ESCLUSIVE
ESCLUSIVA, Seltsam: “Sono laziale fracico, Sarri la nostra bandiera. Lotito? Per me…
Al microfono, in esclusiva, di Claudio Troilo
Giovane artista, cantautore della scuola romana ma soprattutto grandissimo tifoso della Lazio: Lorenzo Giovanniello, in arte Seltsam, ha concesso in esclusiva una lunga intervista ai nostri microfoni. Dall’esperienza a Sanremo giovani ai suoi progetti futuri, dalla Lazio attuale – piena di problemi e questioni irrisolte – a quella del passato. Una chiacchierata piacevole, ricca di spunti e che soprattutto ha messo in primo piano l’amore per i colori biancocelesti: buona lettura!
Leggi anche: Mattei: “Romagnoli? Un giocatore sotto contratto non può decidere di non giocare”
Le parole di Seltsam nell’intervista esclusiva a Lazionews.eu
Che esperienza è stata quella di Sanremo giovani e che progetti hai per il tuo futuro discografico?
“Esperienza super positiva, mi ha lasciato grande consapevolezza e sicurezza. Noi eravamo gli under dog, gli altri provenivano tutti dai talent e fanno parte della major, noi invece eravamo come la Lazio in finale di Champions League. Abbiamo fatto molto di più di quello che si aspettavano tutti, anche gli stessi addetti ai lavori. Siamo soddisfatti totalmente. La vittoria era lo specchietto per le allodole, ciò che conta è la continuità, la progettualità e lavorare scegliendo le persone giuste. Bisogna ascoltarle, evitare passi falsi e soprattutto affrontare le cose senza pensare di essere chissà chi. Progettualmente stiamo lavorando a un album; io molto sinceramente sto pensando a Sanremo big, vediamo quello che succederà e come lavoreremo”.
A tal proposito: meglio partecipare a Sanremo big o la Lazio che vince lo scudetto?
“Senza neanche chiedermelo (mi aveva anticipato, ndr), ovviamente la Lazio che vince lo scudetto!”.
Hai mai pensato di scrivere un inno o comunque una canzone per la Lazio?
“L’avevo scritta, poi diciamo che abbiamo mollato perché la maturità artistica soprattutto due anni fa non l’avevo ancora. Io non sono uno che va molto sullo specifico, non scriverei la parola “Lazio” ma perché vorrei che tutti cantassero la mia canzone, anche quelli che non tifano la mia squadra. Quello che è successo, per esempio, con “Guasto d’amore” di Bresh; quando non lo sai lo canti anche più piacevolmente”.
A livello artistico e autorale, ci sono dei cantanti che prendi a modello e a faro?
“Io sono cresciuto con il cantautorato, ma ascolto tutto a livello nazionale e internazionale. Se mi chiedi chi sono e saranno sempre i miei fari ti faccio tre nomi: Lucio Dalla per la penna, Pino Daniele per la musicalità e Gino Paoli per la presenza scenica. Io non sono uno che balla, sto fermo sul palco, e avere la potenza di comunicare da dietro un’asta è una cosa importantissima. Poi c’è Ultimo, che per me comunque è e sarà sempre un’ispirazione. Poi c’è tutta la scena romana musicale, quella diciamo del 2016-17, come ad esempio Tommaso Paradiso; con lui ci siamo scambiati un “Forza Lazio” prima della mia esibizione”.
Passiamo alle note dolenti: vedendo Lazio-Como hai avuto l’impressione di una squadra allo sbando?
“No, non parlerei di sbando o sbaraglio. Tatticamente c’è un progetto, la squadra in campo è ordinata, non penso siamo nella situazione dell’ultimo Sarri del 2024. La squadra è applicata, si fa il mazzo, ma purtroppo se metti una Peugeot a correre in Formula 1 non ti puoi aspettare prestazioni differenti. Il Como è fortissimi, gioca benissimo, ha un progetto solido dietro e mi dispiace che siano loro ad arrivare lì perché – sia a livello di piazza che di costruzione – mi pare un progetto molto americano. Io preferisco invece l’identità, per me la spina dorsale deve essere italiana e se possibile anche tifosa. Io amo il calcio, la Lazio, ho giocato venti anni, alleno la Lazio a Football manager e questo è”.
