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Sarri rompe il silenzio: “Sfida a Mourinho? Roba giornalistica. Idea 4-3-3, ma…”

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LAZIO SARRI PRESENTAZIONE – Sono stati giorni interminabili quelli che hanno portato Sarri alla Lazio. L’attesa dei tifosi biancocelesti è stata lunga, ma è finita. Questa sera i biancocelesti hanno potuto sentire le prime parole del tecnico toscano. Ospite di Criscitiello e Pedullà su Sportitalia, canale 60 del digitale terrestre, l’ex Juventus ha toccato diverse tematiche, accennando qualcosina anche sulla prossima avventura in biancoceleste. Di seguito la diretta testuale di Lazionews.eu.

Le parole di Maurizio Sarri

“In questi 332 giorni non ho fatto niente di particolare: sono stato con la famiglia. Ho letto tantissimo. Ho visto tante partite e poi ho fatto una delle cose che mi piace più fare: osservare tante corse ciclistiche. Io vengo da una famiglia di ciclisti: mio padre è stato corridore professionista e quindi è una passione condivisa. Se allenassi una squadra di ciclismo? Mi piacerebbe tantissimo”.

L’anno sabbatico

“Ho visto tanto calcio ma non tantissimo. E’ stato un anno in cui non mi è pesato star fuori: vedere gli stadi vuoti mi ha provocato un grande senso di tristezza. La situazione non mi faceva venir voglia di tornare velocemente”.

I successi di Sarri

“Scudetto sottovalutato? Era dato per scontato all’esterno e purtroppo anche all’interno. Abbiamo vinto un campionato senza festeggiarlo: siamo andati ognuno a cena per conto proprio. L’anno giusto per andare alla Juventus sarebbe questo, dopo che hanno fatto un quarto posto e si sono ricreate le condizioni giuste”.

Opzione Napoli a gennaio

“Non avevo la certezza di poter essere utile in corsa e non c’erano i giusti presupposti. Poi tutte le società che mi hanno cercato durante la stagione si sono scontrate con la mia identica risposta, ovvero che se ne poteva riparlare a Luglio. Napoli cosa vera, ma semplice richiesta di disponibilità”.

Sostituzione di Ronaldo in Juventus – Milan

“La gestione di Ronaldo non è semplice. Lui è una società multinazionale che ha anche interessi personali che vanno abbinati con quelli della squadra. Situazione difficile da gestire. Io mi ritengo più bravo a fare l’allenatore piuttosto che il gestore. Poi, però, ci sono tanti aspetti positivi perché Ronaldo porta numeri e risultati importanti”.

Il rapporto con Jorginho

Jorginho pallone d’oro? Se vincesse anche l’Europeo sì. E’ un giocatore raffinato e quindi non capibile da tutti: devi guardare solo lui nell’arco della partita perché è talmente intelligente e bravo che fa sembrare tutto facile. Questa è la sua grandezza: rendere semplice tutto, muovendo la palla a un tocco. Al Chelsea? Quando è iniziata la trattativa con i Blues, lui stava per firmare con il City. Grazie al mediatore siamo riusciti a portarlo a Londra. All’inizio hanno fatto fatica a capirlo, ma ora è un giocatore seguitissimo, a volte anche capitano. Sono contentissimo di quello che sta facendo”.

Su Dybala

“Non è difficile recuperare un fuoriclasse come lui. Ha fatto un anno strano, pieno di infortuni, ma quando uno ha le sue capacità tecniche il recupero è semplice. O la Juventus ci punta o lo cedono”.

Litigio dopo Udinese – Juventus

“Non è assolutamente vero. C’erano delle discussioni. A me non è piaciuto molto che la squadra dopo aver vinto il campionato ha mollato, perché staccare la spina e riattaccarla dopo sembra una cosa semplice ma non è così. Secondo me doveva tirare fino alla fine del campionato per poi presentarsi pronti alla Champions League. Quell’errore l’ho sottolineato a tutti, dirigenti e giocatori”.

Il nuovo Sarri

“A me piace molto De Zerbi, mi lascia esterrefatto che a quell’età scelga un’esperienza all’estero. Ha fatto bene, comunque, ad andare allo Shaktar. Da lì potrà spiccare il volo in giro per l’Europa. Poi ci sono tanti giovani bravi, come Italiano o altri”.

Scudetto perso in albergo a Napoli

“Tutti quelli che hanno fatto sport sanno a cosa mi riferivo. La realtà è che la squadra aveva visto uno spiraglio aperto e se l’è visto chiudere in due minuti. Chi ha vissuto quella notte sa benissimo a cosa mi riferisco: ho visto giocatori piangere per le scale. Ci fu un contraccolpo psicologico su quegli episodi”.

Higuain, Callejon e Insigne

Higuain è un fenomeno ma ha anche momenti in cui è difficile farlo accendere. Callejon è perfetto: ordinato e costante. Insigne è da qualche anno il giocatore italiano più forte. Non so perché venga messo in discussione. L’altra sera ha fatto un gol incredibile. Li riallenerei tutti e tre”.

Sarri contro Mourinho

“Lo stesso discorso di prima: è roba giornalistica. Alla fine sarà Lazio – Roma. Le squadre contano più di giocatori e allenatori: l’importante è fare un grande lavoro e tornare a divertirsi con la squadra che gioca un bel calcio. Quando un allenatore si diverte lo trasmette e iniziano a divertirsi anche i giocatori. E così via anche il pubblico. Il giocare male per vincere è un luogo comune”.

