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“Il Flaminio si paga da solo”: i costi nascosti che smentiscono Lotito
E’ la settimana decisiva per il progetto Flaminio; sulle colonne de Il Tempo è comparso un articolo che svela i costi per la ristrutturazione dello stadio, evidenziando i soggetti su cui peseranno, e che smentiscono la famosa frase di Lotito che alludeva al fatto che il nuovo impianto sarà in grado di ripagarsi da solo.
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I costi del progetto Flaminio: chi li sostiene?
“Il Flaminio si paga da solo” aveva dichiarato il presidente Claudio Lotito nel corso della conferenza di presentazione del progetto risalente allo scorso febbraio. Ma è veramente così? I numeri indicati dal PEF, il piano economico finanziario presentato solo in un secondo momento, sembrano smentire tale affermazione. Dei 437,5 milioni totali di investimento, ben 283,6 milioni di euro saranno prestati dalle banche, con un tasso pari al 6%; i soci, e in particolare un mecenate non identificato presterà, senza interessi, tra i 75 e i 79,9 milioni; 24 milioni saranno coperti dai contributi pubblici, senza che allo stato attuale ciò sia previsto da alcun atto di indirizzo politico; il credito IVA aggiungerà ulteriori 45 milioni mentre i proponenti di tasca propria verseranno i restanti 10 milioni di euro circa. Una evidente sperequazione, dove chi porta avanti il progetto contribuisce direttamente per poco più del 2% dell’investimento totale.
I rendimenti
Il piano prosegue analizzando i rendimenti: l’opera in sé frutta il 13,6% sui 437,5 milioni totali, chicchessia il finanziatore; i 10 milioni portati dai proponenti frutterà loro il 63,86%. Ciò significa che gran parte del mutuo resta sulle spalle delle banche e, soprattutto, della Lazio. La società, infatti, sarà impegnata a un canone annuo pari a 19,76 milioni di euro, valore che il DSCR, indicato tra 1,01 e 1,17, copre appena. Il rimborso, poi, avverrà con una “maxi rata da 85,08 milioni rifinanziata fino al 2086, soci al 2114”.
Esempi e precedenti europei
In Europa esistono dei nobili precedenti. L’Arsenal ha costruito Emirates partendo dalle ceneri di Highsbury, e attraversò anni economicamente e sportivamente difficili, pur partendo dalla base della vendita del precedente impianto. L’Everton ha pagato a caro prezzo la costruzione del nuovo stadio sul Mersey: bilanci in rosso e 8 punti di penalizzazione. L’Atalanta, invece, ha comprato lo stadio e ha dato vita alla ristrutturazione progressivamente, mentre continuava a utilizzarlo per disputare le proprie partite, evitando così di aggravare i conti.
Il peso dell’assenza del pubblico
Allo stato attuale – conclude l’articolo – il progetto Flaminio appare come uno specchietto per le allodole, in vista di futuri acquirenti della società che hanno fatto i conti senza l’oste: con la diserzione dello stadio e i mancati proventi del pubblico i guadagni promessi potrebbero venire meno. E i costi del progetto sono scaricati su altri soggetti, a fronte di un proponente che promette di contribuire in misura vicina al 2,3% del totale.
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