L'ex Veron racconta Correa: "Si è fatto da solo, ha qualità innate. Gli ho dato consigli sulle punizioni". Poi su Inzaghi...

Pubblicato 
domenica, 06/01/2019
Di
Redazione Lazionews.eu
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LAZIO INTERVISTA VERON - E' stato uno dei maggiori talenti a vestire la maglia della Lazio. Juan Sebastian Veron, in tre stagioni biancocelesti (1999-2001) ha fatto innamorare tutti i tifosi con il suo calcio magico. 14 gol fatti, uno Scudetto, due Coppa Italia e due Supercoppe sono il bottino dei suoi anni nella capitale. Il Corriere dello Sport ha intervistato l'ex campione, oggi presidente dell'Estudiantes. Argomento della chiacchierata Joaquin Correa che ebbe l'onore di dare il cambio proprio a Veron il 16 giugno 2012: uno, appena diciottenne, giocava la sua seconda partita, l'altro si ritirava dal calcio giocato.

CORREA - "Lo conosco bene perché eravamo compagni di squadra all’Estudiantes. Ci ho lavorato anche quando sono diventato dirigente. È un calciatore che ha imparato tanto e che ancora deve imparare. Il calcio italiano lo farà diventare più forte. Nel 2012 cominciò ad allenarsi in prima squadra: io stavo lasciando il calcio e lui iniziava. Il suo talento si vedeva sin da subito. Ricordo che ci allenavamo sulle punizioni, gli davo alcuni consigli. Ma Correa si è fatto da solo, ha qualità innate. Ha sempre ascoltato i più grandi, è un giocatore intelligente e devo dire che oggi si sta esprimendo nella sua versione migliore. Tatticamente penso che non abbia un ruolo fisso, può giocare da seconda punta, da attaccante esterno o dietro le punte. Credo che possa diventare anche un buon centrocampista come lo ero io. È completo nel gioco. Tecnicamente è molto forte, in più è alto 1.85 ed è veloce col pallone tra i piedi. Sono contento che stia ripercorrendo lo stesso percorso mio: prima la Samp, poi la Lazio”.

INZAGHI - "Non mi sarei mai aspettato che diventasse un allenatore. Era un ragazzotto, ma nella vita è tutta questione di tempo, di maturazione. Ha dimostrato di essere un grande tecnico, ho parlato con gente che lavora con lui e mi hanno raccontato della serietà, della voglia di imparare e di emergere. Inoltre ha molto intuito. Da giocatore come era? Mi chiedeva di battere i rigori, ed alcuni glieli ho anche fatti calciare. Vorrei fare un salto a Formello per salutare Simone e confrontarmi con lui”.

RICORDI - "Lo Scudetto del 2000 fu incredibile, indimenticabile. Ricordo che io ero chiuso in una stanza dello spogliatoio ad ascoltare in radio Perugia-Juve. Appena finì la partita, volò di tutto per l’aria e uscimmo a festeggiare. Un ricordo che porterò sempre con me”.

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