PETKOVIC, festa con 5.000 tifosi

Pubblicato 
martedì, 31/07/2012
Di
Redazione LN
Tempo di lettura: 2 minuti

 

IL CORRIERE DELLO SPORT(F.Patania)  Un giorno così, sino a tre mesi fa, Vladimir Petkovic neppure avrebbe lontanamente immaginato di viverlo. E’ ancora tutto da scoprire questo signore nato a Sarajevo, occhi celesti come il cielo e un metro e novanta di altezza, la gavetta in Svizzera, una scalata senza soste dai semiprofessionisti del Malcantone Agno al quasi scudetto con lo Young Boys. Ha conquistato Lotito e si è preso la panchina della Lazio, sicuro di vincere la sfida con il suo presidente: dimostrare di essere competitivo anche senza possedere un passato illustre. Si vede nello sguardo, nella semplicità dei suoi gesti. E’ come se bucasse il video. In attesa dei risultati, durante il ritiro di Auronzo di Cadore ha conquistato il gruppo con i suoi metodi di lavoro e si sa quanto i calciatori siano di natura diffidenti. E anche i tifosi, che neppure ancora hanno visto la Lazio, lo applaudono. Era successo sotto le Tre Cime di Lavaredo. S’è ripetuto a Formello, ieri pomeriggio, un quarto d’ora prima delle sette. Quando Petkovic è entrato in campo, un boato è partito dalla tribuna centrale. E subito dopo il coro ritmato, che si era già sentito sulle Dolomiti. «Pe-tko-vic, lalalla lalla la, Pe-tko-vic, lalalla lalla la».S’è emozionato, quasi commosso. E quando ha preso il microfono, ha ringraziato la gente del tributo d’affetto. «Cercheremo di fare il possibile. Faremo di tutto per ripagare l’amore dei tifosi».

L’appuntamento era alle sei. La gente ha cominciato a prendere d’assalto il centro sportivo di Formello con un paio d’ore d’anticipo. Sfidando il caldo opprimente e il sole che a quell’ora picchiava forte sulla tribuna. Petkovic, per salutare la gente, ha fatto iniziare l’allenamento sul campo centrale. Il riscaldamento, un po’ di footing, poi la squadra si è spostata sul campo più vicino alla foresteria. Cinquemila tifosi hanno varcato i cancelli di via della Selvotta. C’era il pienone. La presentazione delle maglie è slittata di una quarantina di minuti, s’attendeva la diretta su Sky, qualche malumore prima che sbucasse la squadra sul campo e le nuove maglie riportassero l’entusiasmo al top.

Dopo l’ingresso di Olympia, i giocatori sono entrati in campo dividendosi in gruppi, tante quante sono le divise da gioco prodotte dalla Macron, il nuovo sponsor tecnico subentrato alla Puma e fresco di accordo quinquennale con la Lazio. Prima è toccato ai portieri Marchetti, Berardi e Carrizo, vestiti di verde fosforescente. Mancava Bizzarri, sotto cure fisioterapiche. Poi sono entrati in campo i difensori, vestiti di bianco, una delle due maglie da trasferta in stile anni Settanta. Ai centrocampisti è andata la maglia nera e celeste, che ricorda i successi europei della gestione Cragnotti. Ledesma ha mandato in delirio i tifosi: «Quello che conta è avere l’aquila sul petto e combattere per questa maglia». Infine sono apparsi gli attaccanti con la nuova maglia celeste, la prima ufficiale. Standing ovation per il tedesco. «Ce lo abbiamo solo noi Miro Klose, ce lo abbiamo solo noi Miro Klose Gol» cantavano i tifosi, impazziti di gioia anche nel rivedere Zarate, che ha ricambiato con un gesto d’affetto.

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