BOLLINI: «Lazio, che orgoglio! Hai tutto per vincere»

Pubblicato 
giovedì, 07/06/2012
Di
Redazione
Tempo di lettura: 3 minuti
( GETTY IMAGES)

RASSEGNA STAMPA-CORRIERE DELLO SPORT- «Cuore, valori veri, attaccamento alla maglia, poi viene la tattica» . Dategli un gruppo di ragazzi, lo trasformerà in una squadra di uomini: «Sono orgoglioso dei miei calciatori, è il momento di crederci, possiamo farcela. Questo può essere un punto di partenza per la pubblicizzazione dell’immagine del settore giovanile, della voglia che la Lazio ha di crescere» . Gli hanno ridato la Lazio Primavera e lui l’ha riportata in finale-scudetto, undici anni dopo la vittoria del 2001. Potrà vincere o perdere sabato sera, ma la missione l’avrà compiuta. Ha ridato un futuro a un settore giovanile che s’era perso nel passato.

Bollini, lei ha già vinto. Cuore e lazialità, i suoi ragazzi crescono bene.
«Non ho fatto altro che portare questo spirito nello spogliatoio insieme al mio staff. E’ stato fatto un lavoro eccezionale fuori dal campo, al di là del calcio».

E’ il premio più bello.
«Non so se vinceremo la finale, ma un risultato è stato ottenuto e mi fa piacere che venga sottolineato. E’ stato intrapreso un percorso giusto, abbiamo modellato la Primavera grazie al rapporto forte creato con la prima squadra. Avere una Lazio 2 è fondamentale, è uno stimolo per i ragazzi sentirsi al servizio del calcio dei grandi».

Bollini, lei ha il cuore a metà. La Lazio in finale, i suoi cari nel dramma del terremoto.
«Vivo un periodo particolare, fisicamente sono lontano dalle zone terremotate, ma con il cuore e il pensiero sono lì. A San Felice sul Panaro ho una palestra che gestisco con cinque soci. A Poggio Rusco, dove c’è la mia casa, alcune abitazioni sono crollate. Da Mirandola, luogo del secondo epicentro, dista circa 10 chilometri. Lì ho trascorso la mia infanzia, ci sono i miei amici».

Lazio 2001, Lazio 2012. Ci sono affinità tra i talenti di oggi e quelli di ieri?
«Non ci sono affinità tecnico-tattiche, la squadra di oggi è diversa. Quella Lazio viveva molto sui ragazzi di Roma, c’era un solo straniero. Quella Lazio interpretava la romanità calcistica ed extracalcistica. Era molto dotata fisicamente, giocava con il 3-4-1-2. In comune tra i due gruppi c’è il senso del lavoro quotidiano».

E’ tornato l’anno scorso a Roma, pensava di ritrovarsi in finale in così poco tempo?
«E’ molto difficile ripetersi, l’anno scorso siamo arrivati alle Final Eight e lo stesso è accaduto nell’ultima stagione. Arrivare tra le prime otto è importante, dà la fotografia del lavoro svolto. Noi abbiamo compattato un gruppo con fasce d’età diverse, dal 92’ al ‘95. La Roma, ad esempio, ha portato in Primavera un gruppo straordinario di ‘93 che oltre alle qualità ha garantito successo in termini di risultati».

La vittoria nel derby vale doppio...
«Averli battuti avvalora ancora di più il risultato straordinario ottenuto. In Primavera è importante portare da sotto un gruppo omogeneo, formato dalle stesse età. Noi abbiamo lavorato sulle basi gettate nel torneo passato aggiungendo alcune individualità».

Bollini, lei è bravo perché insegna e rischia.
«Alcuni ragazzi sono arrivati dagli Allievi Nazionali, il salto non è così immediato. Cataldi giocava poco, in Primavera ha conquistato la Nazionale. E poi abbiamo inserito due ‘95 come Marin e Crecco, in questa Final Eight non ho visto un ‘95 titolare, lo abbiamo solo noi. Sono stati inseriti anche Sbraga, arrivato dal fallimento della Cisco, e Ilari dal Savio. Dalla base dell’anno scorso sono arrivati all’esordio in A Zampa, Onazi e Rozzi. A gennaio sono partiti Ceccarelli e Cavanda, mettendo in conto con la società che il risultato potesse venire meno. Devo ringraziare il club perché lascia lavorare tranquillamente. Un ringraziamento va anche allo staff che ha contribuito a far crescere i ragazzi».
Qual è il suo futuro?
«La società mi ha detto che rientro nei piani, hanno stima, ci vedremo dopo la finale. Non mi interessa allenare i grandi tanto per farlo, non è il mio obiettivo. Se c’è un progetto legato ad una categoria importante, bene. Ma il calcio giovanile mi stimola ancora molto».

 
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