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Pubblicato il 29/02 alle ore 20.53

LAZIONEWS.EU – Altro che notte da Oscar, all’Olimpico non c’è spettacolo e il Sassuolo batte la Lazio 0-2 negandogli forse definitivamente la possibilità di sognare l’Europa. Sonno sugli spalti semivuoti, zero emozioni: nessun tiro in porta degno di nota nei primi 40 minuti, solo il giallo a Magnanelli al 21′ e qualche azione biancoceleste stoppata dalle pozzanghere. Le uniche due occasioni della prima frazione sono del Sassuolo, che si avvicina pericolosamente alla porta di Berisha senza riuscire però a impensierire mai seriamente il portiere albanese. Poi il colpo di scena: Mauricio compie una vera e propria entrata suicida su Defrel spalle alla porta e l’arbitro Damato fischia il penalty che Berardi trasforma. Pioli ha le mani nei capelli, è un film visto e rivisto. La risposta della Lazio però arriva subito: cross di Biglia, testa di Parolo e palla che sfiora il palo. Un’occasione che squarcia il silenzio.

Il secondo tempo vede una Lazio più rabbiosa, ma il gioco non decolla. Anzi, Mauricio rischia di combinarla grossa bucando su Berardi e spalancando all’attaccante del Sassuolo la porta e la possibilità della doppietta. Solo un miracolo di Berisha evita il colpo del KO e la Lazio resta in vita. Pioli getta nella mischia Keita ma la foga non diventa mai pressione costante e il Sassuolo, con maestria e sapienza la chiude al 67′. Bisevac perde palla, Sansone serve Defrel in profondità e l’attaccante francese mette il pallone sotto la traversa: 0-2 e partita congelata. Il guizzo di Klose al 69′ potrebbe riaprire tutto, ma Consigli compie un miracolo e spegne qualsiasi reazione biancoceleste. Il finale anonimo certifica la malattia cronica di una squadra che non sa trovare più una continuità di prestazione in una stagione maledetta. Il giorno dopo la notte degli Oscar tutti si aspettavano il film d’autore, ma la pellicola è sbiadita e Pioli si trova a girare l’ennesimo film horror. Pochi incassi al botteghino, la critica ha già pronta la mano pesante: quello della Lazio è un flop senza fine.

Giorgio Marota

 

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