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ARTICOLO PUBBLICATO LUNEDI’ 30 SETTEMBRE ALLE ORE 17.00

ESCLUSIVA LAZIONEWS.EU – Quattro anni alla LAZIO, gli anni di “rodaggio” della gestione Cragnotti: Roberto “Rambo” RAMBAUDI ha indossato la casacca biancoceleste dal 1994 al 1998, totalizzando 102 condite da 11 gol. Uno di questi è stato messo a segno il 22 novembre del 1994 contro il TRABZONSPOR, proprio la formazione turca che gli uomini di PETKOVIC affronteranno giovedì sera per la seconda giornata del girone J di Europa League. Per ritornare sul quel match, soffermandosi sul tipo di ambiente che i biancocelesti si dovranno aspettare, e per fare il punto più in generale sul momento di forma della LAZIO, LAZIONEWS.EU lo ha contattato in esclusiva. Ecco le sue parole:

Il pareggio di Sassuolo ha fatto scattare il campanello d’allarme: la Lazio di Petkovic gira ad intermittenza e lo stesso tecnico sembra essere oggi in discussione…
“Penso che c’è molta confusione: non si vede il gioco dell’anno scorso, la squadra non ha una chiara identità e i giocatori sono persi. In più gli infortuni, le mancanze dei giocatori importanti fanno sì che la squadra non si riconosca in questo momento. Ripeto: c’è molta confusione e si dovrebbe cercare ora di creare nuovamente un’identità a questa squadra, perchè l’ha persa”.

Un calo riconducibile esclusivamente alle molte assenze?
“Non è solo questo: ieri si è vista molta confusione in campo, si sono cambiati più moduli quindi vuol dire che non ci sono le idee chiare. Forse l’allenatore stesso è anche un po’ in confusione ma ora deve resettare e ricominciare come ha fatto lo scorso anno, perchè questa Lazio ha qualità”.

Ad oggi, crede che la Lazio possa lottare per un posto in Champions?
“No, non lo credevo prima e non lo credo ora. Sono dell’idea che la Lazio possa ripetere il campionato degli anni passati con un’idea di gioco e giocatori importanti; però visti questi due mesi/due mesi e mezzo la squadra ora deve ritrovare un gioco, deve ritrovare la sua identità. Poi i conti si faranno alla fine”.

Giovedi si tornerà in campo contro il Trabzonspor. Dicianove anni fa lei e Negro avete deciso la gara di andata degli ottavi di finale  della Coppa Uefa proprio contro i turchi. Che ricordi ha di quella partita? Che clima dovranno aspettarsi i ragazzi di Petkovic?
“Sarà sicuramente un’ambiente caldo con tifosi calorosi che inciteranno la loro squadra dall’inizio alla fine. A noi non ci fecero dormire: stettero tutta la notte sotto il nostro albergo a cantare. Quindi, se troveranno il nostro stesso ambiente, ci sarà un clima molto caldo. La Lazio però deve pensare a se’ stessa e non all’ambiente circostante: deve pensare ad essere la Lazio. Quando ci saranno i giocatori giusti messi al posto giusto, la squadra ritroverà la propria identità e farà bene”.

Travestendosi da allenatore: chi schiererebbe giovedì sera? E, continuano sulla scorta di questo giochino, quali sarebbero gli ‘intoccabili’ nella sua Lazio?
“In questo momento mi concentrerei principalmente nel dare uno spartito ai miei giocatori, su come comportarsi in campo. Poi le scelte le farei in base a quello che vedo in campo durante la settimana. Intoccabili? Ci sono sicuramente giocatori importanti che tutte le big vorrebbero: dico Marchetti, dico Lulic, dico Klose, dico Hernanes, dico Gonzalez e dico Candreva…ce ne sono tanti. A loro si aggiunge Felipe Anderson che è un talento che va inserito in un contesto che funziona però. Se così non fosse può andare in confusione chiunque, ma il brasiliano può essere un valore aggiunto in una squadra che gira”.

Proprio per quanto riguarda i nuovi acquisti: quanto potrà essere fondamentale Felipe Anderson e che ne pensa di Perea ?
“Felipe Anderson l’ho visto giocare 2-3 partite quando era al Santos e mi ha fatto un’ottima impressione, Perea l’ho visto esclusivamente nei venti minuti contro il Catania. Il colombiano mi sembra molto acerbo: ha sicuramente un gran fisico, ci si può lavorare ma certamente non credo che al momento sia il giocatore che ti può togliere le castagne dal fuoco. Ma penso che nessun giocatore in questo momento sia in grado di farlo: deve essere la squadra, il gruppo e l’allenatore a far sì che scatti questa molla”.

Daniele Gargiulo

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