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L’EDITORIALE di Paolo Cericola – Vergogna. Il solo sentimento che si porta via dal Bentegodi di Verona ha una precisa identità, quella che invece ha perso la squadra in questa prima parte di stagione. La sosta del campionato ora lascerà due settimane per guardarsi allo specchio e capire le problematiche esistenti perché la Lazio di oggi ha perso ogni certezza della squadra grintosa e brillante della passata stagione. Ognuno ha le sue responsabilità. La società ha scelto un mercato di basso profilo, due 95′ investendo ciò che era in cassa. Rischio enorme. Quando si punta sui giovani si deve mettere in preventivo che abbiamo dei passaggi a vuoto, delle pause e che soprattutto per crescere devono sbagliare. Oggi la Lazio con il Carpi ha la carta d’identità più giovane della serie A ma anche la fragilità di un gruppo troppo giovane per sentirsi responsabilizzato a giocare partite come quelle di Leverkusen dove il solo pensiero fa tremare le gambe. Per crescere e fare ancora un piccolo ma importante passo in avanti servivano investimenti di esperienza e qualità pronti a prendere la squadra per mano e farle superare momenti di difficoltà. Senza Biglia, Klose e Marchetti la squadra crolla alla prima difficoltà, entra in campo con il bavero della giacca alzato ma al primo scappellotto scompare. Fisicamente poi c’è qualcosa che non va. È evidente. Già dopo la Supercoppa di Pechino, vinta da Ballardini, la Lazio fu costretta ad una stagione di interventi drastici. Shanghai pesa maledettamente. L’estate è stata condizionata dalla gara cinese con un ritiro molto breve, partite internazionali ed un viaggio in Cina che ha portato un evidente stato di difficoltà fisica, tanto che qualsiasi avversario arriva prima sul pallone, discorso simile per la Juventus in queste ore. Ma non ci sono attenuanti per la gara di ieri al Bentegodi. Non è la preparazione fisica o il mercato che hanno fatto fare quella figura vergognosa. C’è di più. La squadra ha perso le sue certezze come la neve al sole. Non serve il Barcellona per fare una figura migliore a Verona. Pioli in conferenza stampa aveva detto di ‘aver visto gli occhi giusti ai suoi’, guardi meglio perché la sua Lazio oggi non c’è più. Ha perso certezza, forza, convinzione e brillantezza, perdendosi dentro a vicende personali che portano poi lo scendere in campo distratto e svogliato. Basta un nulla per far crollare tutto. Come la scorsa stagione alla prima difficoltà la squadra sparisce dal campo, subito il primo goal, è successo a Leverkusen è successo al Bentegodi, la squadra molla completamente. Pioli fu bravissimo lo scorso anno a ricompattare un ambiente slegato oggi legga e capisca le problematiche di un gruppo che non gioca da squadra. Ci sono problemi di testa enormi, la fascia di capitano ad esempio è stata gestita malissimo. Ognuno va per i fatti suoi, slegati e senza voglia di lottare gli uni per gli altri. Una peculiarità della squadra di Pioli nella passata stagione. Il calcio è uno sport di squadra, per i solisti c’è il Ping – pong o il tennis…

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