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La lettera di Mattei: “La Lazio sta sparendo dai radar e Lotito non l’ha mai amata”
Stefano Mattei ha parlato del momento complicato che sta vivendo la Lazio all’interno di una lettera pubblicata questa mattina da Il Tempo.
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La lettera di Mattei
“Caro Direttore, innanzitutto grazie e complimenti. Grazie per avermi ospitato in queste colonne, in una testata prestigiosa come Il Tempo. E complimenti per aver intrapreso una linea editoriale coraggiosa, determinata, scomoda. Sì, scomoda, perché bisogna sempre ricordare che Claudio Lotito non è soltanto il presidente della Lazio, ma anche un senatore della Repubblica, un rappresentante di Forza Italia, uno dei partiti dell’attuale maggioranza di governo. Insomma, un uomo di potere. Andare “contro” chi ricopre un ruolo così rilevante non è mai facile. Infatti altri continuano a fare come le tre scimmiette: io non vedo, io non parlo, io non sento. La vostra scelta editoriale, invece, ha onorato 126 anni di gloriosa storia, da quel famoso 9 gennaio 1900 a oggi. Come qualcuno ha definito “questa cazzo di storia”. Per me quella frase è apparsa uno sfregio, un inaccettabile oltraggio nei confronti di milioni di tifosi laziali che hanno amato e amano questi colori, e che per il bianco e celeste hanno pagato persino con la vita durante le due guerre mondiali. Ed è proprio questo il nodo della triste vicenda: il trattamento intollerabile e offensivo del presidente Lotito nei confronti di questi “stronzi di tifosi”. Mi scuso per il termine volgare, non appartiene alla mia educazione, ma sono stato costretto a riportare fedelmente le parole usate dal senatore nei confronti di quel popolo che da 22 anni, con il suo amore e con i suoi soldi, gli permette di gestire la Lazio, visto che non è mai stato fatto un aumento di capitale. Anzi, tra stipendi personali e appalti per le sue aziende (tutto lecito e trasparente), la Lazio foraggia la famiglia Lotito per circa 10 milioni l’anno.
Da 22 anni. E la Lazio, intanto, sta scomparendo dai radar del grande calcio. Secondo anno senza coppe, anonimo nono posto in classifica, un fatturato che in tre anni si è praticamente dimezzato, passando dai 196 milioni dell’anno della Champions alla metà dell’ultima stagione. Il bilancio boccheggia. Soprattutto, la desertificazione di un popolo, come ha descritto perfettamente l’amico Tommaso Paradiso. Senza il suo cuore, un corpo non vive. Pensare che una società di calcio sia un’azienda come tutte le altre è un errore gravissimo. Come ha detto Valter Pianelli, nipote dell’ex presidente del Torino scudettato: “Nonno, hai 22 aziende”. “No, sono 21, perché il Toro è il Toro ed è dei tifosi”.
La frattura, ormai, è insanabile tra Claudio Lotito (non la Lazio) e la tifoseria. Anche il prossimo anno l’Olimpico resterà vuoto: la decisione non è arrivata solo dalla tifoseria organizzata, ma dalla stragrande maggioranza laziale. Da chi è abbonato da sessant’anni a chi sogna di andare con il papà per la prima volta allo stadio. Tutto questo perché, come diceva Dostoevskij, “l’uomo che mente a se stesso e ascolta la propria menzogna arriva a un punto in cui non riesce a distinguere la verità dentro di sé o intorno a sé, e così perde ogni rispetto per se stesso e per gli altri. E non avendo rispetto, cessa di amare”.
Forse Claudio Lotito non ha smesso di amare la Lazio: non l’ha proprio mai amata. Mai una dichiarazione d’affetto, mai una mano tesa verso i tifosi, mai un passo indietro. Ora però è alle corde. Senza i soldi dei tifosi non ha più la liquidità per gestire il club. Unica soluzione: vendere i pezzi migliori, abbassare il monte ingaggi e vivacchiare a metà classifica in attesa del 2032, quando tra Flaminio e Nasdaq la Lazio varrà 3 miliardi. Secondo Lotito. Nell’attesa: ridimensionamento economico e tecnico. A lui non interessa. La sua Lazio, caro Lotito, è morta. Non la Lazio. Quella non morirà mai.
La sua gestione è vecchia, arcaica, superata. Le ricordo solo che, come patrimonio personale, lei oggi è l’ultimo della Serie A. Fondi, proprietà straniere, grandi aziende: lei è il fanalino di coda. Il futuro non le appartiene. Come diceva Sciascia, “il genere umano si divide in cinque categorie: uomini, mezzi uomini, ominicchi, pigliainculo e quaquaraquà”. Claudio Lotito, ovviamente, si sente l’unico rappresentante della prima categoria sul pianeta Terra.
P.S. Ricordo a Forza Italia che le elezioni politiche 2027 si avvicinano”.
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