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Falasca: «Ledesma ed Hernanes mi hanno ispirato, gioco al servizio della squadra»

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Tempo di lettura: 3 minuti3.4.2013 DERBY PRIMAVERA falasca e cittadino

RASSEGNA STAMPA SS LAZIO – Il Corriere dello Sport ha intervistato il capitano della Lazio Primavera Gianmarco Falasca dopo la vittoria dello Scudetto della Lazio Primavera. Ecco alcune delle sue dichiarazioni

Sui suoi 4 scudetti di fila vinti
«Tanti dicono che porto fortuna (risata, ndr), io spero di aver dato in ogni squadra un contributo importante dentro e fuori dal campo».

Sull’ultimo scudetto vinto con la Lazio
«L’ultimo, era il meno atteso. Nessuno ci credeva, a metà stagione eravamo un po’ lontani dalla vetta, nel girone di ritorno abbiamo dato vita a una rimonta incredibile. Non abbiamo perso più e nelle finali si è visto un gruppo compatto, è stata questa la nostra vera forza. E’ stato bellissimo salire sul podio, rappresentare la Lazio, alzare al cielo il trofeo. Mi sono commosso.

Sui suoi compagni della Lazio
«Ogni nuovo gruppo deve avere il tempo di conoscersi, il nostro era stato rinnovato a inizio anno. A gennaio si sono aggiunti Keita, Tounkara e Antic, ci hanno dato una grossa mano. Con loro il rapporto è cresciuto giorno dopo giorno, siamo stati bravi, li abbiamo fatti stare tranquilli, li abbiamo fatti sentire amici. Nello spogliatoio si respirava un feeling naturale e la voglia di stare uniti, di passare del tempo insieme, veniva spontanea. Spesso ci siamo incontrati anche fuori dal campo».

Su Stramaccioni
«Con lui ho avuto un ottimo rapporto e continuo ad averlo, è nata un’amicizia. Ho avuto Stramaccioni come allenatore negli Allievi Nazionali, quell’anno facemmo qualcosa di straordinario, praticammo un gioco spettacolare. Mi volle all’Inter, c’è un rapporto di stima, non è mai stato condizionato dalle presenze in campo».

Su Stramaccioni, De Rossi, Bollini,
«Stramaccioni è il miglior allenatore che possa avere un giovane, è uno che riesce a convincerti, ti fa capire che stai facendo la cosa giusta, è la sua migliore qualità, sapevamo che avrebbe fatto carriera. In De Rossi ho trovato un riferimento, non dico un padre, ma quasi. E’ una persona molto socievole, si apriva molto con noi, era facile confidarsi. Oggi dico che mi dispiace non aver capito subito alcune cose che diceva. Bollini è un grandissimo motivatore, un grande conoscitore di calcio. Abbiamo preparato le finali in modo perfetto, ha saputo creare un clima sereno all’interno dello spogliatoio. Ma ha anche caricato la squadra, ci ha trascinato, il merito è suo».

Sulla vittoria nel derby a Trigoria
«A Roma c’è un senso di appartenenza molto forte, ma quando arrivi a certi livelli devi decidere se fare il giocatore o il tifoso. Sono entusiasta di indossare la maglia della Lazio e di giocare con la Lazio, in campo ho sempre dato tutto. Vincere il derby a Trigoria mi ha provocato emozione».

Sulla squadra che tifa
«La famiglia è giallorossa, è vero. Ma io adesso penso solo alla mia squadra, alla Lazio. Noi dobbiamo essere professionisti, diamo tutto per la maglia per cui giochiamo, il tifo a questi livelli è secondario, non fa parte della vita del calciatore».

Il  futuro
«Spero di diventare un calciatore professionista. In quale serie? Il sogno è giocare ai livelli che meriterò, spero i più alti».

A chi si ispira
«All’Inter ho trovato veri professionisti, uomini come Zanetti e Cambiasso, ti regalano ricordi da conservare. Sono due esempi di professionalità. Nella Lazio, dato il mio ruolo, ho cercato di rubare qualcosa a Ledesma ed Hernanes, sono i centrocampisti cui faccio maggior riferimento. Non ho un idolo preciso, mi piacciono i centrocampisti spagnoli, ad esempio Xabi Alonso. Sono un giocatore generoso, sto sempre al servizio della squadra, lavoro per i compagni. In campo cerco di dare il meglio per aiutare la difesa e per far ripartire l’azione giocando in verticale. Mi piace stare al centro della manovra, il mio ruolo è in mezzo al campo o davanti alla difesa, agisco anche come interno, sono le posizioni in cui mi trovo meglio, le più adatte alle mie caratteristiche».».

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