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L’EDITORIALE DI PAOLO CERICOLA. Rissa deprecabile, ma l’arbitro sbaglia. Il silenzio? Non paga mai. E neanche il gioco delle 3 carte

Ieri sera la Lazio doveva metterci la faccia e ha invece optato per il silenzio

(getty images)

Udine, Stadio Friuli un anno dopo. Sembra il titolo di un film che prevede il secondo episodio con finale diverso dal primo ed invece quello che ieri sera è andato in scena è una sorta di horror all’italiana. Una sequela di errori che vanno analizzati con calma ed attenzione cercando di evidenziarne le ragioni.

Valutazione tattica. Era già successo a Parma ed a Torino con la Juventus, si è ripetuto anche ieri sera il giochino del cercare di mischiare le carte all’avversario finendo poi nel non sorprendere nessuno. Prima della gara del Tardini ci furono allenamenti diversi dall’unidici poi schierato in campo, in quella occasione la sorpresa fu Hernanes in panchina, mentre a Torino e ieri sera è andato in scena in gioco delle tre carte… Santa Rita, San Giuseppe, Sant’Antonio… Su 12 giocatori che si riscaldano chi uscirà…??? Ieri è toccato a Diakite provato tutta la settimana fra i titolari con tanto di chiave tattica. La realtà è che molto spesso Reja guarda la squadra avversaria prima di scegliere l’ultima mossa. Ieri Guidolin ha scelto Fabbrini con Di Natale ed allora ecco Garrido per chiudere le fasce. E’ la legge del primo non prenderle, ma che leva sicurezza alla squadra.

Ricordo a Bologna due stagioni fa. La Lazio scese in campo con Biava esterno a destra, i felsinei erano imprendibili ed in vantaggio di due reti nei primi minuti. Reja corresse la squadra vincendo la partita ma poi nella pancia del Dall’Ara spiegò che “il Bologna aveva oltre Di Vaio anche Zalayeta ed allora…”, questione di mentalità appunto. Ieri sera si è fatto un discorso simile. Tanti infortunati ed una partita importante contro una diretta concorrente in trasferta: traduzione? Meglio non farli giocare e se poi davanti con una palla “si trova la rete”, come dice il tecnico friulano, allora magari porti anche a casa il risultato. Ma se non tiri in porta è impossibile che segni. Ieri Rocchi correva a destra e sinistra del fronte offensivo cercando un pallone giocabile proveniente dalla difesa visto che Mauri veniva regolarmente scavalcato da lancioni lunghi.

Caos. Ovviamente, poi, nella migliore delle tradizioni biancocelesti non ci si fa mancare nulla ed allora a Lulic, Klose, Radu, Stankevicius, Brocchi, Hernanes e Candreva si aggiungono anche Biava e Matuzalem in pochi minuti. Una sorta di lazzaretto che porta il numero degli infortunati a superare quota 30 dall’inizio della stagione ma oltre al danno arriva la beffa del finale. Il Sign. Bergonzi non applica il regolamento e non fischia lo stop all’azione che porta al raddoppio friulano. Il fischio è nitido, l’arbitro fa il gesto con il dito di non aver emesso lui la fine della gara, ma commette un grosso errore visto che è obbligato dal regolamento appunto a sospendere la gara quando Gonzalez si ferma e Marchetti crolla in terra.

Il resto poi sono scene di trance agonistica sicuramente deprecabili, ma esclusivamente nervose, che però non dovrebbero riguardare i dirigenti che in campo dovrebbero non esserci oppure essere utili a distendere gli animi. Il tappo salta per un errore nel momento nel quale si focalizza che anche l’Udinese, così come avevano fatto nel pomeriggio Napoli ed Inter, ha raggiunto i biancocelesti e che la Champions anche quest’anno sta sfumando proprio in vista del traguardo. Ora arriverà la mazzata del giudice sportivo ed un’altra formazione da inventare mercoledì sera contro il Siena, in una corsa dove ormai non sei più giudice delle tue fortune.

Il silenzio. L’ultima considerazione la merita la decisione del club di non parlare. Il silenzio non aiuta mai. In una serata come quella bisognava e si doveva mettere la faccia ovunque. Stigmatizzando la rissa finale, ma sottolineando a gran voce l’errore arbitrale che non ha portato allo stop della gara. Oggi, c’è da scommettere, attraverso il canale tematico la società dirà la sua, ma ieri poteva farlo in diretta nazionale. Il risultato sarà che fuori dal raccordo anulare la sola traccia di ieri sera saranno le squalifiche e la rissa finale, così oltre al danno finirà in beffa… Perché il silenzio non paga mai…

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