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INTERVISTE

Raul Moro: “Alla Lazio sentii subito la pressione, non sapevo praticamente nulla del mondo del calcio”

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Raul Moro ai tempi della Lazio

L’ex giocatore della Lazio Raul Moro, oggi all’Ajax e al centro delle voci di calciomercato che lo rivorrebbero in Spagna, ha rilasciato una lunga intervista a Post United, nella quale ha raccontato il momento del suo passaggio in biancoceleste. Ecco cosa ha detto, raccontando le difficoltà di un giovane calciatore.

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Le parole di Raul Moro nell’ intervista sulla Lazio

“Il mio passaggio alla Lazio? Non sapevo nulla del mondo del calcio. Ero al Barcellona solo da un anno, non come gli altri ragazzi che erano lì da più tempo con agenti, sponsor e avevano tanta esperienza. Io imparavo tutto strada facendo, firmavo contratti quasi a occhi chiusi. Volevo solo giocare, non mi importava nient’altro. Né io né la mia famiglia sapevamo molto, ci hanno detto che andava tutto bene e ci siamo fidati”.

Raul Moro sull’ arrivo alla Lazio

“La Lazio mi ha pagato sei milioni di euro, ma io non lo sapevo. Ho firmato come se stessi firmando un diario scolastico. Più tardi ho scoperto che forse c’era di mezzo una commissione, ma all’epoca non ne avevo idea. Il mio agente mi disse che c’erano squadre come il Manchester United e l’Inter che mi tenevano d’occhio, ma non lo presi sul serio. Pensavo fossero i soliti rumors. Un giorno, mentre ero in vacanza, il mio agente mi ha chiamato e mi ha detto: ‘Con la Lazio è fatta’. Quello che è successo dopo è stato come in un film. Sono andato a casa e ho detto ai miei genitori: ‘Mamma, papà, vado in Italia’. Pensavano stessi andando in vacanza con i miei amici, ma quando hanno capito che mi aveva comprato la Lazio sono rimasti scioccati. L’ultimo giorno di mercato mi hanno fatto volare a Roma e ho firmato il contratto nel pomeriggio”.

Raul Moro sulla pressione

“Appena arrivato ho sentito subito la pressione. Mi dissero chiaramente: ‘Ti abbiamo pagato sei milioni, devi dare il massimo’. I primi tempi non ho nemmeno potuto giocare a causa di problemi burocratici. Quando si è giovani e non c’è qualcuno che conosce bene il club ad aiutarti, è complicato e si rischia di stare male. La città di Roma mi ha affascinato subito. Dopo un anno in convitto, i miei genitori si sono trasferiti in un appartamento con me per aiutarmi. Ho imparato l’italiano velocemente perché non avevo compagni spagnoli e non avevo altra scelta. In squadra per me è stato fondamentale Bobby Adekanye, era come un fratello maggiore. Ci vedevamo spesso a casa del nostro agente, è una delle persone più divertenti e alla mano che abbia mai incontrato nel calcio”.

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