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Sosa: “Grato ai tifosi biancocelesti. Spero che la Lazio torni a giocare al Flaminio, vederlo abbandonato mi rende triste”

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Ruben Sosa in allenamento con la Lazio

L’ex attaccante biancoceleste Ruben Sosa ha concesso un’intervista ai microfoni di Radiosei nella quale ha ripercorso alcuni momenti dei suoi trascorsi alla Lazio.

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L’intervista a Ruben Sosa

Il rapporto con club e tifosi

“Sono grato ancora oggi ai tifosi della Lazio, sono diventato il loro idolo. Non mancavano mai una festa con loro, ora un dovere nostro stare con loro. Prima di andare all’Inter avrei voluto rinnovare ma mi dissero di no. Già avevano nelle mani un altro come Signori. La mia non era una grande Lazio, ma fu l’inizio di una Lazio più forte. Il mio cuore dice che la mia squadra è stata la Lazio, anche se i nerazzurri sono stati i più forti con cui ho giocato, vincendo anche una Coppa UEFA”.

Più forte la sua Lazio o quella attuale?

“La mia, c’ero io, quel pazzo di Di Canio, Dezotti ed Amarildo, poi Riedle. Una bestia, un’animale che saltava due metri, eravamo una grande coppia”.

Qual è lo stadio più bello dove hai giocato?

“Il Flaminio. Era piccolino, ma la gente stava vicino e si sentiva. Spero che la Lazio possa tornare a giocare lì. Qualche anno fa sono tornato a Roma ed ho visto le condizioni in cui è ora. Mi ha reso triste vederlo così abbandonato”

Su Gascoigne

“Era un pazzo, ricordo quando il mister Zoff gli chiese di scendere subito dalla stanza. Lui l’ha fatto, ma nudo. Grande matto giocatore”.

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