APPROFONDIMENTI
Claudio Lotito, storie di strappi e verità contese: ricordate la querelle con Pandev?
Il presidente Lotito ha avuto alcuni scontri nella sua ormai più che ventennale esperienza alla Lazio, ma quello con Goran Pandev forse è uno di quei momenti che è rimasto di più nella memoria collettiva. Il macedone era il giocatore di punta di quella squadra, il più forte tecnicamente e rompere in quel modo lasciò di sale gran parte dei tifosi biancocelesti. Ripercorriamo insieme quella vicenda.
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La rottura tra Claudio Lotito e Goran Pandev
In un bell’editoriale sulla Gazzetta dello Sport, Furio Zara ripercorre tutta la querelle che ci fu tra Lotito e Pandev in quel, ormai, lontano 2009. Carte bollate, accuse, difese, fraintendimenti, insulti, parole equivocate, frasi dette a mezza bocca, allusioni, capricci, risposte provocatorie, promesse disattese e premesse scoraggianti. Tutto questo avvenne tra il presidente della Lazio e il calciatore macedone, e andò avanti per 8 lunghi mesi. Un braccio di ferro estenuante, colpo su colpo, senza indietreggiare di un millimetro.
Il grande gelo cominciò verso la primavera del 2009. Goran Pandev e Claudio Lotito non trovarono l’intesa per il rinnovo del contratto. Il macedone, all’epoca, viaggiava verso i 26 anni, era in biancoceleste da 5 – quindi dal 2004 – e arrivò a Formello in comproprietà nell’ambito della trattativa che aveva condotto Stankovic all’Inter. Con Delio Rossi era diventato titolarissimo, asse che non vacillava di una Lazio generosa e dagli ottimi risultati, ma non memorabile da un punto di vista della qualità.
In sede di trattativa per il rinnovo del contratto, dicevamo, ecco che esplose il conflitto. Pugno duro di Lotito, risposta altrettanto dura e piccata da parte dell’entourage del macedone. Ballardini, arrivato sulla panchina biancoceleste, lo escluse dai convocati per la Supercoppa Italiana, supercoppa che poi la Lazio vinse.
Il macedone fuori rosa e la risoluzione
Goran Pandev era a tutti gli effetti un tesserato della Lazio, ma venne spedito fuori rosa e lì ci rimase. Con lui anche Ledesma e De Silvestri, condivisero la stessa sorte e vennero esclusi dalla lista dei convocabili per l’Europa League. Ci fu una differenza, però: al cospetto di una finestra di mercato che non ha offerto possibilità concrete, il centrocampista biancoceleste, impossibilitato allo svincolo, venne reintegrato in rosa con l’arrivo sulla panchina laziale di Reja.
Ma torniamo a Pandev, e al braccio di ferro estenuante con il presidente Lotito. Il muro contro muro proseguì ancora per molto, avvocati contrapposti, collegi difensivi che si battevano fino all’ultima lecita rivendicazione, reciproche accuse e dichiarazioni di purezza e autenticità nelle intenzioni. Lotito fece delle esternazioni che rimasero nella storia di quegli anni: “Tutti pensavano che Pandev e Ledesma fossero indispensabili e invece non è così. Pandev non è Cappuccetto Rosso, e io non sono il Lupo Cattivo”.
Con la sua consueta pungente ironia e comica mordacità, il presidente Lotito cercò di chiudere la querelle e riportare il tutto a una dimensione di necessità. Tutti siamo utili, ma nessuno è indispensabile. Ma la storia si concluse così? Neanche per idea. Verso dicembre 2009, il Collegio arbitrale della Lega Calcio dichiara la risoluzione del contratto e dà ragione al giocatore, condannando al contempo la Lazio a pagare 160mila euro a titolo di risarcimento dei danni e al pagamento delle spese legali. Il 4 gennaio 2010 il macedone firma un quinquennale con l’Inter da 3 milioni l’anno.
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di Claudio Troilo
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