Si parla di una separazione a giugno tra la Lazio e Sarri: se dovesse concretizzarsi che cosa pensi che perderà la squadra?
“Andremo a perdere la persona che il maestro guarda dall’alto ogni domenica, una persona che si è dispiaciuta di non essere stata invitata per la festa dei 50 anni dal primo scudetto, noi andremo a perdere forse l’unica bandiera che abbiamo avuto negli ultimi 20 anni. Gente mi parla di Inzaghi, ma ricordiamoci che è andato all’Inter. Sarri invece ha la bontà di cuore di Edy Reja e la capacità tecnica e tattica di un top allenatore. Molti laziali lo criticano anche, ma forse non si ricordano che veniamo da Ballardini. Io sono incazzato nero, te lo dico molto onestamente”.
La situazione Romagnoli come la giudichi? Voleva andare via, poi è stato trattenuto con un comunicato…
“Ragazzi ma lui non vuole andare via. Se a me una casa discografica mi dicesse delle cose, mi facesse delle promesse, e poi quelle promesse non venissero rispettate, è chiaro che non si riuscirebbe a creare un rapporto di fiducia. Io se fossi un giocatore, per quanto amo la Lazio, in questa situazione non so se ci starei. Noi siamo come il Torino attualmente, da tre anni siamo il Torino. Persino Basic ci ha chiesto più soldi, uno che faceva la panchina a Biglia. Questa è la situazione attuale. Io lo capisco Romagnoli. Da tifoso laziale fracico, e te lo dico perché la sera prima della finale di Sanremo giovani c’era Lazio-Juventus e mi sono fatto mettere primo in scaletta per andare a vedere subito la partita, noi dobbiamo sempre pensare che quelli sono professionisti e hanno una carriera che va dai 18 ai 37 anni. Dopo o fanno gli allenatori o vivono di rendita, ma quella rendita gliela devi dare. Io capisco Romagnoli, lo capisco, non abbiamo incolpato giocatori che invece andavano incolpati”.
Che cosa ne pensi di Lotito? Che giudizio ne dai?
“Penso sia un grande imprenditore ma quello che penso della gestione sportiva della Lazio è assolutamente negativo e l’ho scritto sotto un post del club su Instagram. I laziali mi conoscono, mi scrivono, ci amiamo tra fratelli laziali, conoscono il mio amore per la squadra e quindi sanno quello che penso. Non sono d’accordo quando dicono che perdiamo generazioni di laziali così, perché io lo sono diventato quando in squadra avevamo Mutarelli e Tare in campo. Ho rischiato per tre anni consecutivi la Serie B con Floccari che ci salvava, quindi stiamo tranquilli. Essere laziali significa soffrire, questa è la nostra storia, ma da un punto di vista societario io sto vedendo delle scelte scellerate”.
Non credi che a volte il presidente cerchi la provocazione, lo scontro a tutti i costi?
