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INTERVISTA GIORGIO SANDRI – Era l’11 novembre del 2007 quando, fuori l’autogrill di Badia al Pino, lungo l’autostrada A1 in direzione Firenze, un accenno di rissa tra sostenitori juventini e laziali si trasforma in tragedia. Un agente di Polizia spara uno, forse due colpi di pistola a grande distanza: muore un giovane ragazzo. Gabriele, 26 anni, supporter della Lazio, dj e titolare di un negozio di abbigliamento, viene colpito al collo mentre si trova all’interno della sua Renault. L’assassino, Luigi Spaccarotella, viene condannato per omicidio volontario a nove anni e otto mesi di carcere, pena che non sconterà mai: entrato in carcere il 15 febbraio 2011, da qualche mese ha ottenuto la semilibertà. Oggi, a distanza di quasi dieci anni dalla tragedia, in esclusiva alla Redazione di Lazionews.eu parla il papà di Gabbo, Giorgio Sandri.

GABRIELE, LA LAZIO PRIMA DI TUTTO – “Gabriele ormai lo conoscono tutti, vittima di una vicenda così triste e brutale. Lui era un grande tifoso della Lazio, aveva due passioni: la squadra biancoceleste, e la musica. Quando la mamma lo riprendeva perché non studiava per andare allo stadio, rispondeva: ‘Io per la Lazio morirei‘. Prima di tutto, per lui, c’era la squadra del cuore.”

LA VICINANZA DEI TIFOSI – “Tutte le tifoserie d’Italia, ma anche quelle estere, hanno espresso vicinanza alla nostra famiglia, ancora oggi riceviamo tantissime manifestazioni d’affetto. Ringrazio in particolare la Curva che ha organizzato un incontro con i rappresentanti delle tifoserie. É stata una vicenda che ha colpito tutti.”

LA FONDAZIONE – “La Fondazione verte sullo sport e sull’istruzione. Abbiamo creato diversi gruppi di donatori di sangue in tutta Italia, di cui io vado fiero. É una cosa bellissima, che mi inorgoglisce.”

SPACCAROTELLA – “La vicenda di Spaccarotella in semilibertà, uscita fuori proprio a cavallo del decennale della morte di Gabriele, mi lascia un po’ perplesso, considerando che è libero già da qualche mese. Il tempismo mi fa pensare. Il fatto che abbia scontato solo cinque anni… è il nostro Paese. La legge è questa, purtroppo. Evidentemente uccidere un ragazzo di ventisei anni è meno grave di qualche altro reato. Non è importante il carcere, quanto il riconoscimento dei reati”.

L’11 NOVEMBRE – “Ormai sono passati dieci anni dalla sua scomparsa, dieci anni sono tanti, lunghi, una vita intera. É difficile andare avanti con questa mancanza. Sabato alle 14.30 i rappresentanti delle tifoserie si riuniranno sotto la Curva, dove Gabriele praticamente aveva casa. Questa cosa mi inorgoglisce, ringrazio ancora i ragazzi della Nord, li abbraccio uno ad uno. Ci sarà una messa commemorativa alle 17 presso la chiesa San Pio X alla Balduina”.

Alessandra Marcelli 

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