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Pulici: “Durante Calciopoli mio padre ha lavorato con Lotito”
Gabriele Pulici, figlio dello storico portiere della Lazio Felice, ha concesso un’intervista al canale YouTube Brigata Lazio nel corso della quale ha raccontato il giorno della sua nascita, avvenuta poco prima che il padre vincesse lo scudetto biancoceleste del 1974.
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Le parole di Gabriele Pulici
“Io sono nato il 12 maggio del 1974. I miei genitori come in un film hanno deciso di mettermi al mondo proprio qualche ora prima che Giorgio (Chinaglia, n.d.r.) segnasse il rigore contro il Foggia. Non ho mai festeggiato il mio compleanno perché per me, da grande laziale, era il giorno del primo scudetto della Lazio. Mio padre appena è finita la partita è volato a Milano, dove io sono nato perché mia madre stava dai genitori. È stato un parto naturale, me lo chiedono spesso (ride, n.d.r.).
Lui è venuto al nord portando la maglietta dello scudetto con cui aveva giocato che ancora teniamo a casa. Mia mamma in quel momento l’ha presa e l’ha buttata per terra (ride, ndr.). Si aspettava il famoso mazzo di fiori e si è presa tutti gli improperi dei tifosi della Lazio. Loro erano dello stesso paese della Brianza, si conoscevano da quando avevano cinque anni. La cosa positiva è che venendo su a Milano, mio padre si è risparmiato i danni di qualche ‘infiltrato’ della festa scudetto.”
Pulici e l’aneddoto su suo papà, Bob Lovati e un albero a Formello
“C’è un aneddoto che nessuno sa: negli ultimi anni che stava alla Lazio, nell’era Lotito, papà ha lavorato in uno stabile con Bob Lovati. C’era il sentore che qualcosa non andava nella proprietà, avevano intuito che qualcosa si stava spezzando e che da un momento all’altro era giusto allontanarsi da quell’ambiente. E da quando ha smesso di lavorare lì, mio padre non è più passato a Formello, anzi evitava proprio la Cassia bis. Vedere il cartello Formello lo faceva stare male. Nel 2018, due mesi prima della sua morte, siamo andati a fare i soliti controlli a ematologia la mattina e poi la trasfusione nel pomeriggio, all’Umberto I. Al ritorno c’era una pioggia incessante e sono stato costretto a prendere la Giustiniana per rientrare a casa.
Nel momento in cui sto per girare a sinistra, lui mi dice di andare a destra verso il centro sportivo della Lazio. Mi fa lasciare la macchina dieci metri dopo il cancello, esce sotto una pioggia bestiale e si mette sul cofano in silenzio per vedere tra le inferiate. Una volta rientrato in macchina mi dice di ripartire. Arrivati a casa gli chiedo cos’ha guardato e lui mi spiega che insieme a Lovati nel 2004 avevano piantato un albero. Dopo dodici anni da quando era andato via dalla Lazio, ha voluto controllare che fosse ancora lì. E c’era, era cresciuto e lui era contentissimo che dentro Formello c’era questo albero che aveva piantato con Lovati. Io quindi non posso che essere positivo sapendo che nel centro sportivo c’è un albero messo da loro e che sta crescendo. Questa è la Lazio”.
Sul lavoro di suo padre da avvocato difensore della Lazio
“Mio padre ha lavorato con Lotito. Poi quando c’è stato il problema di Calciopoli, lui, che era avvocato, ha fatto parte del pool come difensore della Lazio. In quell’anno, il 2006, non si è mai visto una partita dei Mondiali perché tutte le sere si guardava gli atti del processo che poi hanno portato alla penalizzazione e non alla retrocessione del club”.
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