ALLA LAVAGNA | La ricerca del terzo uomo: l'analisi tattica di Sampdoria - Lazio

Pubblicato 
lunedì, 06/12/2021
Di
Daniele Izzo
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Tempo di lettura: 3 minuti

FOCUS SAMPDORIA LAZIO ANALISI TATTICA - Sabato 21 agosto. No, non è un refuso. E' semplicemente la data dell'ultima vittoria fuori casa della Lazio in questa Serie A. Prima della netta imposizione di ieri sulla Sampdoria, la banda Sarri aveva infatti vinto solo un'altra volta in trasferta: a fine agosto, sul campo dell'Empoli. Curiosamente con il medesimo score finale: 1-3. Proviamo a sbirciare, quindi, nella nuova imposizione esterna biancoceleste, partita che tatticamente ha regalato interessanti spunti di riflessione.

Sampdoria - Lazio: Sarri ne cambia cinque

Contrariamente a quanto visto con l'Udinese, Maurizio Sarri cambia rotta alla nave biancoceleste e si presente al 'Ferraris' con ben cinque volti nuovi nell'undici partenza. Fuori Reina, Patric (squalificato), Lazzari, Luis Alberto e Felipe Anderson; dentro Strakosha, Luiz Felipe, Marusic, Basic e Zaccagni. A completare la formazione di partenza, i soliti: Acerbi e Hysaj in difesa, Cataldi e Milinkovic-Savic a centrocampo, Pedro e Immobile davanti.

Risponde D'Aversa con il consueto 4-4-2. Orfano di Colley, il tecnico della Sampdoria si affida a Chabot per provare a contenere Immobile. Davanti, invece, panchina per Caputo: ci sono Quagliarella e Gabbiadini.

La chiave tattica di Sampdoria - Lazio

La sapienza popolare espressa dalla frase 'dalle stelle alle stalle' è forse troppo forte, ma ben rende l'idea della partita double-face della Lazio nella Genova blucerchiata. Per carpirne i motivi ci si può rifare certamente alla prematura uscita di Immobile e al rosso consegnato da Fabbri a Milinkovic-Savic, ma anche alla tattica. In particolar modo, nello splendido primo tempo biancazzurro al 'Ferraris' a funzionare è stato uno dei dogmi cardine del 'Sarrismo': la ricerca del terzo uomo. Il terzo uomo - per definizione - è semplicemente il terzo giocatore coinvolto nell'azione. Esemplificative in questo senso sono le azioni del vantaggio e del tris della Lazio. Azioni che, curiosamente, hanno visto coinvolti sempre e solo tre giocatori: Mattia Zaccagni, Ciro Immobile e Sergej Milinkovic-Savic, in ordine sparso a seconda delle reti. Questa e altre trame offensive sono però venute a mancare nella ripresa, quando la squadra di D'Aversa, pungolata nell'orgoglio, ha messo in atto un ottima frazione, schiacciando Acerbi e compagni nella propria metà campo. Discontinuità, appunto. Una costante che non sembra voler lasciar la capitale biancoceleste in questo inizio di percorso 'sarrista'.

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Lazio, cos'ha funzionato nella vittoria sulla Sampdoria?

Inevitabile, dopo tre partite senza vittoria, apporre l'utile al dilettevole. E quindi rispondere: i tre punti. Ma nella partita della Lazio (soprattutto nella prima frazione) c'è molto altro. Mattia Zaccagni, anzitutto. Dopo gli stimoli di Maurizio Sarri, l'ex Verona ha finalmente mostrato le sue doti, apparendo per quel che ci si aspettava dal primo istante: una vera e forte alternativa al duo Pedro - Felipe Anderson. Guardando ancora ai singoli, poi, non si può non sottolineare l'ottima prestazione di Thomas Strakosha, alla prima presenza stagionale in campionato. E ancora: il killer instinct di Immobile e lo strapotere pedatorio di Milinkovic-Savic, tanto per citarne due. Infine, volgendo dal particolare al generale: il filo rosso del 'Sarrismo' che comincia finalmente ad emergere dalla palude del cambiamento.

Maledetti black-out: cosa deve migliorare la Lazio

È come se un folletto, un po' giocherellone un po' scherzoso, si divertisse a un certo punto della partita a staccare la spina della Lazio. A lasciarla al buio. Da quel momento tutto sembra non funzionare bene. A volte non funzionare proprio. Questo è quanto successo al cospetto della Sampdoria. Forte dello 0-3 maturato nella prima frazione di gioco, la banda Sarri è scesa in campo forse più tranquilla, sicuramente più sufficiente, nella ripresa, cadendo nel discorso di cui sopra. Un parametro che i biancocelesti dovranno correggere, o quantomeno limitare, per continuare a sognare un Europa già distante nove punti.

Daniele Izzo

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