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La protesta anti-Lotito e l’ombra dei clan dietro: cosa sta emergendo
Le indagini delle Forze dell’Ordine hanno portato alla scoperta di una tipografia anti-Lotito, dedita a stampare manifesti con il chiaro e preciso scopo di esasperare il presidente della Lazio e portarlo a vendere la società, a Marino. L’attività sarebbe legata alla proprietà di un noto pub di Frascati che funge da ritrovo dei tifosi biancocelesti locali ed è stato perquisito, in seguito alle indagini portate avanti nella stamperia.
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Le Forze dell’Ordine, nel corso delle loro indagini, hanno scoperto una tipografia anti-Lotito
AGGIORNAMENTO 25 MARZO – Come scrive Il Fatto Quotidiano, dietro alla protesta legittima e civile della tifoseria biancoceleste contro il presidente Lotito, ci sarebbero gli eredi di Diabolik a guidare la contestazione della Curva Nord nei confronti del patron biancoceleste. Ecco quindi, sempre secondo quanto riferisce il quotidiano diretto da Marco Travaglio, personaggi come Ettore Abramo, detto “Pluto”, e la società – in cui comparirebbe la figlia – che finanzierebbe il merchandising del tifo ultrà. Ricordiamo che tutto è ancora al vaglio degli inquirenti e non c’è nulla di assodato con certezza.
AGGIORNAMENTO 22 MARZO: Il Fatto Quotidiano nella sua edizione odierna torna sull’argomento facendo il punto della situazione e sulle indagini a proposito del marchio che finanzia la Curva Nord e il vice Diabolik.
La famiglia di uno dei più importanti narcotrafficanti romani, Ettore Abramo detto “Pluto”, è coinvolta in una filiera societaria che, attraverso gadget biancocelesti non ufficiali, punta a finanziare “La Voce della Nord”, il megafono degli Ultras Lazio – eredi degli Irriducibili – e dell’ala più dura della protesta contro Lotito.
Tornando indietro nel tempo, nel 2022 “La Voce della Nord” pubblicò sul suo profilo questo messaggio: “Il nuovo materiale del marchio ‘Noi oltre 365’ servirà solo ed esclusivamente per autofinanziare le spese sostenute dal gruppo”. Nel mentre però il “marchio” è cresciuto facendo si che gli Ultras Lazio aprissero una nuova sede, il pub “Maledetti Laziali” in via Santa Maria Ausiliatrice, nel quartiere Colli Albani di Roma, dove viene venduto il materiale. Nella zona ci sono anche l’ex sede degli Irriducibili, ormai sgomberata, la sede di Forza Nuova e il ristorante “Bisteccheria d’Italia”, aperto nel 2025 da una società fondata da Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, quest’ultimo condannato per reati di mafia e per essere stato il prestanome del clan Senese, insieme al sottosegretario alla Giustizia e tifosissimo della Lazio Andrea Delmastro Delle Vedove (uscito dalla società il 26 febbraio scorso).
E intraneo al clan Senese era ritenuto anche Ettore Abramo, 60 anni, ex braccio destro e amico d’infanzia di Fabrizio Piscitelli detto “Diabolik”, storico e carismatico leader della Curva, ucciso in un agguato il 7 agosto 2019 su una panchina del Parco degli Acquedotti a Roma. Entrambi erano indagati nell’inchiesta “Grande Raccordo Criminale”, che porterà alla condanna definitiva per Abramo. Quest’ultimo è stato arrestato lo scorso 5 dicembre in un’altra operazione dei carabinieri che indagano sulla rete dei Senese. Il suo nome e quello del presunto boss Michele, erano già nel 2011, nell’ordinanza dell’operazione “Alba Tulipani”, finita nel nulla ma i cui atti servirono per istruire il processo “Affari di Famiglia” che portò alla condanna del ristoratore Caroccia. Suo figlio Luca lo scorso anno è stato arrestato per gli scontri nel derby tra Lazio e Roma.
