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Gravina: “I miei programmi per la Figc…”

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GRAVINA FIGC – Ai microfoni del Sole 24 ore, il candidato unico alla presidenza della Figc e attuale presidente della Lega Pro, Gabriele Gravina, ha presentato il programma che ha in serbo per la federazione, dopo l’elezione prevista per il 22 ottobre prossimo:

ISCRIZIONI E FAIR PLAY FINANZIARIO – “Le società ora possono iscriversi fino al 30 giugno ma poi possono integrare le domande e fare ricorso fino al 15 luglio. Farò in modo che le prossime linee guida per le licenze nazionali siano pronte già a dicembre e che le domande per iscriversi debbano essere depositate complete entro il 30 giugno 2019 senza più eccezioni. Sul fronte dei default bisogna rivedere alcuni parametri del fair play finanziario interno. Oggi viene ammesso un indicatore di liquidità dello 0,6, quando in altri settori già un rapporto tra costi e liquidità di 1 è considerato a rischio. Non va bene”.

GIOVANI,STADI ED EUROPEI 2028 – “Va coniugata su due fronti: vivai e infrastrutture. Bisogna ripensare la filiera della formazione dei giovani. Degli Under 16/17 dovrebbero occuparsi i Dilettanti e degli under 18/19 la Serie C, ad esempio. Vorrei introdurre un certificato di qualità per le scuole-calcio e rivedere il rapporto con le istituzioni scolastiche prevedendo un’ora a settimana dedicata al calcio. Bisogna poi incentivare la modernizzazione di stadi e dei centri sportivi utilizzando il 10% degli introiti tv (120 milioni circa) gestiti dalla Figc e vincolati proprio a questi progetti. In quest’ottica serve anche una grande sfida: candidare l’Italia ad ospitare gli Europei del 2028. Infine, la Federazione deve attivarsi per creare Accademie a livello regionale che favoriscano una formazione d’élite che preservi i talenti più giovani, anche grazie al rafforzamento del Club Italia”.

RIFORMA DEI CAMPIONATI – “Avviso: tagliare il numero dei club con un tratto di penna sarebbe un errore strategico. Detto ciò è evidente che per Gozzano e Juventus non possono valere le stesse regole. Bisogna intervenire a livello legislativo. in Serie C serve il semiprofessionismo, che non sottrae ai calciatori tutele assicurative e previdenziali ma permette di ridurre il costo del lavoro che oggi pesa dal 75 al 90% dei ricavi. Solo con il coraggio di cambiare salveremo il calcio italiano. Questa è la mia convinzione”.

 

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