La più grande trovata tattica

Mertens è stata una botta di fortuna. Una partita a Bergamo siamo rimasti in dieci e loro attaccavano a pieno organico: noi abbiamo tolto Higuain e messo il belga da punta, pensando che potesse essere utile in quella posizione. Lui in un quarto d’ora ha fatto il diavolo a quattro. E quindi l’anno in cui si è infortunato Milik, sono tornato a quel tentativo. Mi ricordo la discussione con Dries che mi chiedeva se potesse farlo: gli risposi di si”.

L’interesse passato della Roma

“Non ci ho mai parlato direttamente. Siamo stati abbastanza vicino secondo i miei agenti”.

Passare dal 3-5-2 al 4-3-3

“Cambiando i giocatori. Nella rosa della Lazio non ci sono esterni alti, quindi qualcosa bisogna cambiare. L’unica cosa della quale negli anni mi sono reso conto è che non posso fare la difesa a tre. L’idea di fondo è il 4-3-3, se poi il mercato porta soluzioni diverse vediamo”.

Su Lazzari

“Le prime parole da laziale vorrei farle in fase di presentazione. Comunque, quando un giocatore ha la gamba di questo ragazzo penso si possa adattare a tutto”.

Difficoltà in un contesto tattico diverso

“La grande differenza non è tra difesa a tre o a quattro, ma nella richiesta, nei principi. Io vado a fare richieste non usuali, che quindi possono essere difficili da comprendere per gente che da anni pensa in maniera diversa. Infatti, negli anni con me hanno fatto fatica molto più i vecchi dei giovani: l’unica eccezione è stata Albiol“.

Da Empoli a Roma: i cambiamenti di Sarri

“Senza rendercene conto cambiamo continuamente: è impensabile essere l’allenatore o la persona di Empoli. E’ naturale. Ho una esigenza quando alleno: trovare una società che mi faccia fare l’allenatore da campo. Se mi mettono a fare qualcosa di diverso mi innervosisco, perché non è qualcosa per cui mi sono dedicato a questo lavoro”.

Duello di panchine tra Roma e Milano

“Allenatori di Roma più importanti di Milano? Non lo so. Sulla carta, ma poi bisogna andare in campo e dimostrare. Avere il nome e il passato non è garanzia di successi futuri. Il mio obiettivo è tornare ad avere una squadra che ha come scopo quello di lavorare in settimana per divertirsi la domenica. Così è più facile vincere”.

Futuro

“Per quanto avrò voglia di allenare? Non lo so. Ho bisogno di un’esperienza gratificante dal punto di vista professionale”.

La serata di Lione

“A metà ottobre ho fatto una riunione con lo staff e ho detto loro di fare una scelta: andiamo dritti per venire esonerati dopo venti giorni o scendiamo a compromessi sapendo che andremo a casa lo stesso?”.

Su Fiorentina e Chelsea

“Con la Fiorentina ho avuto contatti prima che prendessero Prandelli. La risposta è stata la stessa: disponibilità per luglio. Al Chelsea, invece, ho fatto un errore clamoroso: quello di voler venire via a tutti i costi per tornare in Italia. Marina Abramovich mi ha fatto anche un po’ di ostruzionismo. Il Chelsea è una grandissima società, negli anni dopo ha preso tanti giovani adatti a me. Ho vissuto un anno particolare, nel quale Abramovich non poteva entrare in Inghilterra e avevamo un proprietario non presente sul territorio. Una situazione abbastanza difficile, tutto in mano a Marina e aveva mille problemi da risolvere, l’aspetto calcistico era in mano a noi dello staff, non avendo il potere economico a disposizione. Poi sono arrivati Werner, Havertz, Mount, Ziyech: tutti adatti a me e al mio modo di giocare”.

Giroud al Milan

“Olivier è un grande professionista, nel momento di bisogno c’è sempre. Racconto un aneddoto. Il giorno prima della finale di Europa League, Zola mi chiese cosa pensassi. Risposi: ‘Domani giocano Giroud e Pedro, gli altri nove li scegli tu’. Sono giocatori che non falliscono mai le finali”.

Sulla coppia Kantè – Jorginho

Jorginho per me è meglio a tre. Kantè è mostruoso: aldilà della corsa, ha qualità. Può giocare a due, a tre. Parliamo di giocatori di livello, che in questo momento non possono venire in Italia“.

Sulla Nazionale

“Non ho visto tante partite dell’Europeo. Quelle dell’Italia quasi tutte, però. Siamo palesemente la squadra che gioca il miglior calcio. Mi aspettavo una squadra brillante fin dalle scelte: Mancini è stato bravo nell’individuare i giocatori per il suo tipo di calcio”.

Consigli a Spalletti

“Non l’ho sentito nell’ultimo periodo. Luciano ha l’esperienza per gestire qualsiasi squadra e giocatore. Gli faccio un in bocca al lupo”.

Lotito e De Laurentiis

Lotito c’entra poco con De Laurentiis? Per quello che l’ho conosciuto sì, ma le esperienze pre-campionato sono tutte belle e facili, mi auguro che la mia sensazione sia quella giusta”.

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