CONFERENZE STAMPA
Sarri in conferenza: “La lazialità ti invade. Mercato bloccato? Ho pensato che Lotito mi aveva fregato” (VIDEO)
Il grande giorno, tanto atteso, è arrivato. Alle 18:00 di giovedì 24 luglio, Maurizio Sarri si (ri)presenta ai giornalisti nella consueta conferenza stampa di presentazione. Tante saranno le domande e i quesiti da porre al tecnico toscano, soprattutto in questo travagliato e rocambolesco avvio di stagione per la Lazio. Segui la diretta testuale LIVE su Lazionews.eu.
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Le parole di Sarri nella conferenza stampa di presentazione alla Lazio
Le dichiarazioni di Sarri
ORE 18:00 – Inizia la conferenza stampa di presentazione di Maurizio Sarri.
“Il percorso è quello che ha detto il presidente. Ho attraversato un momento difficile e in quel momento era giusto fermarsi. Si riparte con delle difficoltà, ai ragazzi ho detto che abbiamo una difficoltà ma non dobbiamo trasformarla in negativo. Arriviamo da due settimi posti, abbiamo bisogno di miglioramenti ma non possono arrivare dal mercato e quindi arriveranno dal lavoro. Dobbiamo farlo tutti i giorni.
La lazialità ti invade, però poi alla fine i tifosi sono lì. Questo è essere laziale e questo è uno dei motivi per cui sono tornato in questo ambiente”.
Sul primo pensiero a Formello e sul mercato bloccato
“Ho pensato che il presidente mi aveva fregato. Ormai la decisione era presa, non potevo fare più nulla. Lasciare per la difficoltà mi sembrava brutto, è stata un’arrabbiatura di un’ora poi ho pensato al futuro. Ho fatto una scelta, io avevo alternative, tra Serie A e squadre estere, è stato un anno prolifico ma ho scelto la Lazio per il legame che sento con tutto l’ambiente. Ci sono difficoltà, ma le affrontiamo”.
Sui due settimi posti e il mercato bloccato
“L’obiettivo deve essere quello di costruire una bella base per poi intervenire. Questo sarebbe già tanto. Questa squadra avrebbe bisogno di alcuni innesti per il salto di qualità, ora dobbiamo fare solo crescere i calciatori che abbiamo. Umiltà e convinzione serviranno, il lavoro deve essere la nostra stella polare. Pensare ad altro ci toglie energie, dobbiamo solo pensare a lavorare. Serve determinazione feroce, ci può portare a costruire una bella base”.
Sul centrare l’Europa
“Non so se sarà un miracolo, il rischio è che squadre che ti sono arrivate dietro possono superarti. Il Como è attivissimo, noi però dobbiamo pensare a costruire una bella base su cui poi con pochi innesti diventare competitivi. Più siamo bravi e più potremo intervenire dopo. Se ragioniamo sugli altri, ci facciamo male da soli. Dobbiamo compattare il gruppo e andare verso la determinazione feroce”.
Su Tavares e Dele-Bashiru
“Quello che dice il presidente è vero, ma non del tutto. Una squadra la puoi portare al limite, ma quel limite può non essere sufficiente. La parte economica è fondamentale, vincono sempre i fatturati. I due giocatori sono due libri da scrivere, l’approccio è buono. Nuno non è tatticamente come pensavo e Dele è un ragazzo di grandissima forza. Deve imparare qualche movimento”.
Se la scelta di cuore è diventata anche di testa
“L’esperienza precedente la squadra aveva un livello nettamente superiore. Lì si è raccolto, qui si deve seminare. Sono giocatori potenziali, con conoscenze tattiche per il mio gioco non ancora di alto livello. Qui la situazione è completamente diversa rispetto al passato”.
Sul livello tecnico rispetto al passato
“La squadra si impegna in allenamento, il resto è aleatorio. Quelli erano giocatori fatti, situazione incomparabile. Questa squadra tecnicamente ha qualcosa in meno, ma fisicamente c’è molto potenziale. Prendiamo le qualità che questi ragazzi hanno e vediamo, quelli erano giocatori che negli ultimi 25 anni sono stati un po’ gli emblemi della Lazio. Andiamo per step”.
Sulla Lazio dello scorso anno nel finale di stagione
“Per 4-5 mesi mi ha fatto impressione, quella grande energia nervosa e mentale, ma nel finale era diventata una squadra più normale. Parlare di fallimento è esagerato, squadra costruita da ex novo. Avevano viaggiato su livelli evidentemente troppo alti, poi sono calati. Parliamo, quello della mia Lazio, di un gruppo di giocatori arrivati a un limite. Avevano sentito la necessità di cambiare, serviva un’età media più giovane, i cicli finiscono e rinnovarne uno nuovo non è così semplice. Tra un paio d’anni faremo i conti”.
Se avesse accettato sapendo del mercato bloccato
“Non serve ripensare a ciò che è stato. Da quel punto di vista lì sono abbastanza ignifugo, non vado a sindacare su quello che avrei fatto. Ormai avevo scelto e ho deciso di rimanere accettando le difficoltà assieme a tutta la gente laziale”.
