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ESCLUSIVA LAZIONEWS.EU – Metti una serata d’ottobre, a Roma. Il derby arriva troppo presto come un ospite inatteso, nella stagione 2011/12. Il calciomercato aveva messo su una bella Lazio, dal campione Klose al Cisse voglioso di riscatto. Eppure l’inizio del campionato non è affatto facile, i biancocelesti di Reja balbettano troppo: nove punti in sei partite non sono abbastanza, una sconfitta e tre pareggi fanno storcere il naso“Era una buonissima Lazio, quella. Con tanti giocatori con valori importanti e che avevano una grande voglia di affrontare al meglio quel derby, perché venivamo da una serie di sconfitte anche immeritate che avevano portato un trend negativo che stava portando malumori in tutto l’ambiente biancoceleste”, racconta Cristian Brocchi in esclusiva a Lazionews.eu.

E poi arriva la Roma, giovane e intraprendente come pare all’inizio quella di Luis Enrique. Un derby il 16 ottobre, già alla settima giornata, è l’appuntamento peggiore che possa capitarti. Soprattutto quando, tempo cinque minuti, la Lazio si sveglia da un incubo. Pjanic pennella, stoppa Osvaldo e con un mancino trafigge Marchetti. Poi, ad emulare capitan Totti nel ’99, esulta e si alza la maglia: “Vi ho purgato anche io”, recita. Spavaldo, e malaugurante. L’arbitro della partita, guarda il caso a fischiare è Tagliavento, sventola il cartellino giallo che lo abbaglia poco dopo quando divora l’assist di Josè Angel e il gol del bis in un solo boccone. Sono belli i giallorossi, per tutto il primo tempo, e in vantaggio“Reja negli spogliatoi ci ha supportato come sempre. E come al solito è riuscito a trasmetterci grande serenità e sicurezza nei nostri mezzi. Era allora e lo è oggi un allenatore che sa tirare fuori dai suoi calciatori il 110%, e con i suoi modi era stato bravo sia a darci tranquillità che a responsabilizzarci sul valore di una partita così importante”.

Poi la dea della fortuna o il destino o chissà chi decide di voltarsi dall’altra parte, quella biancoceleste. Anche stavolta, tempo cinque minuti e la storia scrive una trama diversa. Brocchi corre, l’unico obiettivo è Stekelenburg, l’unico ostacolo Kjaer che lo aggancia per una spalla in area di rigore. Tagliavento, proprio lui, indica il dischetto e il centrocampista esulta come fosse già un gol. Che si materializzerà pochi istanti dopo, col colpo implacabile di Hernanes a riequilibrare tutto: Quel fallo di Kjaer e il conseguente rigore sono stati più che altro una liberazione. La Lazio veniva da una serie negativa di risultati, avevamo perso cinque derby di fila, l’ambiente era in ginocchio. Eravamo sotto 0-1, in quel momento lì la mia voglia di andare a ribaltare la partita era assoluta. Quella corsa violenta verso l’area di rigore e poi l’inserimento, ci ho messo tutta la rabbia che avevo per cambiare una situazione che sarebbe stata altrimenti drammatica calcisticamente. L’esultanza è stata una scarica di adrenalina per un episodio che poteva invertire la rotta. E così è stato”.

Ora è una Lazio irresistibile, ma la stracittadina fa la difficile e non si fa conquistare. Dà il primo palo, quello fatto tremare da Klose con un colpo di testa. Dà pure il secondo, Cisse con un destro al volo a incrociare, forse un gol così avrebbe cambiato anche la sua di storia biancoceleste. Ma il bomber è lui, un campione tedesco che in pochi secondi ha scritto una pagina nella storia dei derby. La speranza di non accontentarsi del pareggio è ormai vana, la Roma è in dieci e senza cambi dopo la bandiera bianca di Heinze, ma al 93′ Matuzalem imbecca Miro. Stop, destro piazzato all’angolino e 1-2 biancoceleste. Mai rimonta fu più dolce: “Il gol di Klose e la vittoria sono stati un momento emozionante, come qualsiasi partita che riesci a recuperare all’ultimo secondo. Ma soprattutto ha significato entrare nella storia dei derby, in un momento così particolare per la Lazio, e questo mi ha legato ancora di più al popolo biancoceleste”. L’esultanza è irrefrenabile, i biancocelesti impazziti di gioia, Reja riesce a beccarsi addirittura il cartellino rosso tanto è l’entusiasmo. Poco importa al friulano, ha vinto il suo primo storico derby. Il triplice fischio, subito dopo, è solo una musica dolce.

Giorgia Baldinacci

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