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L’eventuale addio di Sarri? L’esito di una società senza ambizioni

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Maurizio Sarri

Si parla molto di un eventuale addio di Sarri alla Lazio dopo appena una stagione dal suo ritorno, con Fiorentina in pole, e subito dopo Napoli e Milan alla finestra. Se così dovesse andare, se davvero il tecnico toscano a malincuore dicesse addio a Formello, ciò sarebbe l’esito di una società priva di ambizioni, di programmazione seria e di progettualità futura.

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Sarri e il possibile addio alla Lazio: il risultato di una società senza futuro

Tutti noi speriamo che non si concretizzi ma, certamente, le voci che si rincorrono negli ultimi giorni non lasciano ben sperare. Il futuro di Maurizio Sarri può essere lontano dalla Capitale già a partire dalla fine di questa stagione, dopo appena un anno dal suo ritorno. Si tratterebbe di un finale amaro, anzi, amarissimo, in un ritorno dopo le dimissioni del 2024 che si sperava fosse completamente diverso.

La sua, invece, sportivamente parlando e senza voler esser blasfemi, è stata una via crucis già a partire dal ritiro estivo quando, con imperdonabile ritardo e a firma già avvenuta, scoprì del mercato bloccato. Da lì in avanti un susseguirsi di incomprensioni, tensioni, fraintendimenti, non detti, telefonate rubate, rancori nascosti e malcelati. Una rincorsa perenne, costante, fatta di emergenza infortuni, cessioni importanti nel mercato di gennaio (vedi Guendouzi e Castellanos) e rimpiazzi non sempre all’altezza.

Una fatica visibile, tangibile, con la conseguente scelta di un gioco esteticamente piatto ma il più possibile concreto. Una squadra che ha sempre visto in Maurizio Sarri l’unica ancora di salvezza, l’unico riferimento identitario che non vacillava, l’unica certezza in un mare di dubbi e perplessità. Alle porte, ora, sembra esserci la Fiorentina, ma non è questo il vero punto.

Il punto reale è che questa appare come una società senza ambizioni, senza slanci futuri, senza programmazione reale. Una società che non ti consente il lusso di sognare, di fare il passo più lungo della gamba, di andare allo stadio con la gioia e l’orgoglio di lottare per qualcosa. Qualsiasi cosa, ma darsi un fine. Un obiettivo. Un traguardo. Tutto questo, a oggi, non c’è. C’è solo la semifinale di Coppa Italia, quella meravigliosa eccezione che conferma la regola. Una regola alla quale i laziali, con rispetto, non vogliono più sottostare.

di Claudio Troilo

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