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EDITORIALE LAZIONEWS.EU – Ho sempre amato essere un salmone, uno di quelli che va contro la corrente difendendo la sua strada e le sue scelte. Proprio per questo motivo oggi senza se e senza ma mi schiero dalla parte di Stefano Pioli. A Roma ed in Italia c’è purtroppo troppo poca memoria storica. Oggi il giorno nel quale si deve ripartire dopo un derby perso è giusto analizzare a 360° l’annata, che ancora non è finita e che potrebbe portare un traguardo sognato, da dove si è partiti. Come sempre c’è chi è campione ad Agosto e chi invece ha sempre l’oscar del “fesso”, a buon intenditor… L’addio a Reja doveva portare un tecnico in grado di dare un gioco, una identità alla squadra e che andasse oltre il risultato. La scelta di Pioli fu subito bocciata. “L’ha esonerato il Bologna…” era il coro unanime di chi sapeva pochissimo del tecnico ducale. Quando sono stati stilati i calendari del campionato il derby di ritorno serviva a “far perdere lo scudetto alla Roma”, pensiero generale…Poi Gentiletti faceva rima con Novaretti (come se fosse un’onta), in ritiro ci fu la notte dell’inseguimento ad Astori, mentre nei pronostici di fine estate la Lazio era data fra il 7° e l’8° posto, i più positivi la collocavano al 5° ma con molta fatica… La realtà è stata un’altra: Pioli ha dato un gioco, un’anima, un’identità ed ha cementato un gruppo, anche qui scarsa memoria, dove alcuni giocatori si vedevano meglio altrove. La Lazio per lunghi tratti della stagione ha giocato il miglior calcio d’Italia. Felipe Anderson è diventato un giocatore importante, Biglia uno dei migliori registi, Marchetti è tornato in Nazionale…ma soprattutto ha riportato 50mila spettatori allo stadio con la voglia di andare ad assistere ad uno spettacolo divertente, perché la Lazio gioca e diverte. In tutto il campionato Pioli ha scelto di giocarla sempre con le sue idee, con la sua mentalità. Unica gara sbagliata l’andata con la Juventus per il resto: una Coppa Italia passando per Torino, Milano e Napoli, portando la finalista di Champions League ai supplementari e se il fattore C, che nello sport come nella vita è fondamentale, le fosse stato vicino magari il doppio palo di Djordjevic avrebbe portato un altro risultato. Non voglio entrare nella querelle arbitrale perché alla Lazio non è certo stato regalato nulla, ma un giorno mi si dovrà spiegare perché Mauricio viene espulso in Lazio-Inter e Vidic ammonito in Inter-Juventus, o come sia possibile non vedere un fuorigioco davanti al portiere o chiamarne uno con le linee del campo nitide e l’azione a due metri…Lazio-Inter ha cambiato la storia del finale di questa stagione ed è stata una gara fantastica finita 9 contro 11 all’attacco.
Quando si intraprende una strada nuova lo si fa con fatica, ma se durante il percorso si capisce che è quello giusto si deve insistere migliorando l’anno seguente. Vedremo cosa porterà la gara di Napoli, ultima sfida di una stagione strapositiva.
La Lazio ha intrapreso una strada nuova. Pioli ha portato un cambio di mentalità ed oggi va applaudito, perché c’è molta differenza fra l’averci provato non essendoci riusciti ma avendocela messa tutta e non averci provato affatto.
Oggi è il 26 Maggio, un giorno storico, un giorno che alcuni vorrebbero cancellare ma che invece resterà negli annali per sempre. Mi verrebbe da mettere sul piatto della bilancia le immagini di ieri, gesti che lasciano sbigottiti, magliette come quella di Florenzi e Totti, la Roma vince quando lui esce, o la sciarpa di Garcia in conferenza stampa che dettano il segnale di timore per l’avversario che si è incontrato con il rispetto per l’avversario battuto nella finale di Coppa Italia ma sarebbe troppo facile. In quell’occasione lì ci fu chi pensò di far mettere a Lulic la maglia numero 71. Fu deciso di lasciar perdere, perché si deve saper perdere ma si deve soprattutto saper vincere…

Paolo Cericola

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