“Sì, ma anche a Dazn aveva detto delle cose che non hanno senso. Noi tifosi siamo eterni, noi ci dobbiamo mettere al primo posto, la Lazio è dei tifosi. La situazione ora è terribile, va detto. Lotito è stato bravo a gestire la società quando il calcio era ancora in un certo modo, ma ora è cambiato tutto: ora è marketing, merchandising, comunicazione. Se vai a vedere la calza della Lazio sono brutte, le magliette sono brutte, sono senza anima, con le scritte in giapponese dietro. Ma cosa gli viene in mente. Ma cosa stiamo dicendo. Anche su Fifa ci chiamiamo da tre anni Latium per dare i diritti a Konami, ci rendiamo conto? Poi un’altra cosa: dopo Sanremo hanno invitato Filippucci a vedere l’Inter, Welo a cantare prima del Lecce, a me non è arrivato manco un messaggio. Io stavo con la maglia di Gascoigne sotto l’Ariston. A me questa cosa ha fatto male perché io non ho mai avuto paura di espormi sulla mia fede. Io non voglio nulla dalla Lazio, vorrei dargli qualcosa. Sogno di cantare davanti ai tifosi, davanti ai miei fratelli, ma manco un messaggio mi è arrivato. Andrò sempre e solo in Tevere con mio padre che mi ha insegnato cosa significa essere laziale, in Tribuna autorità non andrò mai. Se devo essere messo al bando con Tommaso (Paradiso, ndr) e Briga, ci sto. Io sto incazzato, quando parlo di Lazio non ho filtri. Stiamo a 11 punti dalla zona retrocessione, altro che Europa. Spero che Sarri si dimetta ma non perché non lo voglio ma per il suo bene”.
Secondo te perché, soprattutto in ambienti come quello dello spettacolo, c’è una certa ritrosia a dichiarare la propria fede laziale?
“Io non mi sono mai interrogato, ma ti posso dire che quando fai una carriera e devi ricevere dei consensi, se la maggioranza tifa Roma ovviamente dici che sei della Roma. Io con i romanisti ho un rapporto splendido, tifo la Lazio ma sono oggettivo. Ho mia mamma romanista, miei cari amici lo sono, viviamo nella serenità dello sfottò. Tifo questa squadra da quando sono nato, da quando ne ho memoria tifo Lazio, non ho mai tentennato neanche un secondo. Francamente non riesco a capirla come cosa. Non so cosa succeda, non so cosa scatta, ma so che nel mondo dello spettacolo si affiliano tutti a una squadra. Io tifo una squadra che è solo core”.
Qual è un calciatore della Lazio che ti è rimasto dentro e che lo associ immediatamente al concetto di lazialità?
“Senza dubbio Sinisa Mihajlovic: umiltà, lavoro, allenamento, forza d’animo e consapevolezza che chi fa lavori come il nostro è un miracolato. Rappresentava il popolo, che poi è quello che soffre veramente. Un giocatore che invece mi ha fatto innamorare di più negli ultimi anni è stato Zarate, senza dubbio in questi ultimi venti anni. Per secondo ti dico il Profeta Hernanes, anche di più di Milinkovic-Savic. Giocava con il destro e con il sinistro, grande qualità, assolutamente il Profeta. Come attaccante, invece, Ciro (Immobile, ndr) per me sta sopra a tutti, forse solo sotto a Vieri”.
Come allenatore invece?
“Ti faccio una top tre: Sarri al primo posto, secondo Edy Reja e poi Inzaghi perché comunque ci stava regalando uno scudetto. A livello personale, poi, ci sono rimasto male per come è andato via, aveva detto che voleva il Ferguson della situazione ma così non è stato. Quello che mi è piaciuto meno in assoluto, invece, è stato Ballardini. Se dovessi mettere una persona come responsabile della nostra comunicazione e immagine, sceglierei tutta la vita Paolo Di Canio. Il problema è che io sto arrivando ad augurarmi di andare in Serie B per dare una svolta”.
Anche il Bologna è riuscito a vincere una Coppa Italia…
“Ma perché c’è un progetto, anche se ti dico che secondo me noi quest’anno la vinceremo. Sarà la solita botta di fortuna salva stagione, come fu anche nella stagione 2009/10”.