Sull’immagine da garante per i tifosi
“Mi sento uno che ha l’obbligo di dare tutto per questa gente. Non posso essere garante di nulla, devo sentirmi garante di portare la mia professionalità ma di mettere anima e cuore per trascinare il gruppo. Servirà che la gente ci stia accanto e vista la reazione penso che sarà così. Dal mondo laziale mi aspetto questa partecipazione”.
Su Mandas-Provedel, Cataldi-Rovella e Dia-Castellanos
“Sarà il percorso che ci dirà chi merita di giocare e quanto. Ovviamente giocheranno tutti e 6, alcuni più alcuni meno. Pensare di avere una gerarchia ora, però, è una follia. Ci sono giocatori che entrano in condizione subito, e altri meno. Provstgaard? E’ un ragazzo che lavora moltissimo, grandissima professionalità e quindi è destinato a fare una carriera di buon livello”.
Su Insigne
“Dopo il mercato bloccato, la lista dei desideri è cancellata. Pensare ora a quello che può succedere tra 4/5 mesi non fa bene. Poi io con Lorenzo ho un grande rapporto, mi sono trovato benissimo ma certe possibilità non ci sono”.
Sul derby contro Gasperini
“Sarà una partita dura, difficile. La caratteristica che aveva l’Atalanta è che se la incontravi quando stava bene fisicamente, era durissima. Nei momenti di down, invece, la potevi affrontare. Sarà quindi una partita difficile, ma il derby è la partita più costosa dal punto di vista emotivo e dalle energie che spendi. E’ un qualcosa che ti prosciuga, e spero che sarà così anche in futuro”.
Sugli aggiustamenti da fare e in che reparti
“Via via che ci lavori sopra, ti rendi conto di cose diverse. Da qui a gennaio le cose magari potranno essere completamente diverse, e forse sicuramente sarà così. Questo è uno di quei momenti nel quale bisogna andare piano con i giudizi”.
Sul ritiro a Formello e cosa farebbe per il prossimo anno
“La tendenza generalizzata è di fare i ritiri nei centri sportivi. I giocatori ora hanno una serie di necessità che sono completamente diverse rispetto a quelle di dieci anni fa. Nei ritiri in montagna è diverso, a volte ci sono delle problematiche anche sui terreni di gioco ad esempio. Noi ci stiamo trovando bene ma è chiaro che l’ideale sarebbe avere un bagno di folla con i tifosi”.
Sul 4-2-3-1 di Baroni e il derogare dal 4-3-3
“Non derogo perché la Lazio non mi aveva stupito da un punto di vista tattico, ma da un punto di vista di energie mentali e caratteriali. A me riesce di fare un calcio diverso, meglio o peggio che sia, ma non derogherò. Belahyane stiamo cercando di fargli fare l’intermedio, mi piace perché ha un’ottima gestione della palla”.
Sul voler chiudere la carriera alla Lazio
“Questo l’ho sempre detto, poi nella vita ci sono momenti più importanti del calcio. Se a me piacerebbe allenare una squadra con un’età media molto bassa, ti direi di sì. Io penso che il PSG quest’anno ha dato una lezione a tutti, ha preso giovani fortissimi ed era una squadra con una brillantezza assoluta. Quindi sì, vorrei farlo”.
Sul ruolo di Cataldi
“Giocherà chi meriterà di farlo, io la penso così”.
Sull’eventuale alibi da avere
“Se ti dai degli alibi, non tirerai mai fuori il 100% delle tue possibilità. Poi, come ti ho detto prima, se il nostro valore è 7 e rendiamo 7,1, abbiamo fatto un grandissimo lavoro. Dobbiamo costruire e fare un grande lavoro, con determinazione e carattere”.
Sull’obiettivo del secondo ciclo
“Divertirsi vale soprattutto per i calciatori, perché poi si innesca in tutta la squadra. Bisogna tenerlo dentro. Divertirsi in campo ha una prerogativa: bisogna lavorare in campo durante la settimana. Serve equilibrio tattico, se è così ti diverti”.
Sulla cultura del lavoro e il non avere obiettivi
“Non penso che non avere obiettivi da porsi in questa situazione, sia non porseli veramente. L’obiettivo deve essere focalizzato su di noi, bisogna mettere la mente su questo. Altri pensieri sarebbero tutte cazzate, mi sembra la parola più adeguata. Quindi l’obiettivo nostro è questo perché questo è l’obiettivo vero”.
Sul furore della Lazio nella prima fase della scorsa stagione
“Quando ero al Chelsea, quando avevamo la settimana intera le avevamo perse tutte. Quello della mia prima Lazio era un gruppo di 30 giocatori con un livello molto simile, ora lavorare tutta la settimana è importante per incidere sui singoli giocatori. Spero duri poco perché poi giocare certe partite è importante”.
Sulla progettualità pluriennale
“A me dell’aspetto economico non importa niente. Non è detto, poi, che la squadra giovane ti costi poco. In questa fase di valutazione andare a programmare gli acquisti del prossimo anno è eccessivo, spero si possano programmare per gennaio. Dover tagliare i giocatori ora è un passo doloroso, in questo momento nessuno se lo meriterebbe”.
Sulle qualità della squadra
“Squadra con buona qualità, buonissime doti atletiche, ha gamba per accelerazioni importanti. L’aspetto negativo è che vedo giocatori acerbi da un punto di vista tattico”.
ORE 19:55 – Termina la conferenza stampa di Maurizio Sarri.
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di Claudio Troilo
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