Petkovic e Pioli, due destini. Ma il mister può superare quegli ostacoli

Pubblicato 
mercoledì, 25/11/2015
Di
Redazione LN
Tempo di lettura: 3 minuti

Pubblicato il 24/11 alle 9.30

LAZIONEWS.EU - Il pareggio col Palermo che sa di sconfitta, il clima teso e il ritiro punitivo nel centro sportivo di Formello. La Lazio non va più, attimi di crisi ormai troppo lunghi e troppo spesso alla ricerca di un unico colpevole. Come al solito l'allenatore, Stefano Pioli è nel mirino, la sua panchina è ancora salda ma fino a Natale rischia di tremare forte. Il cammino dell'attuale tecnico biancoceleste così profeticamente simile a quello di un ex sfortunato, Vladimir Petkovic. Nella gioia e nel dolore, in salute e in malattia. Ma l'emiliano ha ancora tempo e modo di invertire la rotta, e non ha dubbi sulla sua capacità di farlo: "Pensa di poter risollevare questa Lazio?", gli si chiedeva in sala stampa. "Sì", una risposta senza esitazioni.

DUE DESTINI CHE SI UNISCONO - Petkovic tocca l'apice della sua avventura in biancoceleste il 26 maggio 2013, quando con i suoi alza al cielo la storica Coppa Italia contro la Roma. La sua Lazio piace e gioca bene, sembra aver portato un vento nuovo. Pioli invece, in faccia ai maligni e ai superbi, trascina un gruppo unito e grintoso all'insperato traguardo del terzo posto e della qualificazione in Champions. La sua Lazio vive una stagione fuori dall'ordinario e piace da impazzire. La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni, i due tecnici vivono al top un anno ciascuno poi qualcosa cambia. Due destini che si uniscono e alla 13° giornata sono simili da far paura. Nella stagione 2013/14, l'attuale ct della Svizzera raccoglie 17 punti bottino di 4 vittorie, altrettante sconfitte e 5 pareggi. Appena due punti in più - 19 in classifica - li realizza la squadra dell'allenatore emiliano in questa stagione, frutto di 6 vittorie e altrettante sconfitte e un pareggio. Ma se nelle ultime quattro partite Pioli è riuscito a racimolare soltanto un punto contro il Palermo - dopo le tre debacle consecutive con Atalanta, Milan e Roma - a Petkovic va leggermente meglio: tre punti dalla 10° alla 13° grazie ai pareggi con Milan, Parma e Sampdoria più la sconfitta con il Genoa.

Due destini che segnano un percorso profondissimo, e un unico sorriso sul volto a pensare all'Europa League. Per entrambi l'inizio di stagione è altalenante e complicato, ma il cammino europeo è strepitoso: neanche una sconfitta nella fase a gironi. Il tecnico di Sarajevo centra la qualificazione ai sedicesimi di finale della competizione grazie a tre vittorie e tre pareggi (Legia Varsavia, Apollon Limassol e Trabzonspor nel gruppo dei biancocelesti), a Pioli basta un punto già contro il Dnipro giovedì per strappare il pass per il prossimo turno: al momento, quando mancano due partite alla conclusione del girone, la Lazio è in testa al gruppo G: 10 punti in classifica, 3 vittorie (doppia col Rosenborg e Saint-Etienne) e un pareggio proprio con gli ucraini in trasferta.

SUPERANDO QUEGLI OSTACOLI - Il reale crollo per Petkovic arriva dalla 14° giornata fino a Natale. Il tecnico, osannato appena qualche mese prima, cade nel vortice di cattivi risultati e confusione completa. La sua Lazio perde malamente con il Napoli (2-4 all'Olimpico) poi ancora con il Torino per illudersi dolcemente con la vittoria sul Livorno, vana consolazione. Perché il 22 dicembre 2013, fatal Verona, il 4-1 dell'Hellas spezza definitivamente un sogno durato appena un anno e mezzo. C'eravamo tanto amati, poi la firma come ct della Svizzera e la querelle legale con la società biancoceleste non ancora risolta. Pioli può fare gli scongiuri e pensare che davanti a sè ha ancora tempo e assi nella manica da giocarsi: il tecnico emiliano ad oggi è in bilico, certo, ma al momento il suo esonero è escluso. Il presidente Lotito non ha mai avuto fama di essere un mangia-allenatori, e con ogni probabilità gli concederà la chance di risollevare la Lazio fino alla sosta natalizia. Le occasioni non mancheranno e le prossime sfide saranno decisive per scrivere il suo futuro: subito il Dnipro in Europa League, poi la trasferta a Empoli e il delicato impegno contro la Juventus all'Olimpico. Poi ancora Saint-Etienne, Sampdoria e Inter per chiudere il 20 dicembre. Solo una meteora sulla panchina laziale, bella un anno e mezzo ma nulla più, o una matricola che saprà rialzarsi e con lui la stessa Lazio. Il destino è tutto nelle mani di Pioli.

Giorgia Baldinacci

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