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KLOSE: “Solo a Roma ho capito cosa significa il derby. Quello romano è unico”

Il bomber tedesco decide di prendere la parola e di raccontarsi a 360°: i suoi primi 18 mesi biancocelesti, le emozioni vissute nei derby e molto altro…

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LAZIO-ROMA Klose braccia al cielo

NOTIZIE SS LAZIO – Indiscusso leader silenzioso di questa Lazio, MIROSLAV KLOSE decide di prendere la parola e di raccontarsi a 360°: i suoi primi 18 mesi biancocelesti, le emozioni vissute nei derby, l’affetto dei tifosi e molto altro, il panzer tedesco ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni di Lazio Style Channel. Ecco le sue parole:

Sul derby di Roma
“Il derby non si può paragonare a quelli tedeschi, ho imparato solo qui in Italia qual è il significato del derby. E’ qualcosa di fantastico, le emozioni che ci sono le senti le settimane prima e anche quelle dopo. Vedere le facce sorridenti della gente arrivando a Formello è qualcosa di speciale. E’ anche per questo che si gioca a calcio…per rendere felici le persone”.

Sui suoi inizi
“Quando si è giovani non si sa mai dove va a finire il proprio percorso calcistico, uno si deve porre piccoli obiettivi. Bisogna fare tutto passo dopo passo, bisogna salire gli scalini volta per volta per arrivare in alto. Io ero pronto a fare questo, ho fatto tanti sacrifici, era molto importante per me rinunciare a tante cose quando ero giovane e ovviamente sto raccogliendo i frutti in questo momento della mia carriera”.

Sugli anni al Kaiserslautern
“In tutte le squadre in cui ho giocato sono stato molto bene, ho giocato sempre con il cuore, uno è calciatore anche per questo. I tempi del Kaiserslautern? Era un periodo molto interessante, nei primi sei mesi giocavo nella seconda squadra nelle serie inferiori. Sette giocatori della prima squadra erano stati spediti al Saarbrucken, nel girone di ritorno sono stato promosso nel gruppo principale e ho potuto fare diciotto partite nella Regionalliga”.

Su Otto Rehhagel
“Tutti gli allenatori sono importanti, da tutti puoi imparare qualcosa ma quello decisivo è sempre il primo che incontri. Nel mio caso è stato Otto Rehhagel, che mi ha aperto le porte del calcio professionistico. Ero a Kaiserslautern, nella seconda o terza partita di Europa League contro i Glasgow Rangers in casa ho segnato ed è stato un momento veramente emozionante. Durante i primi cinque anni a Kaiserslautern ho imparato molto, poi ho fatto il passo successivo al Werder Brema altri tre anni e poi il passaggio più importante al Bayern Monaco mi rende orgoglioso”.

Sugli anni al Werder Brema e al Bayern Monaco
“Avevo un allenatore meraviglioso con il quale avevo un ottimo rapporto (Thomas Schaaf, ndr). Il titolo di capocannoniere è stato sempre un mio obiettivo e sono stato molto contento di esserci riuscito con il Werder. Il mio passaggio al Bayern? Beh, si va al Bayern per vincere qualcosa, quei quattro anni sono stati meravigliosi. Ho appreso molto, ho avuto allenatori interessanti, molto validi, è stato un periodo veramente bello. Per un calciatore è importante vincere titoli, questo con il Bayern era possibile e, come detto prima, sono orgoglioso di aver potuto giocare lì”.

Sul passaggior alla Lazio
“E’ stato un periodo emozionante, per la prima volta andavo a giocare all’estero. Trasferirsi con la famiglia, era assolutamente il passo giusto da fare, sto benissimo con i miei cari. La squadra mi ha accolto bene e quando alla fine riesci a dare il tuo contributo con i gol è ancora più bello. Olympia? E’ la nostra mascotte vivente, la vediamo tutti i giorni ed è qualcosa di molto raro in tutti i club”.

Sulla città di Roma
“E’ meravigliosa, ho avuto qualche occasione di andare in centro, di vedere alcune cose ed è semplicemente una città bellissima. Incontro con il Papa? E’ stato molto emozionante, per un cattolico avere la possibilità di incontrare il Papa è davvero magnifico, non lo dimenticherò per tutta la vita”.

Sul cibo italiano
“Tutto ha un buon sapore in Italia, qui si cucina molto bene. Non c’è un piatto in particolare che mi piace, apprezzo la pasta e credo di essere nel posto giusto”.

Sul suo ‘motto’
“Non ho fatto tanti bei gol, come ha detto sempre Gerd Muller: ‘il gol è gol, non importa se è bello”.

Sulla crioterapia
“La faccio dal 2006, l’ha introdotta Jurgen Klinsmann. Gli americani la utilizzano per riabilitarsi, ho visto che al mio corpo fa molto bene quindi ho mantenuto questa abitudine sino ad oggi”.

Sulle cinque semifinali, tra Mondiali e Europei, disputate con la Germania
“Penso che questa sia tutta un’altra cosa. La Germania gioca un calcio meraviglioso, è molto importante giocare un bel calcio e andare il più avanti possibile, soprattutto nel Mondiale giocato in casa. E’ stato fastidioso uscire in quel modo in semifinale. Ovviamente è una cosa molto grande essere capocannoniere del Mondiale, qualcosa di unico”.

Sul record di Muller
“Penso che arriverà il giorno in cui supererò Gerd, o lo riprenderò, ma già gliel’ho detto: ‘è fuori discussione che i suoi record rimarranno sempre al primo posto’…è stato un giocatore fantastico”.

Sui suoi hobby
“La pesca è un hobby che pratico da vent’anni, insieme agli amici o da solo. Per me è una possibilità di rilassarmi e di rimettere i piedi per terra. Questo è molto importante per me”.

Sui giochi con i figli Noah e Luan
“Non c’è un gioco particolare, ma c’è sempre un casino a casa!”.

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