MANZINI ricorda commosso Maestrelli: «Quel giorno se n’è andato un pezzo di me. Nessun laziale dovrebbe dimenticarlo»

Il team manager biancoceleste: «La nostra storia è costellata di momenti di felicità, ma spesso nel momento in cui arrivano fuggono perché siamo anche bersagliati da eventi tragici.»


Maurizio Manzini è un’istituzione in casa Lazio. Accompagna la squadra biancoceleste ovunque e vive ogni partita da vero tifoso. A pochi giorni dal derby, interviene ai microfoni di Lazio Style Radio; come sta il team manager: «Ancora bene perché la ‘partituccia’ è lontana. Da martedì in poi la tensione comincerà a salire fino al momento della verità. I serpenti nella pancia sono sempre più grossi e agitati, anche dopo tanti anni.» Ovviamente, il riferimento è alla stracittadina del 16 ottobre: una gara ancora lontana, ma che già tiene col fiato sospeso l’intera città.

Tuttavia, oggi c’è una data che il tifoso laziale non può dimenticare: infatti, il 7 ottobre del 1922 nasce Tommaso Maestrelli. «E’ una data che nessun laziale può sottovalutare perché segna la nascita di un grandissimo personaggio. Un uomo e un allenatore particolare, con la vita permeata di lati avventurosi. Disperso durante il secondo conflitto mondiale, solo la moglie credeva che fosse ancora vivo e in effetti era così. Camminò a piedi per chilometri e riuscì a salvarsi. E’ stato anche un discreto giocatore, un attaccante. Lo ricorderanno anche i cugini perché giocò anche con la Roma, quasi 100 partite, e lo fece sempre onorando la maglia che indossava.»

Manzini continua nel suo commosso ricordo di Maestrelli: «La nostra storia è costellata di momenti di felicità, ma spesso nel momento in cui arrivano fuggono perché siamo anche bersagliati da eventi tragici. Al di là della maniera in cui se ne è andato, nel momento del massimo trionfo, arriviamo, vinciamo lo scudetto nella famosa partita con il Foggia e la domenica dopo andiamo a Bologna e lì ci hanno accolto con grandi feste. Ma finisce la partita e Maestrelli non rientra  a Roma con noi. Doveva andare a Genova da un oncologo perché si erano manifestati i primi sintomi di questo male maledetto. Tra l’altro lo stesso giorno morì anche un tifoso che ci seguì a Bologna. Quel giorno Tommaso iniziò un lungo calvario che si è concluso il 2 dicembre del 1976. Un giorno che tanti laziali non scorderanno mai, io per primo. Lui era il collante per questo gruppo. Nell’ultimo mese ci alternavamo per assisterlo e io presi le ferie per stargli vicino alla Paideia. Quando se ne andò mi sembrò che un pezzo di me stesso morisse con lui e credo che questa cosa l’hanno provata in molti. Mi ricordo gente in lacrime in giro per Roma, il traffico fermo. Lui non aveva solo 4 figli, ne aveva 5 con Chinaglia. Fu una grande manifestazione di amore nei suoi confronti. E’ scomparsa una persona che dire cara è poco; ma è anche gioia ricordarlo per i tanti momenti simpatici passati insieme.»

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