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Simone Inzaghi, la costante biancoceleste

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Tanta attesa, tanti pensieri confusi e quell’amore per la Lazio impossibile da lasciarsi alle spalle. In questi giorni si conoscerà il futuro di Simone Inzaghi. Mercoledì 26, infatti, è previsto l’incontro con la società e lo staff, i giocatori e specialmente i tifosi aspettano la decisione con ansia. C’è chi parla di un “ciclo finito” e chi vorrebbe che il piacentino restasse a vita alla Lazio. È pur vero che un gruppo così coeso non si vedeva dai tempi di Sven-Göran Eriksson e che il senso di appartenenza ai colori biancocelesti è l’unico input che spinge Simone a non fare le valigie. Troppo spesso per amore alle volte si sbaglia e forse il mister potrebbe aver commesso questo errore. A prescindere da questo, in questi anni Inzaghi ha preso una squadra da settimo ed ottavo posto e l’ha portata a lottare per lo scudetto. Ha colorato Roma di biancoceleste con trofei, imponendo la supremazia cittadina più volte. Ha fatto riscoprire ai tifosi laziali, specialmente ai più piccoli, il significato di Champions League. Ed è proprio nell’Europa dei grandi che, nonostante le difficoltà, si è fatto valere passando il girone da imbattuto, spesso con una rosa non all’altezza della competizione. È uno degli allenatori meno pagati dell’ambiente calcistico, ma anche uno dei migliori e forse si meriterebbe qualcosa di più, per quanto ha fatto alla Lazio. Per ringraziare quest’uomo, questo tifoso, che dal 1999 porta con fierezza l’aquila sul petto. Sarà un’attesa snervante, ma alla fine conosceremo il responso. Verremo a sapere se sulle rive del Tevere, la compagnia si scioglierà oppure continuerà a far volare in alto la Lazio. Ricordiamo intanto che Simone Inzaghi è una bandiera. L’ultima. Una costante.

Francesca D’Amato

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