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CASO SAHA. Ecco come la LAZIO ha potuto tesserarlo…

Angelo Cascella, avvocato ed esperto di diritto sportivo svela il mistero che si era avvolto attorno al caso dell’ex attaccante del Sunderland…

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NOTIZIE SS LAZIO – Ieri è stata una giornata decisamente frenetica in casa Lazio: tesserato Louis Saha, anzi no, anzi si! Nel corso delle ventiquattro ore si sono susseguite moltissime voci sull’impossibilità da parte del club biancoceleste nell’ingaggio dell’ex punta del Sunderland. Ma a sgominare il campo da ogni possibile dubbio ci ha pensato l’Avvocato ed esperto di diritto sportivo Angelo Cascella, tutt’ora Giudice del Tas di Losanna e docente in diritto sportivo in diverse Università del mondo, consulente già per diversi calciatori tra cui Branca, Baggio, Ganz e Toldo, è stato scelto nell’ultima estate per far parte della “Ad Hoc Division” – ovvero i Giudici nominati per derimere le controversie legali – durante i Campionati Europei di calcio disputati in Polonia. Questa la sua interpretazione del caso per il sito ufficiale di Gianluca Di Marzio (gianlucadimarzio.com):

Premetto che non ho visto il provvedimento ufficiale della FIGC e dunque non posso conoscere gli atti dal punto di vista giuridico – spiega il giudice -. Ma si può spiegare quello che è avvenuto alla luce del trasferimento di Saha e in base alle normative esistenti. La FIFA emana delle normative, che possono essere recepite o meno dagli Stati membri. Normalmente, queste normative vengono comunque accettate e recepite dagli Stati stessi. In relazione poi al singolo Stato che fa parte della FIFA, ci sono poi delle piccole distinzioni proprio per i Paesi che non recepiscono le normative. La FIFA inoltre prevede delle finestre che fissano i trasferimenti dei calciatori, che possono quindi essere tesserati in questi periodi; il problema di fondo che riguarda il caso Saha-Lazio è legato a quei calciatori che non hanno il contratto. La normativa della FIFA a livello internazionale distingue infatti solo tra la presenza di un contratto o meno per un atleta. Per i giocatori che non sono sotto contratto, sia che siano free agent oppure che abbiano risolto il proprio accordo consensualmente con la propria squadra, la FIFA consente il trasferimento e il tesseramento anche al di fuori del periodo del calciomercato, come è avvenuto per Saha. La finalità che guida la FIFA è quella di tutelare il diritto del lavoratore, e in questo caso del calciatore, ad assicurarsi il posto di lavoro. Essendo quindi primario interesse il diritto del lavoratore a sottoscrivere un contratto, si interpreta in maniera estensiva il tutto, consentendo il tesseramento regolarmente. Questo è stato fatto in sostanza da tutte le Federazioni in passato, soltanto l’Italia dava un’interpretazione molto più restrittiva al regolamento. Tutto ciò perché, con delle fittizie messe in mora negli scorsi anni, i calciatori finivano per svincolarsi dalla propria società anche in periodi in cui non vigeva la finestra di calciomercato. All’epoca infatti il mercato si concludeva a novembre, dunque da quel mese ai mesi successivi le società erano abbastanza ‘bloccate’. Per evitare quindi queste situazioni in cui i giocatori si svincolavano con finte messe in mora, si decise in Italia di consentire a coloro i quali avevano risolto consensualmente il proprio contratto di essere tesserati con nuovi club, ma soltanto a condizione che ciò fosse avvenuto nel periodo di calciomercato. Se ora l’orientamento della Federazione dovesse essere questo – come per il caso Saha – sarebbe quindi nel rispetto delle regole FIFA a livello internazionale. Anche in Inghilterra e Spagna c’erano stati casi di questo tipo, quindi era perfettamente logico garantire il diritto al lavoro del prestatore d’opera. Presumo quindi che il diritto al lavoro sia stata la chiave del trasferimento di Saha. Con un’interpretazione restrittiva, impedendo a Saha di essere tesserato con la Lazio, si sarebbe sostanzialmente impedito al giocatore di lavorare“. Ma questo caso Saha potrà fare anche giurisprudenza per il futuro? Il giudice Cascella è chiaro: “Ritengo di sì. Viviamo in un mondo, quello dello sport, dove si esprime il massimo del professionismo: ci sono società che investono capitali ingenti, sarei quindi personalmente per un’interpretazione al massimo distensiva su questi fronti. Pensate anche a quanto accaduto per Mario Balotelli: il Milan ha investito tanto per averlo, poi però non potrà utilizzarlo per i prossimi sei mesi in Champions League perché ha giocato poche partite nella prima fase della competizione. Abbiamo visto che anche un caso come fu quello di Forlan lo scorso anno per l’Inter è cambiato, a livello di normative dell’Uefa. Per cui, una società viene penalizzata in situazioni come quella di Balotelli. A mio avviso, andrebbe consentito alle società l’utilizzo degli atleti“.

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