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Uefa, Ceferin: “Il vecchio calcio con i tifosi tornerà molto presto”

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UEFA CEFERIN – In attesa di una decisione sulla ripartenza della Serie A e degli altri campionati europei, il presidente della Uefa Aleksander Ceferin ha parlato così della situazione. Queste le sue dichiarazioni, rilasciate in un’intervista al The Guardian.

Le parole di Ceferin

 “È una situazione seria ma sta calando e siamo più cauti. Sappiamo di più sul virus e in generale sono una persona ottimista. Non mi piace questa visione apocalittica secondo cui dobbiamo aspettare la seconda e la terza ondata, o anche la quarta-quinta. Le persone che conosci probabilmente un giorno moriranno, ma dobbiamo preoccuparci oggi? Io non la penso così. Siamo pronti e seguiremo le raccomandazioni delle autorità, ma sono assolutamente sicuro, personalmente, che il buon vecchio calcio con i tifosi tornerà molto presto”.

Cambiamenti

“Non penso che niente cambi per sempre. È una nuova esperienza e quando ci libereranno di questo sanguinoso virus le cose torneranno alla normalità. Il calcio non è cambiato dopo la prima o seconda guerra mondiale, e non cambierà nemmeno a causa di un virus. La gente ha detto molte volte che il mondo non sarà più lo stesso. Questo può essere vero, ma il mio punto di vista è perché non pensare che il mondo sarà migliore dopo questo virus? Perché non pensare che saremo più intelligenti o finalmente capiremo quanto siamo fragili, quanto non siamo protetti? Quindi, ci sono sempre lezioni da imparare”.

Calciatori

“Non penso che i calciatori siano avidi. Il mercato fa i prezzi e se ti offrono 20 milioni a stagione non penso che risponderesti: ‘No no no, non voglio essere avido. Dammi solo 200mila’. Per cui no, non sono avidi: è il mercato che decide. Ora vediamo: se il mercato risponde alla crisi significherà che i prezzi scenderanno. Ma non penso che sia giusto dire che i giocatori siano avidi. Portano molte entrate e il calcio è una grande industria che paga un’enorme quantità di tasse. Anche il giocatore paga enormi tasse, per cui non penso che la parola giusta sia ‘avidità’ o che i club dovrebbero essere più saggi, perché è il mercato a decidere”.

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