INTERVISTE
Viviano: “Lazio? Stagione surreale. La viola può colpire, a loro rimangono 2/3 gare importanti”
Emiliano Viviano, ex portiere di Serie A e tifoso della Fiorentina, intervistato da Radio Firenzeviola ha parlato della sfida del Franchi tra toscani e biancocelesti, della stagione della Lazio e dei punti che la formazione di Vanoli può ottenere nel match di lunedì 13 aprile.
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Le parole di Viviano nell’intervista su Fiorentina Lazio
Così Emiliano Viviano sulla stagione della Lazio, da lui definita “surreale”, e sulle partite importanti che restano da qui a fine campionato, compresa la Coppa Italia: “La situazione in campionato ora è più tranquilla. Cinque punti di vantaggio sulla zona calda a sette gare dalla fine possono bastare, certo dovrai fare una gara importante contro una Lazio che sta vivendo una stagione surreale. I biancocelesti hanno due gare, forse tre in caso di finale, che contano davvero: il derby di ritorno contro la Roma e la semifinale di ritorno contro l’Atalanta”.
Poi, l’ex estremo difensore, ha così analizzato l’assenza di Fagioli nel match contro i capitolini: “Lui è uno che si prende la squadra sulle spalle, non era una cosa scontata anche per le problematiche personali avute. Per me è un giocatore di un livello totalmente superiore al contesto, ma forse non per me. Chi non la pensa così non capisce nulla. Sulla sua crescita Vanoli ha enormi meriti. Nel rilancio di un calciatore così bisogna dargli atto del coraggio, è riuscito a mettere Fagioli al centro di tutto. Il doppio impegno Conference-Serie A? La partita contro il Crystal Palace è una storia a sé. Il calciatore non ragiona a compartimenti stagni. Non è che se vinci con la Lazio ti senti salvo. E soprattutto l’andata di domani a Londra sarà una partita a sé”.
Infine, da ex portiere a portiere, ecco il suo commento su De Gea: “Secondo me è questione anche di attitudine, lui si sente più a suo agio sulla linea di porta. Poi adesso ci sono un sacco di situazioni sulle palle inattive che mettono in difficoltà i portieri. Lo vediamo in Premier ma anche in Champions. Per me, da portiere, tutto quello che vedo non è regolare, sono tutti falli. Perché io portiere guardo il pallone, tu ti disinteressi e cerchi di ostacolarmi. Io a Firenze avevo uno come Gianni Vivo, un componente dello staff di Montella che si dedicava solo alle palle inattive. Era un tipo innovativo, prima di lui si facevano un po’ di schemi, ma lui faceva tutto in maniera più dettagliata perché studiava le debolezze degli avversari. A noi piaceva molto lavorare con lui. Con noi calciavano i piazzati Ljaic, Pasqual e Mati Fernandez”.
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