BROCCHI ricorda il 26 maggio : “Una vittoria senza prezzo, sarei sceso in campo anche zoppo!”

ESCLUSIVA LAZIONEWS.EU – Ventisei maggio. Una data che, qualsiasi cosa accada, rimarrà per sempre scritta nella storia della LAZIO. La vittoria della sesta Coppa Italia non passerà mai inosservata e non sarà mai dimenticata. Come è possibile dimenticare un trofeo conquistato contro i rivali di sempre? Semplice: non si può. Così come non si possono cancellare le emozioni che ancora albergano nel cuore di ogni tifoso biancoceleste, ma anche in quello degli “eroi” che fecero l’impresa. Tra di loro c’è anche il nome di Cristian BROCCHI che, nonostante l’altalenante stagione condizionata da un terribile infortunio al piede, riuscì a collezionare tre presenze (contro SIENA, CATANIA e JUVENTUS, nella gara d’andata, ndr) in quella Coppa Italia. Seppur non giocando quella famosa finale, ‘Pitbull‘ fu uno dei protagonisti di quel trionfo grazie anche al suo carisma e alla sua esperienza. Un successo del quale oggi ricorre il primo anniversario e che l’ex centrocampista biancoceleste ha voluto ricordare in esclusiva per Lazionews.eu: 

Oggi ricorre il primo anniversario di quello storico trionfo sulla Roma. Inevitabile quindi non partire da qui: che sensazioni e che ricordi ha di quella giornata?
“I ricordi sono vivi dentro di me, l’ho potuta vivere solo da tifoso la finale ma la voglia di entrare in campo a dare una mano ai miei compagni era fortissima, sarei entrato anche zoppo, una vittoria che rimarrà nella storia per noi biancocelesti ma anche per i romanisti che mai dimenticheranno quella sconfitta!”.

Quel giorno purtroppo era in tribuna, ma lo scorso 6 giugno, al contrario, era in prima fila per celebrare la conquista del trofeo con il popolo laziale in una Piazza di Spagna interamente biancoceleste. Che emozione è stata salutare in questo modo la piazza?
“In piazza di Spagna ho provato un’emozione unica, alzare il trofeo, il nostro trofeo conquistato sotto gli occhi dei nostri primi rivali non ha prezzo, la gente in festa ed estasiata ha fatto sì che in me crescesse ancor di più quell’attaccamento ad un popolo che mi ha amato al quale ho dato tutto me stesso fino all’ultimo secondo”.

In quell’occasione, così come in occasione dell’evento Di padre in figlio, il tifoso biancoceleste ha dimostrato quanto è profondo il suo attaccamento alla maglia. Eppure sono diversi mesi che durante i match casalinghi l’Olimpico resta laconicamente semideserto. Come si riconquista l’affetto dei tifosi?
“Purtroppo sì, è veramente triste vedere l’Olimpico così perché gli avversari hanno paura del popolo laziale quando in maniera sana e con tutto l’amore per la propria squadra canta e sprizza gioia intimorendo qualsiasi avversario. Come si riconquista non lo so ma se penso a come sono riuscito io ad entrare nel loro cuore, penso che la ricetta sia quella di mettere sempre in campo il cuore e il rispetto per la maglia che per tutti rappresenta vita!”.

Dopo tre anni di fila in Europa, il prossimo anno la Lazio sarà costretta a rimanere a casa il giovedì sera. Quanto ha influito la vittoria di quella Coppa Italia in questa stagione altalenante?
“Non so se ha influito o meno perché una grande società come la Lazio deve sempre ambire a giocare in Europa e deve sempre essere pronta ad affrontare più impegni, però sicuramente la prossima stagione potrà, grazie al solo impegno del campionato, mettere tutte le forze per ricompattare l’ambiente e ambire a traguardi importanti”.

La Roma invece ha saputo reagire molto bene a quella cocente sconfitta, che si è rivelata quasi benefica…
“Alla Roma vanno fatti i complimenti per il gioco che ha espresso ma soprattutto per i risultati perché io ritengo che il calcio migliore la Roma l’abbia giocato con Luis Enrique, quindi i risultati cambiano le idee e le opinioni su tutto purtroppo”.

Ora in casa Lazio si parla di rifondazione, visto anche l’addio di qualche veterano. Un processo che sarà all’insegna della linea verde, con l’inserimento anche di qualche Primavera: è questa la strada giusta?
“E’ giusto fare un mix tra giovani di prospettiva e giocatori di esperienza, ma vorrei vedere una Lazio veloce, aggressiva e con giocatori che non pensano al loro operato ma a quello della squadra e non si creino le loro difese con amicizie di giornalisti per salvare sempre la propria immagine. Vorrei una Lazio vera!”.

E’ Reja l’uomo giusto per la rinascita?
“Reja è un grande allenatore ed un grande uomo per gestione del gruppo molto simile ad Ancelotti, ma dovrebbe avere la forza di escludere qualche nome importante per favorire qualche giovane di prospettiva che abbia voglia e che sia ancora puro dal punto di vista mediatico. Quindi dico: sì è lui l’uomo giusto”.

La convince il rinnovo di Klose?
“Assolutamente sì, perché Miro è un giocatore unico e se affiancato da un altro attaccante che gli da’ la possibilità di gestirsi potrebbe risultare decisivo in molte occasioni. Non vedo molti Klose in giro”.

Daniele Gargiulo

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