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NON SOLO LAZIO – “Il momento più bello è stato sicuramente la vittoria dello Scudetto, mentre il calciatore a cui sono più legato è Beppe Signori. E’ stato il mio idolo”. Esordisce così Daniele PORTANOVA durante la trasmissione “I Laziali Sono Qua” in onda sugli 88.100 fm. L’ex calciatore del BOLOGNA non ha mai nascosto il proprio amore per i colori biancocelesti e il sogno di indossare la maglia dei capitolini. Un desiderio destinato a rimanere tale come ammesso dallo stesso giocatore

Quando hai iniziato ad andare allo stadio?

“Ai tempi di Ruben Sosa e Riedle. Era una Lazio che faceva divertire, non ancora ai livelli di quella di Cragnotti, ma una bella Lazio”.

L’11 aprile 2010, quando giocavi nel Bologna, c’è stata una sfida molto delicata tra la società felsinea e la Lazio al Dall’Ara. Finì 2-3. Era una partita delicata per entrambe le squadre. Tu segnasti il secondo gol e non esultasti. I tifosi del Bologna se la presero molto con te per questo. Ci spieghi come andò?

“Faccio una premessa. Non ho mai esultato dopo aver fatto un gol alla Lazio e mai lo farò nella mia vita. Il giorno dopo la partita, all’uscita dall’allenamento c’erano circa 200 persone. In particolare un gruppetto mi fermò e mi criticò per non aver esultato. A quel punto andai da loro, faccia a faccia, e gli dissi che avevo fatto il mio dovere da professionista, ma che se pensavano che avessi esultato per un gol fatto alla mia squadra del cuore si sbagliavano di grosso”.

Daniele attualmente ti stai allenando?

“Sì, anzi ringrazio il Siena che mi sta dando l’opportunità di farlo. Faccio tutti i giorni doppi turni d’allenamento proprio perchè mi sento ancora un giocatore che può dare tanto anche in Serie A”.

E’ vera la storia che verresti anche gratis alla Lazio?

“Assolutamente sì. Per la Lazio lo farei. Ci tengo a chiarire la situazione. Fino allo scorso anno ero il capitano del Genoa. Durante lo scorso ritiro, per motivi che non conosco, sono stato escluso dal progetto tecnico. E’ un qualcosa che mi ha ferito come uomo e come professionista.
Non mi sembra giusto dover chiudere la carriera così. Ho offerte dalla Serie B, ma penso di poter dare ancora qualcosa in Serie A. Quando ho visto che la Lazio si trovava in difficoltà nel reparto difensivo a causa dei tanti infortuni, e che la piazza invocava il mio nome, mi sono offerto per dare una mano. Sarebbe un orgoglio per me lottare per quella maglia”.

Facendoti i complimenti per quello che hai detto, non riesco a capire come l’attuale dirigenza della Lazio non colga al volo questa opportunità.

“Mi è stato detto che non rientro nei loro progetti tecnici. Accetto da professionista questa presa di posizione e specifico che resterò sempre tifoso della Lazio a prescindere. Certo, da tifoso mi dispiace molto”.

Rimaniamo basiti, anche perchè se il problema è tecnico, non ci sembra che i vari Cana, Ciani e Novaretti siano più forti di te…

“Non so che dire. Penso che con la mia esperienza potrei aiutare questo gruppo. Era un sogno, ma è stato spento dalla dirigenza della Lazio. Peccato”.

Secondo te quindi non ci sono più speranze che tu possa vestire la nostra maglia?

“Onestamente lascio l’1% di possibilità, ovviamente non per mio volere”.

Parliamo di cose belle. Come hai vissuto la giornata del 26 maggio del 2013?

“Come l’ho vissuto? Siamo in radio e non voglio essere volgare (ride, ndr). No, a parte gli scherzi, è stata una goduria assoluta. Quel derby rimarrà nella storia. Pensa che volevo anche tatuarmelo”.

A proposito di Derby, l’11 gennaio ci sarà Roma-Lazio. Che facciamo prendiamo un biglietto anche per te?

“Non c’è bisogno. Sarò presente in Curva”.

Magari lo sarai in campo…

“Magari, ma in campo o in Curva per me sarà lo stesso. Colgo l’occasione per ringraziare tutto il popolo laziale. Gli attestati di stima che ho ricevuto mi hanno fatto venire la pelle d’oca. Grazie di cuore, siete unici”. 

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