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FRANCESCHINI: “Quella del settore giovanile era una grande squadra. Mimmo Caso ci ha insegnato tanto”

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Tempo di lettura: 2 minutiFRANCESCHINI Daniele 00

NOTIZIE SS LAZIO – La carriera calcistica di Daniele Franceschini parte dal settore giovanile biancoceleste, è qui che cresce, con questa maglia è esordito in serie A. E dopo diverse esperienze lontane da Roma, quando si è ritirato dal calcio giocato, abbracciando la carriera di allenatore, qui è tornato. Dove tutto è iniziato, i Giovanissimi Nazionali della Lazio. “Era un esterno di centrocampo molto intelligente, si adattava bene sul campo, è stato tra le vere sorprese del gruppo che allenavo al tempo. Ha avuto la giusta dose fortuna che gli ha consentito di riuscire ad intraprendere una grande carriera calcistica” racconta il suo allenatore dell’epoca, Mimmo Caso, ospite negli studi di Lazio Style Channel. E l’ex centrocampista biancoceleste, in collegamento telefonico con la radio ufficiale laziale, non poteva non rispondere“Mimmo caso ci ha insegnato tanto, facendoci cambiare mentalità. Abbiamo capito con lui l’importanza di non mollare mai. A parità di qualità tecniche, è il carattere che ti manda avanti, come ti poni. Lo ringrazio, mi ha permesso di fare il grande salto che mi avrebbe portato poi in serie A. Quella era una grande squadra, i miei ricordi più belli sono legati al settore giovanili, c’era Nesta, Di Vaio, Iannuzzi, Lucchini… eravamo una squadra ovviamente forte, dove andavamo raccoglievamo applausi, sono soddisfazioni che ti rimangono per sempre. Mimmo ragionava da prima squadra, noi che arrivavamo da sotto credevamo fosse un allenatore severo, invece è una persona splendida. Abbiamo fatto un lavoro grandioso insieme”. E Mister Caso ricorda: “Avevamo raggiunto la finale, il primo anno, con l’Atalanta, l’allenatore era Cesare Prandelli. Perdemmo 3-0 in casa e 3-0 a Bergamo. Ma a fine partita, Prandelli venne da me e mi fece i complimenti per il gioco espresso in campo, aggiungendo che lo scudetto ce lo saremmo meritato noi. Arrivai alla Lazio dopo aver allenato la Fiorentina, ma questa non era la squadra che volevo io. Dissi a Beppe Dossena che avevamo un gruppo Giovanissimi Nazionali da portare avanti e seguire, un gruppo con qualità tecniche importanti. Dovevamo scegliere: avevo ragazzi del ’72, loro invece erano ragazzi del ’76, sceglierli sarebbe stata una scelta azzardata. Dossena era scettico, ma poi visti i risultati che quel gruppo ha raggiunto, abbiamo fatto bene a far conoscere questi ragazzi. Se poi pensi quanti di loro hanno calcato i campi di serie A, capisci che non ci sbagliavamo: quello è il vero successo, la vera vittoria”

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