proprio ingresso. Una squadra appena costruita che riesce già a vincere attraverso le alternative della panchina offre a Gattuso un’indicazione incoraggiante.
Dove può migliorare: produzione offensiva e controllo delle partite
Nove punti su nove rappresentano il massimo possibile, ma non significano che la Lazio abbia già raggiunto il massimo delle proprie possibilità. Il primo margine riguarda proprio l’attacco. Quattro gol in tre partite sono stati sufficienti per conquistare nove punti, grazie soprattutto alla solidità difensiva, ma difficilmente una media così contenuta potrà garantire sempre lo stesso rendimento in classifica. E tre delle quattro reti sono state realizzate dallo stesso centrocampista. Occorre quindi coinvolgere maggiormente centravanti ed esterni nella fase conclusiva.
Un secondo passaggio riguarda il controllo. A Bologna la Lazio ha dovuto soffrire parecchio, trovando in Mandas e nello stesso Frattesi due interventi determinanti per conservare il risultato. A Udine è stata costretta a rimontare dopo aver concesso ai friulani una fase favorevole della partita.
Sono vittorie preziose proprio perché dimostrano capacità di adattamento, ma Gattuso cercherà inevitabilmente una Lazio capace di governare più a lungo le gare senza essere costretta ogni volta a vincerle sul filo dell’equilibrio.
Il vero esame deve ancora arrivare
L’avvio resta particolarmente significativo anche considerando da dove partiva la Lazio. Nella stagione precedente i biancocelesti avevano chiuso con 54 punti, interrompendo una serie di sei campionati consecutivi conclusi almeno a quota 60 e restando fuori dalle competizioni europee. La prima risposta della nuova stagione è stata quindi forte: tre vittorie consecutive e aggancio alla vetta della classifica insieme a Inter e Roma dopo tre giornate.
Adesso, però, arriva una verifica di livello superiore. Il calendario propone il Milan all’Olimpico, partita che permetterà di misurare meglio la distanza tra questa Lazio e le squadre costruite per competere stabilmente nelle prime posizioni.
La cosa più interessante, in fondo, è proprio questa: la Lazio ha raccolto il massimo senza sembrare ancora una squadra arrivata al proprio limite. La difesa funziona, Frattesi ha avuto un impatto enorme, Zaccagni continua a creare superiorità e dalla panchina stanno arrivando risposte importanti. Mancano ancora i gol degli attaccanti e una maggiore continuità nel dominio delle partite.
Se arriveranno anche quelli, le tre vittorie iniziali potrebbero smettere di essere considerate soltanto un grande avvio e diventare il primo indizio di una stagione molto più ambiziosa. Chiaramente la Lazio non viene ancora considerata in una posizione di vertice riguardo alle quote per il vincente della Serie A. Ma se troverà la continuità giusta, sognare può diventare lecito.
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