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PAGELLONE Lazio 2025 2026: i voti di una stagione deludente
La Lazio ha chiuso la stagione 2025 2026 all’insegna della delusione e della contestazione: ecco il pagellone di Lazionews.eu per i giocatori guidati da Maurizio Sarri. Attenuante per i ragazzi? Una situazione veramente complessa da gestire, sia a livello tattico che emotivo, tra tanti, troppi infortuni e i continui scontri tra Club e tifosi.
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I voti della stagione 2025 2026 della Lazio nel pagellone di Lazionews.eu
- MOTTA, 7 – Eroe per caso. Scende in campo tra lo scetticismo generale, ma il giovane portiere dimostra subito grandi capacità e un’ottima gestione del lato emotivo. Trascina la Lazio in finale di Coppa Italia con parate sontuose contro l’Atalanta, che poi si prende il lusso di murare ai rigori. Come inizio, niente male.
- PROVEDEL, 7 – Limitato dall’infortunio, si riprende la titolarità giocando una stagione di altissimo livello. Parate super, buon controllo della difesa, bene nelle uscite. Quando è tra i pali, la Lazio sa che può contare su un top.
- FURLANETTO, 6.5 – Bravo a non farsi prendere dal panico e a giocare un derby comunque più che dignitoso. Una bella scoperta.
- GILA, 6.5 – Spesso tra i migliori in campo, altrettanto spesso sbaglia dei dettagli che un centrale non dovrebbe sbagliare mai. Deve migliorare in fase di marcatura, soprattutto sui piazzati e sui cross dalla trequarti. Per il resto, grande grinta, ottima tecnica e molto impegno. Un peccato vederlo, probabilmente, salutare.
- PROVSTGAARD, 6 – L’anno in cui viene utilizzato un po’ di più, visti anche i tanti infortuni, è anche l’anno che corrisponde alla sua crescita e alla sicurezza che può stare a questi livelli. Il ragazzo è grezzo, ma fa vedere buone cose.
- ROMAGNOLI, 6 – Spesso decisivo in zona-goal, cosa fondamentale in una squadra che davvero segna poco, gestisce la difesa senza particolari affanni, ma anche senza particolare carisma. La sensazione è che sia importantissimo per la squadra, ma che sia mancato qualcosa per essere fondamentale.
- GIGOT, SV.
- PATRIC, 6 – Out a lungo, si adatta a fare quello che chiede il mister, e lo fa con abnegazione e discreti risultati. Un jolly d’esperienza che, nella Lazio, è un toccasana. Sul lato tecnico-tattico, una stagione però non indimenticabile.
- NUNO TAVARES, 5 – Qualche buono spunto, tanti disastri. I dubbi di Sarri sulle sue capacità difensive si dimostrano fondati: quando la partita è fondamentale, lui la sbaglia con errori grossolani. Non porta, in attacco, la qualità per cui si era imposto alla Lazio e in Serie A.
- PELLEGRINI, 5 – Sempre troppo nervoso, non riesce a sfruttare al meglio i suoi piedi, sempre delicati. Mostra qualche limite tecnico e caratteriale e fatica a trovare spazio nonostante le fatiche di Tavares.
- LAZZARI, 5.5 – Una discreta riserva, che qualche volta entra con la gamba giusta. Poco di più Lontano parente dell’esterno che si divorava le fasce.
- MARUSIC, 6 – Peccato per il clamoroso errore che spiana la strada all’Inter nella finale di Coppa Italia, che rovina parzialmente la sua stagione. Solita grande costanza, solita voglia di sentirsi tatuati addosso i colori biancocelesti, solita buona grinta in difesa e in attacco.
- HYSAJ, SV.
- ROVELLA, 5.5 – Ha l’attenuante dei tanti infortuni, ma da lui ci si aspettava sicuramente qualcosa in più. Il salto di qualità nella gestione del centrocampo è avvenuto solo parzialmente e, ora, deve ripartire con l’idea di giocare una stagione a livelli decisamente più alti di quelli mostrati nell’annata 2025 2026.
