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 L’ EDITORIALE DI PAOLO CERICOLA. BROCCHI? Un esempio…

L’infortunio al piede costringerà il centrocampista ad uno stop di tre mesi, ma Cristian è un guerriero e tornerà più forte di prima…

(getty images)

 

Stagione finita, o forse è più corretto dire, da cancellare. Ieri Cristian Brocchi si è sentito sbattere la porta in faccia dal Prof. Muller. La sublussazione al metatarso con interessamento tendineo e della capsula che ha subito il 26 novembre scorso nell’impegno casalingo contro la Juventus non è mai guarita. Un calvario. Visite ad Amsterdam, a Roma piani di recupero ipotizzati, lavoro specifico e riabilitativo fino a ieri non avevano portato a nulla ma solo la speranza, da parte del centrocampista biancoceleste, di poter tornare in campo ed aiutare la sua squadra a raggiungere l’obiettivo stagionale, la Champions League. Forse in tutta questa grande corsa al rientro ci si è capito poco se dopo quasi cinque mese, il nuovo e definitivo stop è una pietra tombale sulla stagione.

Brocchi rientrerà a Auronzo di Cadore in pieno ritiro estivo. Ora soffrirà come un leone in gabbia davanti al finale di stagione dove però sarà solo inerme spettatore. Ma lui ci voleva essere tanto da rischiare la carriera. Qui si potrà fare facile ironia, vista l’età del centrocampista lombardo, mentre deve essere preso da esempio. Dal 26 novembre, quando cioè si era infortunato, Brocchi è rientrato solo per la causa biancoceleste. Catania, Cagliari, Napoli e Juventus lo hanno visto protagonista, nella sfida sotto l’Etna addirittura per novanta minuti viste le assenze a metà campo.

Il dolore è stato sempre presente negli allenamenti settimanali così come nelle partite, non lo ha mai abbandonato, ma ad un guerriero si può chiedere di lasciare la nave proprio nel momento del bisogno ? Mai. Per questo motivo si è rimboccato le maniche ed è sceso in campo per quella maglia che oggi sente come una seconda pelle. Essendo esempio per chi, l’elenco può essere lungo e generico senza riferimenti a club specifici, al primo piccolo dolorino si ferma e marca visita attendendo per il rientro che tutto sia perfetto, magari anche in una giornata mite e con un bel sole, mettendo certamente in secondo piano i destini di chi ti paga…… Ma il valore di un gesto simile ha valenza ancora più grande in un momento così.

Cresciuto nel settore giovanile del Milan dopo aver indossato maglie come quelle dell’Inter e della Fiorentina, oltre alla rossonera per ben 7 stagioni, a 36 anni dopo aver vinto tutto quello che un calciatore può vincere, si ritrova a dover difendere la propria onorabilità davanti all’accusa più infamante che può esserci per un professionista del calcio. Una miscela che può portare, chi ha la coscienza apposto, a vivere malissimo le dicerie e le voci di corridoio che spesso e volentieri cavalcano il sentito dire e non dati di fatto. Se poi non c’è lo “sfogo” del campo c’è da uscire matti…….

Paolo Cericola

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