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LAZIO UDINESE PAGELLE – La Lazio cade a sorpresa all’Olimpico, battuta 1-3 da una solida Udinese. Nel weekend in cui si ricorda Diego Armando Maradona, i bianconeri incanalano il match nel primo tempo con le reti di Arslan e Pussetto. Nella ripresa segna anche Forestieri, poi Ciro Immobile rende il passivo meno amaro su calcio di rigore. Ma non basta per avviare la rimonta biancoceleste. Queste le pagelle del nostro direttore, Paolo Cericola.

Lazio Udinese le pagelle di Paolo Cericola

Strakosha 5 La deviazione fortuita di Acerbi lo taglia fuori dal tiro di Arslan, sul raddoppio Pussetto calcia a colpo sicuro da pochi metri, ma deve fare molto meglio su Forestieri.
Patric 4,5 Pereyra lo salta con troppa facilità, molto spesso va in difficoltà sulle accelerate dei friulani. Sempre in affanno
Acerbi 5 Non è una grande giornata neppure per lui. Fatica a trovare le misure sugli attaccanti ospiti. Potrebbe far meglio nell’azione dello 0 a 3
Radu 5 Dalla sua parte grossi pericoli non ne arrivano, ma anche lui fatica a trovare tempi e lucidità difensiva. Si perde l’uomo sullo 0 a 3, è troppo alto.
Lazzari 4,5 Sbaglia movimento sul vantaggio friulano, non riesce a trovare spazi sufficienti per le sue accelerazioni
Parolo 5 In netto calo rispetto alle ultime uscite. Si vede pochissimo. Il centrocampo non cambia mai passo.
Cataldi 5 Non si vede mai. Non riesce a dare tempi e geometrie alla squadra. Inzaghi lo toglie nell’intervallo
Luis Alberto 6 L’unico che cerca di dare ossigeno e gioco alla squadra. Un paio di tagli importanti, qualche punizione
Fares 4,5 Poco incisivo, mai pericoloso. Commette la frittata sul raddoppio ospite, sostituito nell’intervallo con Marusic
Correa 5,5 Un solo guizzo nel primo tempo su invito di Luis Alberto, poi molto movimento, ma poche occasioni
Immobile 6 Non ha palloni giocabili. Si muove molto, ma spesso a vuoto. Cerca palloni anche lontano dall’area, ma ne nascono poche occasioni offensive. E’ uno dei pochi che mette rabbia, procurandosi dal nulla il rigore della speranza
Inzaghi 5 Risparmia Milinkovic e Leiva nel primo tempo ma poi il passivo lo obbliga a schierare il regista nella ripresa, ma il canovaccio non cambia nulla. Prestazione svuotata è mai lucida. Squadra sempre alla vana ricerca di se stessa.

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Nella notte dei tempi, era il 1994, decisi che il giornalismo doveva essere la mia strada; così è stato. Ho iniziato con il nuoto poi il calcio dei grandi. Ho consegnato giornali nei bar, nei circoli, per strada, annusando il profumo delle rotative ed il fascino della stampa su carta. Mondiali, europei, Nazionale, il miglior momento del calcio Nazionale con le ‘7 sorelle’....non mi sono fatto mancare nulla. Ho lavorato per il Corriere dello Sport, il Tempo, il Giornale, l’agenzia di Stampa Dire, Radio Incontro e dal 1997 sono inviato di Radio Radio. L’unico hobby che ho coltivato ed al quale non rinuncio: 3 figli meravigliosi.

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