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INTERVISTE

Tifo organizzato: “Siamo stati minacciati, Lotito ha fatto togliere la parola ‘libertà’. Episodio squallido”

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Curva Nord Lazio

Il tifo organizzato della Lazio, intervenendo sulla polemica della coreografia negata in Tevere in occasione di Lazio Milan, ai microfoni di Radio Laziale ha detto come sono andati i fatti, scagliandosi contro il presidente Lotito.

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Le parole del tifo organizzato nell’intervista sulla coreografia negata in Tevere

“Solito dispetto da parte di Claudio Lotito. Ha deciso un’ora prima che la parola “libertà” creata con cartoncini in Tevere non andava bene, ha chiesto di farla rimuovere dalle forze dell’ordine. Episodio squallido. Lo ha fatto con la nipote di Vincenzo Paparelli, lo ha fatto nuovamente in quest’occasione, “libertà” è una parola importante, soprattutto in questo momento a prescindere dal discorso calcio. Non volevamo offendere nessuno, non siamo stupidi non potevamo scrivere “vattene” o cose simili. Non è che ci siamo inventati domenica pomeriggio la scritta, la Tevere ha 15.000 posti, c’è stato un lavoro di centinaia di persone. Ci vogliono delle autorizzazioni, il contenuto viene detto prima, le parole non vengono dette esattamente ma il senso si era fatto capire, parafrasando. Perché non l’abbiamo lasciata? Perché ci sono state minacce! Di diffida e di denuncia, inclusa una multa esosa.

Avremmo potuto fare molto baccano per questa cosa, abbiamo tolto i cartoncini noi, immaginate cosa sarebbe successo se li avessero tolto gli steward? Un’azione miope, tutto questo si ritorce contro Lotito, ma non lo capisce. Come può nascondersi e pensare che tutto questo rimanga nel silenzio? Ha privato il popolo della parola “libertà”, ma il vento non si ferma con le mani. L’hai tolta dai seggiolini, ma la abbiamo tutti in testa. La censura non ha mai portato niente, il divieto fa più rumore. Contento di aver letto di questa cosa su vari siti che parlano di Lazio, vi confermiamo quanto è accaduto. È stato uno sfregio bello e buono, vogliamo ringraziare anche chi ha contribuito con i bussolotti.

Si sentiva che l’aria era elettrica, siamo tornati a casa, c’era emozione. Lo stadio era reattivo al massimo, una curva nord clamorosa, tutti i settori hanno partecipato. I laziali sono tornati a casa e hanno fatto vedere la differenza tra stadio vuoto e pieno. Con la società non si può parlare, è evidente, come puoi parlare con chi mi vieta di scrivere “libertà” in Tevere? Il mister sarebbe proprio venuto dove stiamo noi, evidentemente gli sono arrivati altri segnali. È stato un bel momento. Siamo a disposizione del mister e della squadra, un allenatore a cui siamo grati, è giusto ringraziarlo. Non si rientra allo stadio per le partite in casa, neanche a Ponte Milvio. Dopo ieri non c’è altro da fare, non ci lascia altra scelta. Derby? Ci si penserà, non c’è nessuna decisione, così per un’eventuale finale di Coppa Italia. La libertà non viene data, la libertà va presa”.

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