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Inchiesta Lazio, la difesa di Bisignani respinge le accuse
La Procura di Roma avrebbe iscritto nel registro degli indagati Luigi Bisignani, editorialista de Il Tempo, per aggiottaggio, nell’ambito dell’inchiesta sulle presunte pressioni illecite nei confronti del presidente Lotito per indurlo a vendere la Lazio.
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Pressioni su Lotito, fra gli indagati c’è il giornalista Luigi Bisignani
AGGIORNAMENTO 29 SETTEMBRE – Secondo quanto riportato da la Repubblica, la difesa di Luigi Bisignani, ieri presentatosi davanti al pm Del Giudice per rilasciare dichiarazioni spontanee, si poggerebbe su “rapporti personali e scelte giornalistiche”. I primi giustificherebbero l’articolo sui 450 milioni che JP Morgan avrebbe avuto pronti per acquistare la Lazio; l’intenzione dell’indagato, tramite la diffusione di questa notizia che la procura ritiene falsa, era di dare una mano all’amico Lotito. Ma i rapporti personali giustificherebbero anche le numerose telefonate con Masi, coindagato: secondo quanto raccontato, i due progettavano di scrivere insieme un libro. Con i tifosi organizzati, invece, nessun rapporto. Le scelte giornalistiche, collegate all’elevato flusso di lettori che portavano i suoi articoli, giustificherebbero il motivo per cui Bisignani ha continuato con la sequenza di pezzi anche dopo che il rapporto con Lotito si è incrinato. In definitiva, Bisignani ha confermato agli inquirenti che mai avrebbe immaginato di poter influenzare il titolo della Lazio attraverso i suoi articoli pubblicati su Il Tempo.
AGGIORNAMENTO 28 SETTEMBRE – Secondo quanto riportato da adnkronos, Luigi Bisignani si sarebbe presentato dinanzi al pm titolare dell’inchiesta Lorenzo Del Giudice per rendere dichiarazioni spontanee e respingere le accuse di aver diffuso notizie false per comportare una sensibile variazione del prezzo delle azioni della Lazio. Nel frattempo proseguono gli accertamenti sui cellulari sequestrati ai soggetti investigati e il monitoraggio dell’andamento del titolo in Borsa.
AGGIORNAMENTO 17 SETTEMBRE – Secondo il Messaggero, sarebbe in corso una indagine parallela a quella che vede coinvolti Bisignani, Masi e Maiolini, condotta dalla direzione distrettuale antimafia e volta a ricostruire le pressioni provenienti dal mondo ultrà biancoceleste. Il quotidiano non esclude che le risultanze dalle perquisizioni dei tre indagati possano essere valutate al vaglio degli elementi raccolti nell’ambito dell’inchiesta sul tifo organizzato biancoceleste. Si cercano, in particolare, prove di passaggi di denaro e finanziamenti a vantaggio di contestatori.
AGGIORNAMENTO ORE 10:00 – Secondo la Gazzetta dello Sport, l’ipotesi di reato per cui gli inquirenti stanno procedendo sarebbe la manipolazione del mercato, e non l’aggiotaggio. Le due figure di illecito appaiono molto simili, con la differenza delle pene maggiori previste per la prima, in quanto finalizzata a variare il valore di titoli quotati.
AGGIORNAMENTO ORE 09:15 – Secondo quanto riportato da il Messaggero, l’inchiesta sarebbe nata dall’indagine madre, risalente al 2024, che lo scorso dicembre aveva portato all’iscrizione di cinque soggetti per tentata estorsione e manipolazione del mercato. Da allora, una regia unitaria avrebbe guidato atti di disinformazione e contestazione nei confronti di Lotito. Attività che, secondo quanto si legge nel decreto, avrebbero visto la complicità di Masi e Maiolini, presidente e ad della Banca del Fucino: “le attività (o alcune delle attività) di denigrazione e di diffusione attraverso social network sono state in tutto o in parte finanziate dall’amministratore della Banca del Fucino”. Masi e Maiolini, inoltre, sarebbero tra le persone consigliate da Bisignani a Lotito per avviare un nuovo corso all’interno della gestione della Lazio.
AGGIORNAMENTO 16 SETTEMBRE – Come sottolinea il Corriere dello Sport, la Direzione distrettuale antimafia di Roma ha dato il via alle perquisizioni finalizzate ad accertare l’ipotesi di reato di aggiotaggio. In altre parole, si sospetta che i tre, agendo in concorso tra loro e con terzi, abbiano contribuito a diffondere false notizie attraverso i social network, la testata “Millenovecente” e articoli pubblicati su “Il Tempo”, al fine di alterare il prezzo delle azioni della Lazio e indurre Lotito a vendere. Tra le notizie diffuse finite nel mirino degli inquirenti figurano, in particolare, la presunta imminente vendita del 67% della Lazio, il presunto stato di decozione delle società controllare da Lotito e il millantato piano del presidente volto alla retrocessione della squadra per incassare il paracadute da 35 milioni di euro.
AGGIORNAMENTO ORE 19.30 – I tifosi della Lazio, nonostante tutto, proseguono compatti la loro protesta contro la dirigenza. L’inchiesta dei pm della DDA di Roma per presunte pressioni nei confronti di Claudio Lotito, presidente della Lazio, le quali volevano spingerlo a cedere, secondo gli inquirenti, non ha fatto cambiare idea ai supporter. I tifosi continuano a ribadire compatti che il popolo laziale è stufo di questa dirigenza e ribadiscono che Lotito dovrebbe vendere al più presto. Esattamente come facevano prima dell’apertura dell’inchiesta. Lo stesso Bisignani non sembra aver intenzione di rivedere la propria posizione.
Come rivelato da Il Fatto Quotidiano, Luigi Bisignani sarebbe indagato per aggiotaggio dalla Procura di Roma. Insieme a lui, sarebbero coinvolti nell’inchiesta anche Mauro Masi, ex dg della Rai e oggi presidente della Banca del Fucino, e Francesco Maiolini, ad della stessa banca. Secondo quanto riportato, alla base dell’inchiesta vi sarebbe la necessità di accertare una “regia unitaria” ed eventuali “mandanti” della campagna del quotidiano Il Tempo finalizzata – si legge – a spingere alla vendita della S.S. Lazio. Perquisizioni in corso da parte degli inquirenti, alla ricerca di riscontri in email e documenti.
Nel mirino i contatti tra gli indagati
Secondo quanto emerso e riportato dallo stesso quotidiano, già in passato gli inquirenti avrebbero rilevato contatti “non occasionali” negli ultimi due anni fra i tre indagati, proprio a ridosso della pubblicazione di articoli. Infine si sottolinea l’assistenza prestata dalla Banca del Fucino e a Fondazione Noi Oltre 365, che ha organizzato la gestione della raccolta fondi per le proteste. Fondazione Noi Oltre 365 è praticamente omonima di Fondazione Noi Oltre 365 srl, vicina a Ettore Abramo, ex capo ultrà vicino a Michele Senese, boss della camorra romana. Questa circostanza riporta da il Fatto, però, allo stato attuale non sarebbe tenuta in considerazione dagli inquirenti.
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