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PANCALLI: “Stadi di proprietà? Devono essere autofunzionali”

Il neo Assessore dello Sport del Comune di Roma parla della questione legata all’impiantistica sportiva…

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NOTIZIE SS LAZIO – LUCA PANCALLI, da poco nominatoAssessore allo Sport del Comune di Roma, è intervenuto ai microfoni di Radio Manà Manà Sport, parlando soprattutto della tematica relativa all’impiantistica sportiva.

Con Alessandro Cochi c’era la delega allo sport, ora è stato creato un Assessorato?
“Il fatto di aver creato un assessorato vuol dire aver voluto dare una dignità politica ed una dimensione sportiva ad un campo estremamente importante per Roma”.

Cosa deve fare un Assessore allo Sport in una città importante come Roma? 
“Io sono stato chiamato come tecnico. Mi sto muovendo con umiltà pur convinto delle idee che ho a livello programmatico. La mia ambizione è far coincidere una dimensione sportiva di alto livello con una che parallelamente porti una crescita significativa per la stessa città. Lo Sport è uno strumento politico e dunque di integrazione, di riqualificazione della stessa città e di determinate aree urbane”.

Come si troverà un tecnico come lei in un ambito più strettamente politico?
“E’ nata una giunta che per metà ha una componente tecnica. Sono molto ottimista nella complementarietà del lavoro delle due componenti. Credo che la politica debba cambiare sotto certi aspetti, ma ripeto, sono estremamente fiducioso”.

Un suo giudizio sul panorama a livello nazionale, specialmente dopo le dimissioni di Josefa Idem: 
“La vicenda che abbiamo vissuto negli ultimi giorni ha portato ad uno spacchettamento che sostanzialmente non ci consente di avere un Ministero dello Sport che rappresenti un valore aggiunto. Io mi auguro che lo Sport abbia sempre la stessa attenzione, che sia attraverso un Ministro od un Sottosegretario non mi importa, sono un po’ fuori dagli schemi; l’importante è avere un interlocutore a livello istituzionale che sappia tutelare un ambito come quello sportivo”.

Questione “stadi” a Roma, come pensa di procedere? 
“Sono appena arrivato, ci sarà tempo per lavorare. Nel 2007 curai i lavori per un piano programmatico su stadi e palazzetti, che poi è rimasto lì. Esiste una necessità allargata a tutto il paese. Bisogna perdere l’abitudine di costruire cattedrali nel deserto o peggio ancora che non siano autofunzionali sul piano della manutenzione e dei costi. Se noi poniamo delle priorità credo che sia molto più importante dare vita ad un’impiantistica in zone più degradate della città capace di incidere a livello sociale, la palestra Maddaloni a Scampia ne è l’esempio. Ci sono tante cose da fare che con umiltà e sudore porteremo avanti. Mi piacerebbe immaginare tre, quattro, cinque cose da fare, ma che realmente si facciano e non scadere in cinquantamila promesse che poi non si realizzeranno mai”.

Esiste la possibilità di recuperare lo Stadio Flaminio? 
“Qualsiasi impianto deve essere sfruttabile al 100% e sta a noi trovare il modo per renderli massimamente funzionali”.

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