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Liverani: “La mia Lazio era una squadra importante. I tifosi? Con loro subito amore “

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Liverani intervista anni Lazio

Anni preziosi per Fabio Liverani alla Lazio; l’ex centrocampista oggi allenatore ha parlato dei suoi trascorsi in biancoceleste e lo ha fatto attraverso una lunga intervista rilasciata ai microfoni del podcast DoppioPasso. Dall’arrivo in biancoceleste fino al rispetto dei tifosi passando per le vittorie, tanti sono stati gli argomenti toccati dall’ex regista.

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Le parole di Liverani nell’intervista sui suoi anni alla Lazio

“Vado alla Lazio il 28 settembre perché in quell’anno riaprono la finestra di mercato in quel periodo. Quel giorno la Lazio giocava in Champions, Simeone si rompe il crociato quindi devono prendere un centrocampista. Per me il calcio era calcio quindi per me la Lazio in quel momento era la squadra più importante che c’era. Mi chiama il procuratore e mi dice la Lazio chiude subito, non ci ho pensato un minuto. Per me non era una questione di tifo, per me l’obiettivo era arrivare nei club più importanti e la Lazio lo era”.

Liverani sulle prime partite alla Lazio

“Quella famosa foto con la bandiera della Roma non passò certo inosservata. La stagione è stata pesante anche per la mia famiglia. L’anno dopo all’inizio ancora pesantissimo, non scorderò mai un’amichevole al Flaminio, Lazio-Chelsea. Io gioco il primo tempo, i tifosi erano talmente intelligenti che iniziavano a fischiare sull’intenzione di chi mi passava la palla. Quella è stata davvero pesante, dovevamo giocare un tempo per uno e su questo Mancini è stato bravo perché alla fine ho giocato per tutta la gara. Dopo vedono che non vado via, che non accetto destinazioni, che ero dentro la Lazio. In quella stagione dopo la quarta/quinta partita arriva una tregua. Mi chiamano i tifosi sotto la Nord e da lì è stato un rapporto d’amore, dopo sono rimasto, ho fatto il capitano, abbiamo vinto tante battaglie. Se devo dire una cosa del tifoso laziale è che sa riconoscere l’uomo oltre il calciatore. Quello che mi rende orgoglioso oggi è che mi rispettano come persona”.

Liverani su Zaccheroni e Mendieta

“Io arrivo alla Lazio con Zaccheroni ma quella è una stagione travagliata. In casa vincevamo tutte le partite ma fuori casa non riuscivamo ad avere continuità. Si iniziavano a percepire un po’ di problemi finanziari e quindi arriviamo all’ultima patita che è il 5 maggio del 2002 in una situazione molto pericolosa. Rischiavamo di fare l’Intertoto e che la Roma potesse vincere lo scudetto. Eravamo una squadra unita e volevamo quindi fare il nostro. La partita contro l’Inter è surreale perché lo stadio è totalmente nerazzurro. L’Inter parte forte, trova il gol ma noi avevamo Poborský che era a scadenza quindi a lui non interessava nulla di quello che sarebbe successo e quindi fa l’1-1. Poi 2-1, 2-2, la Juve vinceva già 2-0, e nel secondo tempo loro sono morti. Per loro fu un dramma. Mendieta? Un ragazzo un po’ introverso ma ha pagato tanto il clamore del suo prezzo, l’essere il sostituto di Veron e in una stagione negativa per tutti. Ma quando sei il giocatore più pagato, hai una responsabilità che lui in quell’ambiente e in quella stagione non ha mai saputo gestire”.

Liverani sulla Lazio di Mancini e la vittoria della Coppa Italia

“Quando è arrivato con tanti di noi era stato compagno. Io di lui ho un bel ricordo, soprattutto nei primi mesi. Mancini era un allenatore che mi stimolava, ero felice. Quella squadra era a fine corso e volevamo finire la stagione al meglio. Facciamo un torneo strepitoso, contro il Milan avevo ricevuto la notizia dell’arrivo del mio primo figlio. Lo sapevo solo io, mia moglie e Peruzzi. Faccio gol e si vede che vado da Peruzzi con il dondolio a festeggiare. In finale vinciamo in casa contro la Juventus, poi andiamo a Torino al ritorno e andiamo sotto 2-0 ma poi segnano Corradi e Fiore e alla fine vinciamo”.

Liverani sul primo Lotito, Di Canio e Delio Rossi

“Il primo Lotito era particolare. Entra con il suo modo in un mondo che lui non conosceva totalmente. Imprenditore 10 ma senza le conoscenze della gestione di uno spogliatoio. Il primo anno è stato davvero difficile. Quell’anno sia noi che la Roma abbiamo rischiato di retrocedere fino a due giornate dalla fine. Già nel secondo anno arriva Delio Rossi e arriviamo in Europa League. Paolo quell’anno e anche quello dopo ci ha dato tanto sia come immagine ma anche dal punto di vista calcistico. L’inizio con Delio Rossi fu un po’ particolare. Lui arriva che io avevo appena perso mia mamma e quell’anno c’è l’Intertoto e io vado a scadenza. Un’estate complicata, lui da professionista e da allenatore, voleva partire forte non conoscendoci. Se lo conosci è una persona straordinaria ma a primo impatto rimane un po’ burbero. Facciamo una stagione molto bella, sesti dopo l’anno prima nessuno se l’aspettava. Da lì nasce Delio Rossi: grande tecnico, grande insegnante di calcio, persona squisita”

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