Sarà difficile contro chiunque…
“Ma sì, ma soffriremo con qualsiasi avversario. Ratkov va bene, è un bravo ragazzo, ma non so quanto riesca a incidere. Taylor, invece, secondo me è un bel giocatore. Guendouzi a me non ha mai fatto impazzire, ti dico la verità, anche per un atteggiamento in campo molto alla Mancini e a me non è mai piaciuto. Perdeva molto spesso la testa in campo, segno di immaturità, e da giocatore un compagno del genere non lo vorrei. L’unico faro per me in campo è Rovella, oltre a Gila che però poi andrà via. Anche Zaccagni non può fare più di questo, molte persone non si rendono conto del lavoro che svolge Zaccagni. Gli unici che si salvano ora, in ogni caso, sono i tifosi”.
La Curva infatti ha invitato a non entrare allo stadio..
“Non discuto, da tifoso quello che dice la Curva faccio. Il punto è che c’è gente che fa fatica ad arrivare alla fine del mese, fa sacrifici, e non vuole buttare dei soldi per vedere una squadra che poi ti fa fare il sangue amaro. Io se avessi un figlio ora non saprei di chi comprargli la maglietta, francamente. Quando ero piccolo comunque si comprava la maglia di Zarate ed Hernanes, ora nulla”.
Della cessione di Castellanos invece?
“Anche lui non mi è mai piaciuto molto, la porta non la vedeva. Aver fatto quasi 60 milioni con le cessioni di Guendouzi e Castellanos è stato veramente un miracolo. Poi certo, mi piacerebbe vedere che con questi milioni ancora in cassa faccia acquisti di un certo tipo. Io sarei contento se la società facesse un discorso di verità, di chiarezza, di sincerità, ma così invece è difficile. Il problema è di comunicazione, in primis. Come ho scritto l’altra volta i principali difetti sono l’arroganza e la tracotanza, cose molto distanti dai laziali”.
Sulla questione arbitri qual è il tuo pensiero?
“Anche lì segno di una confusione totale. Non puoi smentire così in pubblico il tuo allenatore, perché lo delegittimi. Sono le basi, i problemi te li vedi in privato. In pubblico lo difendi, lo tuteli, poi in separata sede magari mandi messaggi diversi. Il problema, però, è che non se ne rendono conto. Sarebbe tutto da rifare, anche se poi gli imprenditori preferiscono investire sul Como”.
Noi siamo un pezzo importante di Roma…
“Ma certo, i legionari andavano in battaglia con il simbolo dell’Aquila imperiale, non con la Lupa. Noi siamo quelli che hanno portato il calcio a Roma, da un punto di vista di cose da dire ne avremmo tante, tantissime. Ma ora c’è rassegnazione, disincanto, anche dopo il secondo gol preso con il Como ero completamente demoralizzato. Non ci possiamo fare niente, questo passa al convento e al momento non trovo una soluzione. Vorrei che Lotito facesse un passo indietro, anche magari senza vendere, tipo come hanno fatto i Percassi”.
Un augurio finale?
“Spero che i miei figli possano vedere una Lazio più forte e che si possa competere per obiettivi più importanti: usciamo dal provincialismo!”.
di Claudio Troilo
TUTTE LE NOTIZIE GRATIS SULLA LAZIO SUL TUO TELEFONINO – TELEGRAM
TUTTE LE NOTIZIE GRATIS SULLA LAZIO SUL TUO TELEFONINO – WHATSAPP
@Copyright Lazionews.eu
Riproduzione, anche parziale, vietata. Ogni violazione sarà perseguita a norma di legge
-
ACCADDE OGGI2 giorni agoACCADDE OGGI, 13 febbraio: Crespo gela il Bernabeu, Gottardi lo fa impallidire
-
ACCADDE OGGI3 giorni agoACCADDE OGGI, 12 febbraio: Liverani allontana la B, i tifosi: “No al fallimento”
-
ACCADDE OGGI14 ore agoACCADDE OGGI, 14 febbraio: Lazio, notte da grande d’Europa. Buon San Valentino!
-
NOTIZIE1 giorno agoInfortunio Zaccagni: attesi nuovi controlli, ma il rientro si avvicina…