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SHANGHAI, il giorno dopo. Digerire per ripartire, ma stavolta senza alibi

LAZIONEWS.EU – Il countdown verso il Bayer Leverkusen è partito: un giorno in meno a disposizione, ma uno in più per digerire la cena cinese rimasta sullo stomaco…

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SHANGHAI – Forse non basteranno 24 ore per digerire una sconfitta che brucia tanto a tutto il mondo Lazio. La Supercoppa è sfuggita ancora una volta e con essa, stavolta, anche tanto dell’entusiasmo che aveva accompagnato i biancocelesti al termine della stagione con il preliminare di Champions in tasca. Questa sconfitta fa male a Pioli, alla società e a tutti calciatori, nonostante i proclami e il “guardare avanti” che oramai più che una spinta verso il futuro e i prossimi obiettivi sta diventando un alibi per tutti. Persa la coppa? C’è il derby. Perso il derby? C’è il terzo posto. Persa la supercoppa? C’è sempre il play off contro il Bayer Leverkusen.

Quello sì è fondamentale. Perderlo significherebbe dissipare un tesoretto di 20 milioni di euro e più romanticamente la possibilità di girare per l’Europa che conta con l’aquila sul petto. Dentro di sé però la Lazio in questo momento ha ancora la Cina e Shanghai, una metropoli con 25 milioni di abitanti e migliaia di contraddizioni. Dallo sdoganamento della libertà sessuale, il mercato del falso, il bagarinaggio alla luce del sole con le forze dell’ordine indifferenti, alla totale negazione di molti diritti umani, la pena di morte, la censura sulla stampa, i controlli minuziosi ad ogni entrata e uscita della metro e l‘impossibilità di accedere a network come Facebook, Twitter e YouTube, spazi di condivisione e aggregazione tra i cittadini. Nella terra di Mao Tse Tung l’inquinamento si mescola al caldo afoso e umido, quasi tropicale per sbalzi di calore improvviso e piogge e tifoni in costante minaccia. Il cielo è plumbeo il giorno dopo la finale. La Lazio ha perso, ma non ha scoraggiato le centinaia di tifosi cinesi che anche ieri, mentre la squadra e lo staff lasciavano lo Shanghai Stadium continuavano a cantare “Ale forza Lazio ale” in un dolce e simpatico accento cinese che faceva sorridere ironicamente i pochissimi italiani presenti, troppo impegnati a scoraggiarsi e ad intristirsi per pensare che qui il calcio è ancora una favola, come nell’Italia del dopoguerra. Qui è una speranza, è un motore di crescita per tutta la società, che vive di cambiamenti ed evoluzioni ora per ora, grattacielo dopo grattacielo.

Ogni giorno vissuto qui equivale a fumare 40 sigarette ci dicono. Siamo inquinati anche noi, neri nei polmoni come l’umore della Lazio, su un aereo verso casa che almeno per oggi, nel cielo biancazzurro volerà più basso. La Supercoppa italiana ha premiato la Juventus, una squadra che ha sempre il merito di lottare su ogni palla anche quando non è in giornata. Da Conte ad Allegri, con tanti volti nuovi, questo gruppo ha il merito di esaltarsi nelle difficoltà, tirando fuori quel qualcosa in più degli avversari in ogni situazione. La Lazio dal canto suo ha perso malamente ieri sera. Non come due anni fa certo, quando all’Olimpico i bianconeri passeggiarono con un netto e pesante 4-0, dimostrando una superiorità manifesta, ma ha perso senza lottare, spenta e svogliata. E pensare che questa Juve è sembrata davvero più umana, indebolita dalle partenze di tre colonne portanti della squadra dei record che ha vinto tutto, Pirlo, Vidal e Tevez. Anche la Juve, come la città che l’ha ospitata è un cantiere in costruzione, a lavoro per continuare a vincere con la forza dei nuovi. E sono proprio Mandzuckic e Dybala, ironia del destino, a siglare le due reti che valgono la Supercoppa, mentre la Lazio, complice un mercato al di sotto delle aspettative di molti, si presenta in campo con la formazione dello scorso anno, rimaneggiata per di più dalle assenze illustri di due titolari come Parolo e Lulic.

Ricominciare è la parola d’ordine, alle porte c’è il preliminare di Champions League e il Bayer Leverkusen si presenterà al top. “Dieci giorni per allenarsi al meglio” come ha suggerito in mixed zone Klose, uno che i tedeschi li conosce bene. Ora 9 caro Miro. Il countdown è partito: un giorno in meno a disposizione, ma uno in più per digerire la cena cinese rimasta sullo stomaco, campo di patate annesso.

da Shanghai
Giorgio Marota

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