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Piperno: “La Juve è come l’impero Austro-Ungarico. Scudetto? Tipica storia da Lazio, e invece…”

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ALESSANDRO PIPERNO LAZIO – Alessandro Piperno, scrittore romano e grande tifoso laziale, ha rilasciato un’intervista alla Gazzetta dello Sport in cui parla del suo amore per i biancocelesti. Il vincitore del Premio Strega nel 2012 con “Inseparabili” si è espresso così sulla sua squadra del cuore.

Sullo Scudetto

“Era una tipica storia da Lazio, che vince sempre in maniera drammatica e rocambolesca, come nel ‘74 o nel 2000. La pausa ha tirato fuori le nostre contraddizioni e ora valiamo una provinciale. Sono un laico ateo, ma credo nei karma: abbiamo uno strano rapporto con la Champions, la nemesi sarà arrivare quarti e star fuori perché la Roma vincerà l’Europa League».

Il suo rapporto con la Lazio

“Sono discreto, timido e insicuro, ho pochissime passioni e amici, ma la Lazio risveglia ciò che non possiedo in altri campi. Il rito dello stadio mi accende il cuore di amore per l’umanità. Lì si creano solidarietà e, quando si poteva, abbracci con persone impensabili. Per me la Lazio è luogo di totale identificazione. Uno scandalo e un doloroso privilegio. Quando andavo a scuola eravamo in B e gli altri avevano Falcao: questo tempra il carattere, amo far parte di una minoranza. Siamo inconciliabili, come Flaubert e Stendhal, mentre la Juve è Victor Hugo, titano irraggiungibile e antipatico. Ci ha spesso salvato evitando vittorie romaniste e oggi vedo in Chiellini un esempio di virilità, ma quel tifo è incomprensibile: la Juve è l’impero austro-ungarico, un’entità sovranazionale a cui è difficile aderire. Il tifo ha bisogno della sofferenza».

I giocatori con tratti letterari

Chinaglia, un liberatore, un cow boy. Luis Alberto, che ha momenti da Pallone d’oro e forme incredibili di psicolabilità, e Leiva, che somma tutte le virtù di un giocatore: mi hanno fatto innamorare, ma non arrivano all’epica. Lotito, che con Tare e Inzaghi ha creato un triangolo virtuoso, sembra un personaggio di Balzac, un self-made-man alla “Papà Goriot””.

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