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Pubblicato il 9/11 alle 10.51

L’EDITORIALE di Paolo Cericola – I numeri sono lo specchio del calcio. Quelli non mentono mai ed evidenziano lo stato di una squadra. Quelli della Lazio sono impietosi. Settimo posto in campionato, in coabitazione di Atalanta e Juventus, 18 punti fatti frutto di sei vittorie e sei sconfitte, terza sconfitta consecutiva, ma soprattutto la seconda peggior difesa della serie A con 20 reti subite, solo il Carpi ultimo in classifica ha fatto peggio con 24. I numeri sono la realtà di una squadra che oggi sembra svuotata, senza stimoli e rassegnata alla mediocrità, senza voglia di lottare e reagire. Ovvio sulla sconfitta di ieri pesa come un macigno l’errore di Tagliavento, quattro derby e tre rigori a sfavore…La designazione arbitrale quantomeno surreale aveva fatto storcere il naso a tutto il mondo Lazio. La storia con i biancocelesti dell’arbitro di Terni è nota a tutti: 24 partite giocate, 13 sconfitte, mentre la roma su 30 incontri ha vinto 20 volte. Orsato fu perfetto lo scorso anno in entrambe le stracittadine, quest’anno è stato mandato a dirigere Verona – Bologna, partita delicata certamente ma il derby di Roma merita certamente il miglior arbitro italiano, segno che non c’è attenzione o peggio. Detto della sciagurata ed ennesima disavventura con Tagliavento, al quale il ds Tare ha detto nell’intervallo della gara il proprio pensiero, i problemi della Lazio sono di ampia natura e partono da relativamente lontano. La volata della passata stagione meritava di essere premiata, il famoso e tanto cercato salto di qualità era ad un passo ma si doveva intervenire in maniera importante sulla squadra. Servivano quei rinforzi di valore assoluto che potessero con la loro esperienza e classe prendere per mano una squadra giovane dal futuro garantito e portarla a passare il turno preliminare di Champions League ed ad una stagione importante a livello nazionale. Le avvisaglie furono tutt’altre. “Questa è una squadra difficilmente migliorabile. Sarà un calciomercato di idee….” disse in estate mettendoci la faccia il ds Tare. Già. Difficilmente migliorabile se in cassa hai poco più di dieci milioni, ma di idee ne devi avere tante se devi poi affrontare un preliminare che serve anche a dare un segnale forte all’esterno ed all’interno. Eh già. La tifoseria, la critica, il mondo Lazio aspettava un segnale che non è arrivato, o meglio, è arrivata la conferma che questo è e sarà il presente ed il futuro. La squadra ha capito il segnale e lo ha recepito nel peggiore dei modi. L’alibi del mercato di luglio pesa dannatamente ed oggi ci si ritrova con problematiche importanti come i rinnovi di Lulic, Marchetti, Biglia…..giocatori dal peso specifico fondamentale per la crescita di un gruppo giovane. A questo mettiamoci la vicenda della fascia di capitano legata ad Antonio Candreva, alcuni rapporti sfilacciati ed abbiamo fatto il quadro. La ciliegina sulla torta però ce la sta mettendo Stefano Pioli. La cavalcata della passata stagione è archiviata.Il tecnico a più riprese ha cercato di stimolare la squadra. E’ passato dalle dichiarazioni di Agosto dopo l’eliminazione della Champions League quando affermò che “non siamo ancora pronti a gare come queste” alla ricerca sfrenata dell’input nervoso ed orgoglioso per vincere qualche partita fondamentale per la crescita del gruppo. Ha perso, però, alla ricerca della mentalità vincente tutti gli appuntamenti decisivi; dalla finale con la Juventus in coppa Italia al derby per il secondo posto che forse avrebbe cambiato la storia, passando per Napoli, Milan ed ora Roma ad esempio. Ora guardi in faccia la realtà: la Lazio ha il settimo introito della serie A, lo scorso anno è stato fatto un miracolo difficilmente ripetibile, ed oggi settima in classifica è perfettamente in linea con il suo trend…Inutile voler far arrivare una utilitaria ad essere una formula uno, prima o poi si fonde il motore. Il povero Reja è stato definito un minestraro, ha fatto 125 punti in due anni e mezzo ed oggi ha gli stessi punti della Lazio, ma aveva capito il limiti evidenti. Ieri si è giocato un derby contro una squadra che ha il monte ingaggi di 115 milioni di euro. La Roma negli ultimi anni ha aumentano gli investimenti, la Lazio è passata da 62 ml di tre stagioni fa prima a 55 ml ed ora a 48 ml. Ieri ai giallorossi mancavano giocatori importanti, ma nessuno se ne accorto, la Lazio senza De Vrij deve rimpiangere Cana e Ciani… Ora serve umiltà e coesione perché i numeri non mentono mai.

Paolo Cericola

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