- BELAHYANE, 5 – Non gioca quasi mai, con il minutaggio ridotto al lumicino. Quando è in campo, per dirla tutta, qualche buona idea la fa anche vedere. Ma non è abbastanza, soprattutto nell’anno che sarebbe dovuto essere quello della consacrazione.
- CATALDI, 6.5 – Sempre l’ultimo a mollare e il primo a metterci la faccia. Un esempio di lazialità, inserito in un contesto davvero complesso. Fa quello che può a centrocampo, e spesso lo fa anche bene. Ha il carisma che serve a questa squadra per crescere ancora.
- TAYLOR, 6.5 – L’acquisto di gennaio arriva e gioca bene. Fa la differenza, soprattutto nelle prime partite. Cala nel finale di stagione. Sembra una scommessa vinta, ma va analizzata la prossima stagione, quando gli avversari gli avranno preso le misure.
- DELE-BASHIRU, 5 – Al netto di qualche spunto interessante, non riesce a mettere il suo fisico al servizio della squadra perché, come si sa, per il gioco di Sarri è necessaria una tecnica diversa da quella del centrocampista. Fa quello che può, ma non è sufficiente.
- BASIC, 7 – Tra i migliori. Il suo inaspettato ritorno fa sorridere e dispiacersi più di un laziale, con il centrocampista finito fuori rosa che gioca sempre in modo intelligente e spesso decisivo. Viene da chiedersi da dove fossero arrivate le valutazioni, a questo punto completamente sbagliate, sulla sua utilità. Cala nel finale di stagione.
- MALDINI, 5 – Non sfrutta l’occasione che gli dà la Lazio. Non è per tutto colpa sua, anche perché viene spesso schierato in una posizione non ideale. Dopo l’Atalanta, anche a Formello ha fatto emergere dei limiti che ne stanno limitando l’esplosione.
- PRZYBOREK, SV.
- ZACCAGNI, 5 – Stagione opaca del Capitano, che fatica a trascinare la squadra e a far fruttare le sue sicure doti tecniche. Le voci di mercato potrebbero portarlo lontano da Roma e, ora, bisognerà ragionare su quale possa essere la realtà di Zaccagni. Una delusione.
- ISAKSEN, 5.5 – Momenti della stagione in cui è brillante si sono alternati a momenti in cui è davvero limitato e bloccato. Serve più continuità, anche se le doti sono indubbie.
- NOSLIN, 6.5 – Mezzo punto in più perché, a nostro parere, è stato il giocatore più attivo nell’attacco della Lazio. Dopo un inizio di stagione complesso, si è preso spesso la Lazio sulle spalle, con giocate in velocità, con tecnica e voglia di fare la differenza. Ci riesce a tratti, ma ha dimostrato di poter essere più che interessante.
- CANCELLIERI, 6 – In alcune fasi della stagione è devastante. In altre cala un po’, ma è forse il giocatore che cerca più di tutti, insieme a Noslin, di strappare le partite con giocate individuali in velocità e pronte a saltare l’uomo nell’1vs1.
- PEDRO, 6 (10 alla carriera) – Stagione non proprio da protagonista in campo, ma sicuro leader nella rosa e nello spogliatoio. Dice addio alla Lazio in un’Olimpico praticamente vuoto, un peccato. La tecnica non si discute, ma l’età inizia a bussare. Una leggenda.
- RATKOV, 5 – Un oggetto del mistero. Arriva, senza entusiasmare il suo allenatore e, infatti, vede poco il campo. Fa qualcosa di positivo, quando gioca come centravanti, ma è davvero poco.
- DIA, 5 – Non incide, praticamente mai. Non gioca bene da attaccante, non gioca bene da trequartista, non gioca bene da esterno. Insomma, male. In tutto.
SARRI, 7 – Fa un miracolo in una situazione a dir poco terribile. Niente mercato, niente giocatori che rispecchino il suo stile di calcio, niente programmazione. Arriva in finale di Coppa Italia, lottando per strappare all’Inter, decisamente più forte. In campionato, manca completamente continuità. Ma cosa si poteva chiedere di più?
Martino Cardani
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