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ALLA LAVAGNA | Le due facce della medaglia: l’analisi tattica di Lazio – Cagliari

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FOCUS LAZIO CAGLIARI – Scrive, analizza, salta, sbatte, fuma nervosamente e ancora prende appunti. Lazio – Cagliari si è giocata sul verde terreno dell’Olimpico, ma altrettanta tensione è sgorgata nel box che ospitava Maurizio Sarri. Sopra la tribuna stampa, con una vista privilegiata, sebbene lontana dall’erba e dai suoi giocatori, il ‘Comandante’ ha avuto modo di osservare una squadra tornata pimpante ed elettrica, almeno dalla cintura in su. I problemi, infatti, si sono palesati ancora una volta in giù, con gli uomini di Mazzarri abili a sfruttare a dovere le pendenze non ancora risolte di Acerbi e compagni.

Lazio – Cagliari: Sarri insiste con l’undici ideale

‘Squadra che vince non si cambia’, recita il detto. Ma, secondo i dogmi del ‘Sarrismo’, anche squadra che perde. Infatti, dal momento che i meccanismi devono essere ancora assimilati al meglio, ogni minuto in campo insieme può diventare prodomo al miglioramento. Così, nonostante l’Europa League e il turno infrasettimanale alle porte, Sarri conferma l’undici ideale. Reina in porta, difesa a quattro composita da Lazzari, Acerbi, Luiz Felipe e Hysaj e davanti i soliti sei: Lucas Leiva a presidio della sostanza, Luis Alberto, Milinkovic-Savic, Pedro e Felipe Anderson pronti e abili ad armare la voracità di gol di Ciro Immobile. Se non fosse per l’allenatore, anche il Cagliari non cambierebbe molto. Walter Mazzarri, alla prima sulla panchina dei sardi, schiera una squadra in linea con quella del predecessore Semplici, affidando a Joao Pedro e all’ex Keita Balde le chiavi dell’attacco.

La chiave tattica dell’incontro

Non fosse più forte il dispetto per una vittoria mancata, vi sarebbe di che sorridere. E tanto più è cocente la delusione per i due punti lasciati sul terreno dell’Olimpico, quanto più il pareggio con il Cagliari può dare spunti e speranza per riprendere a correre. Dopo due sconfitte consecutive tra campionato ed Europa League, infatti, la Lazio è tornata a mostrare un gioco piacevole, seppur in alcuni frangenti ancora troppo lento e ‘pensato’. L’impressione data dai biancocelesti è ancora quella di una passione e di un talento tenuti alle briglie da nuovi dettami tattici. Regole che, però, quelle volte che trovano corretta applicazione non possono portare altro che giovamento alla squadra di Sarri. Ieri, ad esempio, il chiavistello della gara è coinciso con uno dei temi principi della filosofia calcistica del tecnico toscano: il gioco sugli esterni. E non è un caso. Così come il gol di Immobile è arrivato da una costruzione sull’out di destra tra Pedro, Lazzari e Milinkovic-Savic, altrimenti il meraviglioso e vincente tiro di Danilo Cataldi ha seguito una straripante azione su quello di sinistra di Felipe Anderson. Triangoli e catene, sprazzi di ‘Sarrismo’, che il tifo laziale si augura di ammirare sempre più.  

Lazio pimpante: cos’ha funzionato contro il Cagliari?

Fatti grandissimi passi in avanti in termini di ritmo e attenzione nell’aggredire alti ogni qual volta si perdeva la palla”. Così Giovanni Martuscello, in conferenza stampa, ha analizzato la prestazione dei biancocelesti. Ed è un’analisi corretta. La Lazio, al contrario delle ultime due sfide, si è mostrata più pimpante, elettrica, sul finire tambureggiante. Ha trovato più sbocchi di gioco, più trame e, soprattutto, più qualità. La prestazione di oggi, questa per davvero, è sembrata progredire nel processo di adeguamento al ‘Sarrismo’.

Velocità e attenzione: c’è da migliorare

Sì, un passo in avanti c’è stato. Ancora troppo poco, tuttavia, per tornare alla vittoria. Nonostante il crescendo di prestazione infatti, la Lazio ha palesato ancora una serie di problemi divenuti must in quest’inizio di stagione. L’approccio, anzitutto. Passato indenne il primo tempo, la squadra di Maurizio Sarri ha traslato le situazioni già viste con Empoli e Spezia a inizio ripresa. Poi, sicuramente, sul taccuino dello scatenato allenatore toscano saranno finite, cerchiate di rosso, le parole velocità e attenzione. La prima riferita all’intera squadra, migliorata ma ancora lenta, in particolar modo nelle transizioni positive, quando c’è da girare il pallone. La seconda in relazione al reparto difensivo, nuovamente statico, fermo e troppo passivo al cospetto di due attaccanti rapidi e in palla come Joao Pedro e Keita Balde.

Daniele Izzo

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