Nonostante all’appello generale a disertare lo stadio oggi aderiscano intellettuali, giornalisti, politici e personaggi di ogni status e levatura, “La Voce della Nord” e la curva continuano a dettare la linea. Con comunicati e iniziative. Gli investigatori temono si torni al 2006, quando si scoprì che dietro alla dura contestazione degli storici capi della curva c’erano il merchandising e la “scalata” alla società (Il processo d’Appello è tuttora in corso).
Nella mattinata di venerdì i carabinieri hanno eseguito una perquisizione nei confronti della tipografia ai Castelli Romani in cui si stampava materiale destinato a supportare la contestazione. Si tratta di un’inchiesta che sembra non aver nulla a che vedere con gli affari della famiglia Abramo ma che deriva da una denuncia dello stesso presidente Claudio Lotito che va dallo stalking telefonico alle minacce di morte fino allo sciopero del voto (Lotito è senatore di Forza Italia).
Le frasi contenute dei volantini di per sé non sembrano particolarmente violente (“Libera la Lazio” “Lotito Vattene”, “Finché c’è Lotito non avrete il nostro voto”). Sul web è subito scattata la protesta dei tifosi biancocelesti che hanno visto l’operazione come una tutela all’uomo politico. Per gli investigatori invece si tratta di segnali da non trascurare. E’ stata notata una “capacità organizzativa” fuori dal comune, “talmente elevata da risultare particolarmente compatibile con la rinomata organizzazione di tipo militare dei gruppi di tifo ultras, ed in particolare con quello degli Ultras Lazio, eredi degli “Irriducibili” di Fabrizio Piscitelli come scrivono i carabinieri nel documento svelato ieri da Repubblica. Negli atti si fa riferimento a un pub di Frascati, Mcm Lazio Beer&Shop, riconducibile agli stessi proprietari della tipografia. Mcm Lazio è inoltre anche il nome di un altro negozio di gadget che si trova in via Tuscolana.
La notizia l’ha data Repubblica. A quanto scrive il quotidiano, nella sua edizione romana, la tipografia denoterebbe una capacità organizzativa fuori dal comune. I magistrati ritengono che essa sarebbe “talmente elevata da risultare particolarmente compatibile con la rinomata organizzazione di tipo militare dei gruppi di tifo ultras, ed in particolare con quello dei cosiddetti Ultras Lazio, eredi degli Irriducibili di Fabrizio Piscitelli, detto Diabolik”. Il riferimento è all’ultrà ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti.
La strategia fatta di striscioni, manifesti, adesivi e, talvolta, persino telefonate nella notte desiderava costringere il presidente della Lazio a vendere la società. Gli accusati sarebbero almeno cinque.
Tra i reati contestati, si parla di “reiterati atti di minaccia di morte, effettuati a mezzo social network, mediante affissioni, telefonate anonime e messaggi di posta elettronica, al fine di costringere Claudio Lotito, persona ultrasessantacinquenne, a cedere il capitale detenuto della S.S. Lazio S.p.A. o, in almeno un caso, a procedere a un aumento di capitale”. Gli inquirenti hanno anche evidenziato la diffusione di fake news riguardo presunti acquirenti della società pronti a rilevarla. Gli indagati diffondevano “a mezzo social network o attraverso la testata ‘Millenovecento’, notizie false e tendenziose”.
Della strategia farebbero parte una serie di episodi, più o meno incresciosi, che si moltiplicano a partire dal 2024. Ci sono striscioni esposti più volte in Piazza del Parlamento, come l’ormai celeberrimo “Lotito libera la Lazio”, e quelli davanti agli uffici del senatore e alla sede di Forza Italia, partito di cui il presidente della Lazio fa parte.
La tipografia avrebbe stampato gli adesivi affissi nei pressi della abitazione di Lotito e i manifesti rivolti al suo partito: “Finché c’è lui non avrete il nostro voto”. Le minacce telefoniche, anche di morte, a qualsiasi ora e la campagna diffamatoria sui social, o attraverso la testata “Millenovecento”, in cui si parlava di un’imminente vendita o del desiderio di Lotito di far retrocedere la Lazio per “ottenere il cosiddetto paracadute di 35 milioni di euro” sarebbero parte di una strategia di assillo e disturbo portata a minare la serenità del presidente e a intimorirlo, così da costringerlo a cedere.
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