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La verità di Maldini: “La Lazio è stata l’unica società a non votare per Malagò”

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Maldini intervista dimissioni Nazionale italiana

Paolo Maldini ha raccontato i retroscena che l’hanno portato a diventare direttore tecnico della Nazionale italiana e poi a dare le dimissioni nel giro di sedici giorni, in un’intervista comparsa sulle colonne del Corriere della Sera. Ecco la sua verità.

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Le parole di Maldini nell’intervista sulle dimissioni da direttore tecnico della Nazionale italiana

«Malagò mi ha chiesto di diventare presidente del Club Italia. Non si trattava solo di rilanciare la Nazionale. C’era da rifondare il calcio italiano. Per prima cosa ho chiesto: il ct chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: “l’allenatore lo decidete voi, e io lo avallo”. Questo era l’accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse e i patti sono stati rivisti; di conseguenza l’unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto».

Sulla veto a Pirlo

«Malagò ha telefonato a me e a Leonardo per dire: “Secondo me Pirlo non si può più prendere. Da oggi l’allenatore lo decido io. Da oggi cambiano le regole: io decido il ct e voi avallate”. Ma se ho una mansione, se ho una responsabilità, e intendo esercitarle, questo è un discorso inaccettabile. Ci siamo presi 24 ore e abbiamo presentato le nostre dimissioni, su un contratto che doveva ancora partire. Non so se questo è essere intransigente e presuntuoso. lo sono abituato in un’altra maniera. Non c’erano più le condizioni di fiducia per svolgere un lavoro che è enorme, ma allo stesso tempo esaltante».

Sul legame di Pirlo con la società russa di scommesse

«Questa cosa ha sicuramente contato. Noi non la sapevamo. L’opinione pubblica ha fatto il suo lavoro. Ma non c’era nulla sul piano giuridico che avrebbe potuto impedire ad Andrea di fare l’allenatore della Nazionale È stato un pretesto. Di sicuro lo si è cavalcato in modo assolutamente esagerato. Pirlo era disposto a chiudere i rapporti con la Bet company russa. Hanno tirato fuori il codice etico, il decreto dignità. Ma se ci fosse stata la reale volontà di farlo firmare come ct, non ci sarebbero stati ostacoli».

Su Guardiola

«È l’allenatore che più incarna il gioco tecnico e offensivo. Attraverso qualche amico aveva manifestato l’idea di allenare una Nazionale. Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un’intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli… Non ha mai chiesto 20 milioni di euro. I soldi non sono mai stati un tema. Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo ct, e io sono a posto. Ha rifiutato per stanchezza. Guardiola viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena. Vuole riposarsi».

Sulla Lazio

“Il presidente ci ha detto che in base agli accordi che l’hanno portato all’elezione, con l’appoggio di tutti i club tranne la Lazio, non potevamo toccare gli allenatori delle squadre di serie A. Quindi De Rossi e Grosso erano esclusi”.

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Dalla passione per lo sport al suo racconto. Laureato in Giurisprudenza all’Università Statale di Milano, scrivo articoli per il web e collaboro con LazioNews.eu da novembre 2025.

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