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Pirlo lascia il calcio: “Io come Nesta? Per ora voglio tornare in Italia”

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Tempo di lettura: 4 minutiPIRLO USA ITALIA – Dopo 23 anni da professionista, 116 partite in Nazionale, 6 Scudetti, 2 Champions League ed una Coppa del Mondo, Andrea Pirlo ha detto basta. A dicembre chiuderà quella che è stata una carriera pazzesca, per la quale esistono pochi aggettivi nella nostra lingua che possano renderle pienamente merito. L’ex regista di Brescia, Reggina, Inter, Milan, Juventus e New York City ha annunciato la sua decisione in un’intervista rilasciata a ‘La Gazzetta dello Sport’, toccando molti temi relativi al calcio italiano.

L’ADDIO AL CALCIO – “Ti rendi conto da solo che è arrivato il momento. Ogni giorno hai problemi fisici, non riesci più ad allenarti come vorresti perché hai sempre qualche acciacco. Alla mia età ci sta di dire basta. Non è che puoi andare avanti per forza fino ai 50. Farò qualcos’altro. Futuro? Non lo so ancora. Rientrerò in Italia già a dicembre”.

CARRIERA DA ALLENATORE – “ Nesta, Gattuso, Inzaghi, Sheva, Grosso, Cannavaro, Zambrotta, Brocchi, Oddo. Ormai tutti allenano. Ma non è detto che siccome sei stato un buon giocatore puoi farlo. Devi essere predisposto e avere la prova del campo. Deve scattarti la scintilla. A me non è ancora scattata. Tra partire dal basso come Nesta o subito in una big come Pippo Inzaghi non c’è una strada migliore, dipende dalle opportunità che ti offrono. Se ti chiama subito una Prima Squadra, è dura rifiutare. Ripeto: per ora non ho quell’intenzione. Dopo 25 anni di calcio starò a casa con la famiglia. Per tenermi in forma giocherò a golf e a tennis. Il vice di Conte? Se ne dicono di cose. Ho delle idee, ma mi concedo tempo per decidere”.

LA NAZIONALE – “All’inizio con il 3-5-2 di Conte aveva fatto delle prove discrete, poi con il cambio di modulo è andata piuttosto male. Era importante fare risultato e si palpava la tensione. Ne è uscita una gara confusionaria e con poche idee. Non andare al Mondiale sarebbe disastroso per il movimento, che comunque è in ripresa, e per i giocatori, la cui ambizione massima è andare in Russia. Però ci sono i play-off, pur mancando la certezza aritmetica, e c’è speranza che le cose possano sistemarsi”.

I C.T. – “Sono stato allenato da Trapattoni, Lippi, Donadoni, Prandelli, Conte… Ne ho avuti tanti. Beh, la Nazionale di Lippi giocava bene. Quella di Prandelli faceva un buon calcio, discrete anche alcune partite di Donadoni. Quella di Conte era notevole. È impressionante la sua cura dei particolari. Riesce a darti comunque spiegazioni convincenti. Una sua lezione di 20’ al video vale tre giorni di allenamento: capisci subito al volo che cosa devi fare. Negli anni poi è migliorato, con questa voglia di vincere e fare tutto al massimo. Uno dei più bravi in assoluto”.

IL CALCIO ITALIANO – “Non è malato. E’ vero che ci sono state due brutte uscite al Mondiale, ma nel mezzo abbiamo disputato due ottimi Europei con una finale e un buon piazzamento in Francia, dove con un po’ di fortuna in più si poteva andare fino in fondo. Capita di uscire come è accaduto in Sudafrica e in Brasile, anche se non è normale per un Paese come l’Italia. C’è un cambio generazionale in corso come hanno avuto pure Germania, Francia e la stessa Spagna. Poi arriva un periodo più prolifico e ricominci a vincere”.

I GIOVANI – “Oltre ai già maturi Insigne e Verratti, fra i top metto Belotti, Bernardeschi, Rugani, Caldara, Conti e Gagliardini. Avere dei nuovi Totti e Del Piero non sarà facile. Ci vorrà tempo, bisogna sperare che questi ragazzi pian piano si trasformino in campioni. Anche se un fuoriclasse lo riconosci già a 18 anni, per questo non sono d’accordo quando si dice che si dà poco spazio ai giovani: quelli forti, giocano”.

VERRATTI – “È in difficoltà perché ha tante responsabilità, riflettori puntati sempre addosso, anche per la questione mercato di quest’estate con il Barcellona. Così alla prima partita sbagliata iniziano le critiche. Ma siamo in tanti ad aver sopportato faccende di questo tipo. Se mi somiglia? Giochiamo in ruoli simili con caratteristiche diverse”.

BALOTELLI – “Se è recuperabile o meno dipende solo da lui. Se segna, come sta facendo adesso, ha sicuramente la possibilità di tornare. Ma quelle poi sono scelte dell’allenatore”.

BONUCCI – “Non trovo giuste le critiche nei suoi confronti. E’ normale che per ora non renda come alla Juventus. Hanno iniziato da poco, gioca in una società diversa, con compagni e movimenti nuovi, cambiando modulo. Non possono aspettarsi che appena arrivato faccia assist e gol. E’ il miglior difensore d’Italia e uno dei più forti d’Europa, ma anche lui ha bisogno di tempo per ambientarsi”.

JUVENTUS – “Anche senza Bonucci e Dani Alves rimane la più forte. E ha la consapevolezza di esserlo. E’ piena di bravi giocatori, vincerà il campionato e andrà lontano pure in Europa”.

INTER – “La sto osservando con interesse, farà bene. Spalletti mi piace, e anche i nerazzurri hanno bisogno di tempo per capire che cosa chiede. Per ora non entusiasma, ma fa risultato. Mica è fortuna. Non prendono gol, che in Italia è già molto, e prima o poi capita che uno lo segni. Mentre l’anno scorso uno lo subivano sempre. E poi Spalletti sa come sistemare in campo i suoi uomini e farli rigare dritto, e questa cosa è importante. Quando hai in mano lo spogliatoio, chi vuol giocare sa che deve meritarlo e quindi lavorare”.

MILAN – “Mi auguro che non venga esonerato Montella. Il Milan ha una squadra nuova: dura mettere insieme 20 uomini. Ci vogliono tempo e fiducia anche se i risultati non arriveranno subito. C’è un progetto e deve portarlo avanti. Poi i tanti cambi di panchina in precedenza non mi pare abbiano dato risultati”.

NAPOLI – “Sarri mi piace molto. Il Napoli è quella che gioca meglio in Italia ed è fra le migliori in Europa. Vederla in campo è puro divertimento”.

VAR – “Qui funziona bene, perché gli arbitri non sono proprio dei fenomeni. Forse in Serie A danno fastidio le pause, l’esperimento però è appena cominciato e ci vuole pazienza. Magari si può limitarla alle cose più eclatanti, ma aiuta a non sbagliare: è decisamente un passo in avanti”.

PROMOZIONI E RETROCESSIONI IN MLS – “Sarei assolutamente d’accordo. Se ci fosse più pressione per evitare di perdere e retrocedere, oltre che per vincere, si alzerebbe la qualità. Se la MLS non cambia le regole liberalizzando il mercato, non ci potrà mai essere una squadra come il Real Madrid“.

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