PETKOVIC: “Bisogna investire sui ragazzi. Corapi? Con lui si fanno lavori mirati per creare una squadra”

06.10.13.petkovic applausi lazio fiorentina

NOTIZIE SS LAZIO – «Si potrebbe dare più supporto a questi ragazzi, soprattutto quando passano dalla Primavera alla prima squadra: la maggior parte sono stranieri, devono avere la possibilità di imparare la lingua, di continuare a crescere culturalmente, di essere occupati da questo punto di vista quando non hanno gli allenamenti. Noi allenatori possiamo aiutarli nella loro crescita psicofisica, in direzione del loro futuro e della professionalità che devono acquisire. Si può fare sempre di più, bisogna investire di più sui ragazzi». Il mister biancoceleste PETKOVIC è intervenuto stamane alla presentazione del libro di Edio Costantini “Uno sport per l’uomo aperto all’assoluto” , presentato presso la sede dell’Istituto del credito sportivo. Il tecnico della LAZIO – riporta lalaziosiamonoi.it – si è soffermato sul ruolo svolto dal mental coach CORAPI: «Sandro è un membro del nostro staff che ci può aiutare in certe circostanze. Quello che conta sono questi processi che si riescono a instaurare con i giocatori. Imparare a rilassarsi, a respirare in certi momenti, a gestire le proprie emozioni sono fattori importanti non solo nello sport, ma anche nella vita: ci saranno momenti in cui dovranno saper gestire i propri figli, come crescerli e aiutarli. Con Corapi si fanno lavori motivazionali mirati, ma anche rivolti a creare una squadra, perché solo una squadra può ottenere i risultati sperati».

Sul ruolo dell’allenatore
Nel calcio, se riesci a raggiungere certi obiettivi, arrivi in questo mondo professionistico che cambia un po’ i valori, le aspettative. Diventa difficile curare tutti i dettagli. Noi allenatori cerchiamo di proteggere i nostri atleti, di non esporli né a troppe critiche né a troppi commenti positivi: vivono un ambiente molto delicato, ogni parola e ogni gesto contano tantissimo e questo influenza la sensibilità di questi ragazzi. Gli stessi calciatori sono partiti da piccoli, con una diversa idea di calcio, di sport. Gli allenatori devono essere anche formatori, educatori, fornire esempi e direzioni nella vita degli atleti più piccoli: solo una piccola percentuale di chi inizia a giocare a calcio diventa poi professionista. Nella mia esperienza in Svizzera, abbiamo curato progetti in cui si cercava di educare i giovani, di portarli a svolgere compiti nella propria vita, nell’eventualità che non ce l’avessero fatta a diventare professionisti. Ogni tanto c’è necessità di combattere anche con le ambizioni dei genitori, che le proiettano sui propri figli. Bisogna evitare che questi ragazzi prendano la strada sbagliata, anche noi allenatori dobbiamo essere capaci di trasmettere valori, educazione, anche nell’alimentazione per esempio“.

 

 

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